Brasile: una rivoluzione coraggiosa per tornare sul tetto del mondo Brasile: una rivoluzione coraggiosa per tornare sul tetto del mondo
I ricordi Mondiali del popolo brasiliano ripartono da una della notti più nere della loro storia. Belo Horizonte, 8 luglio 2014, Estadio Mineirão. Il... Brasile: una rivoluzione coraggiosa per tornare sul tetto del mondo

I ricordi Mondiali del popolo brasiliano ripartono da una della notti più nere della loro storia.

Belo Horizonte, 8 luglio 2014, Estadio Mineirão. Il Brasile si scioglie sotto i colpi della Germania in una partita che, nel giro di mezz’ora, si trasforma in un vero e proprio psicodramma. Il 7-1 di Belo Horizonte diventa un macigno piantato nel cuore di una nazione che aveva cullato a lungo il sogno di laurearsi campione del Mondo davanti alla sua gente.

Il Brasile disputò, in condizioni decisamente rivedibili, anche la finale per il terzo posto, ma per tutti la luce si è spenta al Mineirão, ed è proprio dal Mineirão che è ripartito il nuovo ciclo del Brasile, dopo due Copa America non proprio indimenticabili.

E l’uomo della rivoluzione è senza dubbio Adenor Leonardo Bacchi, in arte Tite: l’uomo che si è seduto sulla panchina del Brasile nello scetticismo generale, e che ha portato i verdeoro in Russia senza praticamente soffrire, in un girone sudamericano che ha visto l’Argentina lottare fino agli ultimi 90 minuti e il Cile rimanere addirittura fuori dagli spareggi intercontinentali.

Il nuovo Brasile è una squadra che riparte dalle fondamenta, una squadra che ha trovato una solidità davvero inusuale per la Seleção e che – lo dicono in tanti – forse non è mai stata così europea, e non solo per la provenienza dei suoi calciatori. Nel percorso di qualificazione verso Russia 2018, infatti, il Brasile ha subito solo 11 gol, segnandone 42: miglior attacco e miglior difesa, ma soprattutto la sensazione di una squadra nuova e matura.

Una squadra con un leader tecnico che, con questi Mondiali, aspira anche a diventare leader carismatico, un ruolo che quest’anno, nel PSG, non è mai riuscito a recitare in pieno, finendo anzi spesso vittima di polemiche e situazioni scomode. Ma se Neymar vuole entrare nell’Olimpo dei grandi, questa è davvero la sua occasione.

Oltre che sul suo fenomeno, Tite può contare su un attacco potenzialmente devastante, con Gabriel Jesus pronto a prendersi il ruolo di centravanti titolare, qualcosa che in Brasile non si vedeva da parecchio tempo, e i vari Coutinho, Willian, Douglas Costa, Taison, pronti a mettere a disposizione i loro colpi, senza contare un Firmino che dalla panchina potrebbe essere un preziosissimo jolly.

Le basi della rivoluzione, però, sono a centrocampo, dove comanderanno le operazioni tre giocatori che di brasiliano sembrano avere poco, ma che lavorano come se fossero in 10. Tra le grandi del mondo, in pochi possono contare su tre faticatori del calibro di Casemiro, Fernandinho e Paulinho, che coniugano nel miglior modo possibile quantità e qualità, polmoni e cervello.

Miranda e Thiago Silva, con Marquinhos pronto a far rifiatare uno dei due, avranno il compito di proteggere quello che al momento è assolutamente candidabile a un posto tra i migliori portieri del mondo, Alisson. Con Marcelo e Danilo pronti a fare sfracelli sulle fasce come di consueto, sperando di non lasciare troppi spazi per le ripartenze avversarie.

La sfida è lanciata, la rivoluzione è pronta a partire: il Brasile non è più solo la squadra del Joga Bonito, non si affida solo all’improvvisazione e alla fantasia. Il Brasile, in Russia, ha intenzione di far sudare i propri avversari su ogni piano, e non è detto che non ci riuscirà.

Il prossimo mese ci dirà tanto, forse tutto, sulla rivoluzione di Tite e sul suo esito.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro