In Bulgaria tutti dicono che sia il portiere più forte di sempre. E a guardar bene da quelle parti c’hanno pure ragione. È tanto...

In Bulgaria tutti dicono che sia il portiere più forte di sempre. E a guardar bene da quelle parti c’hanno pure ragione. È tanto popolare che gli è stata condonata una squalifica di un anno e mezzo per aver scatenato la peggior rissa mai vista nella terra del socialismo reale. Signore e signori, state per leggere la storia di Borislav Mihajlov.

È l’anno del signore 1985 quando si gioca la finale di Coppa di Bulgaria: in campo ci sono le due squadre più titolate del calcio bulgaro. Da una parte il Levski, dall’altra il CSKA. Si sono date battaglia anche in campionato. L’ha spuntata il Levski, davanti al Cska. Insomma, quella finale non è una partita come le altre. È il “derby eterno”, è LA partita. Blu contro rossi, squadra del Ministero degli Interni contro squadra del Ministero della Difesa. La guerra fredda non è ancora finita, e da queste parti si fa sentire. Eccome.

Che il clima sia incandescente è scontato. Il Cska passa in vantaggio con un gol nato da un’azione con fallo di mano, che scatena le polemiche dei ragazzi del Levski. Mihajlov, simbolo e capitano dei suoi ragazzi, è fuori di sé. E la situazione si fa tragica quando l’arbitro concede il bis, quando il Cska raddoppia da una punizione nata dall’ennesimo fallo contestato. È l’apoteosi. Quando il direttore di gara, Asparuh Yasenov, concede il calcio di rigore ancora al Cska, lo stadio diventa una bolgia. Mihajlov lo para, quel rigore, e dopo la prodezza aggredisce l’arbitro con una testata. Ammonito.

Il Levski, intanto, torna in partita con un gol di Sirakov, ma non basta. La finale finisce 2-1 per il Cska, tra l’inferno di Sofia. Al triplice fischio Mihajlov rincorre l’arbitro e lo aggredisce ancora, di nuovo. Si scatena una rissa impressionante, sedata solo dopo la bellezza di 10 minuti grazie all’intervento armato della polizia.

Il Comitato Centrale del Partito Comunista Bulgaro accusa le due squadre di aver violato i principi morali del socialismo e va giù di mano pesante: sono 5 i giocatori radiati a vita (tra questi, il futuro pallone d’oro Hristo Stoičkov), 4 squalificati per oltre un anno, dirigenti e allenatori mandati a casa. Al Levski viene addirittura ritirato lo scudetto appena vinto: entrambe le squadre vengono radiate e ammesse al prossimo campionato solo dopo aver cambiato nome.

Le promesse, si sa, sono promesse. Ed è difficile, a volte, mantenerle anche per il regime comunista Bulgaro. Soprattutto se i Mondiali in Messico sono dietro l’angolo e la nazionale bulgara è riuscita a qualificarsi dopo 12 anni. La prima gara è proprio contro l’Italia campione del mondo, e nel girone c’è l’Argentina di un certo Diego Maradona. È così che solo 10 mesi dopo viene concessa quella che verrà ricordata come la più grande amnistia nello sport bulgaro.

Boris Mihajlov è così regolarmente in campo, dietro i pali, il 31 maggio 1986, quando l’Italia di Bearzot non riuscì ad ottenere più di un pareggio. Sarà proprio Sirakov, uno degli “amnistiati” a siglare il pareggio nei minuti finali, rispondendo alla rete di Altobelli. Buona parte del merito va proprio a Mihajlov, che è riuscito nel corso della partita ad opporsi ai numerosi attacchi azzurri.

Ed è proprio 8 anni dopo che Italia e Bulgaria si incontrano nuovamente in un Mondiale, questa volta in semifinale. È la prima volta per la nazionale bulgara nella sua storia. È il 13 luglio del 1994 e al Giants Stadium di New York ci sono 38 gradi centigradi. I bulgari sono riusciti a qualificarsi battendo proprio la Francia di Houllier, con un clamoroso gol nei minuti di recupero nelle qualificazioni. Dopo 3 schiaffi ricevuti all’esordio contro la Nigeria (sconfitta per 3-0 ndr), la nazionale bulgara si riprende, e compie l’impresa. Proprio grazie a Stoičkov, ovvio, ma anche grazie alle parate di quel folle di Boris Mihajlov, rimasto saldamente a difesa della porta. Nei quarti di finale ci sono da affrontare i campioni in carica della Germania.

La stampa tedesca non ha paura dei bulgari, e soprattutto di quel portiere finito nella seconda divisione francese, al Muhlouse, e con un ciuffo inusuale in mezzo ad una testa calva, frutto di un trapianto di capelli riuscito a dir poco male. Mihajlov, invece, si prende la sua rivincita. E lo fa alla grande. Con le sue parate difende il 2-1 in una partita tiratissima, eliminando i tedeschi. Nella semifinale ci penserà il divin codino a mettere le cose in chiaro. E nella finale per il terzo e quarto posto ci penserà la Svezia a rifilarne 4 alla compagine dell’est. Ma per i bulgari è il miglior risultato di sempre nel campionato del mondo. E tornano in patria da eroi. In primis Mihajlov, accolto da trionfatore. Poi tocca a Stoičkov, premiato col pallone d’oro a fine stagione. Sarà l’unico bulgaro nella storia a riceverlo.

Boris Mihajlov parteciperà da titolare anche agli Europei del 1996 e come riserva ai Mondiali in Francia del ’98. Ma per la Bulgaria sarà impossibile ripetere i fasti del ’94.

Oggi, dopo un ritiro senza clamori, Borislav Mihajlov continua a interessarsi al calcio. E continua a viverlo da protagonista. Avrà trasmesso qualcosa del suo sangue anche a suo figlio, Nikolaj, che ha deciso di seguire le sue orme. Dopo l’esordio proprio a Levski, si trasferisce a Liverpool come riserva di Pepe Reina. È il 2007. Dal 2010 al 2013 gioca in Olanda, con il Twente, ma è costretto a vivere sotto scorta dopo aver subito un atto vandalico alla sua Ferrari ordinato dal più potente boss della mafia bulgara. La causa? La relazione con Nikoleta Lozanova, coniglietta Playboy, eletta nel 2006 come “Playmate bulgara dell’anno” (se volete approfondire la questione ora è moglie di un certo Valeri Bojinov). Nel 2011 Nikolaj è stato eletto miglior portiere bulgaro dalla Federazione. Sì, la stessa Federazione Calcio diretta in prima persona da papà Borislav, che a distanza di 20 anni dalla più grande rissa in campo che ha sconvolto il calcio bulgaro, è diventato – ed è ancora – il numero uno del calcio in Bulgaria.

“Il portiere è pazzo, e la pazzia prima o poi gli presenta il conto. Ma se la pazzia è una, le vie di fuga sono due: diventare eroi di sventura o diventare figli di puttana”.

Sì, Sandro Veronesi ha sempre avuto ragione.

Raffaele Nappi
twitter: @RaffaeleNappi1