I 12 bomber di Provincia del calcio italiano I 12 bomber di Provincia del calcio italiano
Chi ama il calcio ama chi fa gol. Ma, dietro ai grandi cannonieri delle grandi squadre, c’è sempre stato un oceano vastissimo di cannonieri... I 12 bomber di Provincia del calcio italiano

Chi ama il calcio ama chi fa gol. Ma, dietro ai grandi cannonieri delle grandi squadre, c’è sempre stato un oceano vastissimo di cannonieri di provincia. Un esercito di bucanieri che hanno terrorizzato le difese di tutta Italia, un manipolo di eroi passato alla storia segnando caterve di reti nelle piazze cosiddette minori (non per noi, di certo).

E così, riaprendo le porte del nostro cuore, abbiamo ripercorso il passato e il presente, e abbiamo riportato alla mente quei giocatori che hanno fatto la storia del calcio italiano, ma lo hanno fatto sempre e soltanto nella provincia italiana, sudando, soffrendo e lottando come piace a noi.

Ecco allora a voi questa carrellata con i 12 attaccanti più forti del calcio di provincia: i bomber del nostro cuore.

caracciolo

12. Andrea Caracciolo

Centonovantaquattro centimetri pronti a decollare, in qualsiasi momento della partita. Questo è l’Airone, Andrea Caracciolo. A vederlo oggi pare che non abbia fatto altro che buttare la palla in fondo alla rete, sin da piccolo. Invece Andrea nasce difensore centrale ed è questo il ruolo che ricopre fino ai 14 anni, nelle giovanili del Milan.  Sarà un altro idolo, di nome Paolo Sollier, a convincerlo a giocare in area di rigore, ad insegnargli come sfruttare a proprio vantaggio quell’altezza abbinata ad una corporatura gracile. Andrea Caracciolo, grazie a questi consigli, diverrà un attaccante sì formidabile di testa ma anche abile a destreggiarsi nello stretto con una tecnica invidiabile. Il rigore forte e centrale, in cui non prende prigionieri, è un suo marchio di fabbrica tanto quanto l’esultanza romantica con le braccia a mimare il battito d’ali. L’airone ha legato il proprio nome indissolubilmente a quello delle Rondinelle di Brescia e al Rigamonti c’è sempre un valido motivo per pagare il biglietto, anche in tempi bui come questi.

CALCIO: SIENA-CHIEVO

11. Sergio Pellissier

In questa stagione siamo a quota 5 reti realizzate in 21 apparizioni, numeri che detti così non sembrano eccezionali. Ecco le primavere sono però 36. Trentasei anni passati a sgomitare, bestemmiare, e segnare, tanto. Si perché Sergione Pellissier nell’arco della sua carriera vissuta tra Varese, Spal e soprattutto Chievo ha segnato la bellezza di 139 gol. Con la maglia dei clivensi detiene il record di presenze in serie A e del maggior numero di goal realizzati nella massima serie. Ogni anno è destinato a partire dalla panca, a vedere il proprio ruolo ridimensionato per lasciar spazio ai giovani. Ogni anno è lì che timbra il cartellino, come se non meglio del più puntuale degli impiegati. Lunga vita a Sergio.

maccarone

10. Massimo Maccarone

Chiunque ami il calcio di provincia non può non apprezzare Big Mac, Massimo Maccarone. Anche quest’anno ,col suo Empoli, è andato in doppia cifra come reti realizzate , nonostante le primavere continuino a susseguirsi imperterrite, quasi quanto i suoi gol. La sua carriera ha origine nel lontano 1997 nelle giovanili del Milan, dove le sue qualità non erano passate inosservate. Ma rispetto ad alcuni suoi colleghi e compagni di reparto Big Mac è poco appariscente, preferisce la sostanza all’apparenza. La prima vera opportunità di mettersi in mostra è al Prato dove, nella stagione 1999 2000 realizza 20 reti. Approda quindi all’Empoli, dove rimarrà fino al 2002, ottenendo la vera e propria consacrazione. In coppia con Di Natale i due incantano. Segnano e fanno sognare. Se ne va da Empoli per l’Inghilterra, destinazione Middlesbrough, per poi ritornarvi nel 2012 a concludere la carriera. Sia in Inghilterra che in Italia i suoi tifosi non hanno potuto far altro che ergerlo a idolo, per il suo carattere e la sua abnegazione in campo. Oltre che ad Empoli, Big Mac ha lasciato un segno indelebile nel Siena, durante il triennio 2007-2010. Curioso l’aneddoto di lui che , all’età di quindici anni, durante i Mondiali del 1994, si fece licenziare dal fruttivendolo presso cui lavorava per poter vedere in televisione le partite della Nazionale italiana. Solo stima incondizionata.

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