Il Boleyn Ground che non ci sarà più: quando il business si scontra con la tradizione (e vince) Il Boleyn Ground che non ci sarà più: quando il business si scontra con la tradizione (e vince)
Tutto iniziò con la demolizione di Maine Road nel 2004, cui seguì nel 2006 quella di Highbury. Due stadi storici, case del Manchester City... Il Boleyn Ground che non ci sarà più: quando il business si scontra con la tradizione (e vince)

Tutto iniziò con la demolizione di Maine Road nel 2004, cui seguì nel 2006 quella di Highbury. Due stadi storici, case del Manchester City (quello vero, che annaspava a metà classifica nella vecchia First Division e nell’attuale Premier League quando ancora gli sceicchi erano materia sconosciuta nel mondo del calcio) e dell’Arsenal degli Invincibles dei vari Henry, Pires e Vieira. Dieci anni dopo, la storia si ripeterà. Un altro stadio cesserà di esistere, raso al suolo dal business incontrollato che governa il football odierno.

Siamo nella periferia est di Londra, quartiere di Newham, in una delle zone più difficili e pericolose della città. Una zona dove i colori claret and blue del West Ham United sono una religione e dove il Boleyn Ground costituisce il tempio in cui professarla. Un impianto storico, casa degli Hammers dal 1904, anno in cui il club abbandonò il precedente Memorial Recreation Ground per trasferirsi in questo lembo di terra che sorge su Green Street. Qui a fianco sorgeva una casa molto particolare, il Boleyn Castle, costruita nel 1544, così chiamata dopo il soggiorno di Anna Bolena (la seconda moglie di Enrico VIII) e per la presenza di due torrette a dominare la struttura.

Fu amore a prima vista. Il West Ham decise di ribattezzare il nuovo stadio Boleyn Ground (che col tempo assunse anche la denominazione di Upton Park, dal nome della zona ove esso sorge) e vi disputò ininterrottamente tutti i propri match casalinghi di campionato. Ma nel calcio, così come nella vita, niente dura per sempre. La spada di Damocle che pende sul destino del Boleyn Ground si abbatterà inesorabile al termine della stagione 2015-16, l’ultima che gli Hammers disputeranno in questa meravigliosa struttura. Una vera e propria condanna a morte, già sancita da mesi, che vedrà la sua esecuzione materiale a partire dalla prossima estate. È risalente all’inizio dell’anno la decisione della società di vendere per una cifra vicina agli 85.5 milioni di euro l’impianto al gruppo immobiliare Galliard Group, che lo convertirà nella costruzione di circa 700 appartamenti, più o meno quanto accaduto con Highbury.

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Persino un club da sempre legato alla working class come quello claret and blue ha ceduto di fronte al denaro. La nuova casa del West Ham risponderà al nome dell’Olympic Stadium, stadio ultra moderno costruito in occasione delle Olimpiadi di Londra 2012. Avrà una capienza di 60mila posti (quasi il doppio rispetto agli attuali 35mila), un tetto retrattile (novità assoluta per gli standard inglesi) e sarà composto di strutture mobili tali da permettere la rapida conversione da football stadium ad athletic stadium.

Una scelta che ha sollevato non pochi dubbi, anche se la zona urbana in cui esso sorge è ad un tiro di schioppo da Upton Park. Altri club londinesi come Leyton Orient e Tottenham erano interessati alla struttura, la quale comporterà tuttavia dei costi di gestione esorbitanti tali da richiedere onerosi contributi da parte delle autorità.

L’esigenza di stare al passo con i tempi senza minimamente interessarsi del sacrosanto rispetto della tradizione calcistica inglese mieterà una seconda vittima illustre. Insieme al Boleyn Ground, dovremo infatti salutare il magnifico stemma del club presente sulle maglie da gioco dal lontano 1999. La società ha lanciato nel luglio 2014 un sondaggio online chiedendo ai tifosi di scegliere tra diversi modelli il nuovo crest da apporre sulle divise. La maggior parte dei sostenitori (circa il 56%) si è dimostrata favorevole al cambiamento, che vedrà il nuovo logo formato da uno scudo con i margini blue e lo sfondo claret contenente al suo interno due martelli gialli incrociati posti sotto la dicitura West Ham United ed al di sopra della scritta London, inserita come scelta di marketing per aiutare il club a fare passi avanti nel mercato del calcio globale.

Addio dunque al Boleyn Castle e alle sue torrette merlate aggiunte sul logo del West Ham nel 1964. Si tratterà del 16° stemma differente adottato dal club in 119 anni di storia. Un mutamento che i proprietari David Sullivan e David Gold hanno tenuto a precisare sia stato deciso dai tifosi: «Mettiamo sempre i nostri sostenitori al centro delle nostre scelte e avevamo assicurato che, in caso di mancata accettazione del nuovo stemma, il logo sarebbe rimasto invariato».

La demolizione del Boleyn Ground si porterà dietro un vuoto pesante da digerire, rappresentato dalla straordinaria atmosfera che questo impianto era capace di creare. Uno stadio bello, forse uno dei migliori in Inghilterra, e molto british da tutti i punti di vista, caratteristica che il nuovo impianto di forma ovale non possiede in minima parte. Molti appassionati saranno costretti a digerire l’ennesimo schiaffo (non è il primo e non sarà purtroppo l’ultimo) sferrato alla casa degli Hammers che ha saputo regalare brividi ed emozioni a tutti coloro che hanno (ed a questo punto avranno) avuto la fortuna e l’onore di metterci piede da oltre cent’anni a questa parte.

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Chi soffrirà più di chiunque altro l’abbattimento saranno proprio loro, quei tifosi encomiabili tra i più caldi e passionali d’Inghilterra. L’aria che si respira dentro il Boleyn Ground resta il posto ideale per vivere pienamente l’atmosfera british del football. Il frastuono al suo interno è notevole, con il pubblico pronto ad essere un fattore per i risultati sul campo della squadra. Il momento clou dell’atmosfera pre-partita è rappresentato dall’ingresso in campo delle squadre, con l’intonazione da parte di tutto lo stadio dell’inno I’m forever Blowing Bubbles, accompagnato da centinaia di bolle di sapone che si alzano dai vari settori dell’impianto.

Eppure, sembra che gli stessi tifosi abbiano accettato a malincuore la decisione della dirigenza, non tuttavia senza dimostrare una certa perplessità per la decisione di piegarsi al business da parte di un club da sempre icona dello spirito working classIl conto alla rovescia è orma partito e Boleyn Ground ha sempre più le ore contate: il suo cuore smetterà di battere a breve e le partite interne degli Hammers nella stagione corrente faranno registrare migliaia di richieste per accedere, un’ultima volta, nel loro tempio prima che questo venga violato dalle logiche spietate del calcio moderno.

L’unica, malinconica, nota positiva è rappresentata dall’omaggio che la dirigenza ha voluto offrire al proprio stadio, ponendo sotto lo stemma della divisa home del West Ham la dicitura “The Boleyn Ground 1904-2016”. Un bel gesto, che assume però tutti i contorni di una lapide mortuaria cui forse non ci abitueremo mai. C’era una volta Boleyn Ground, con quelle torrette merlate ed il fascino immortale di uno stadio che nemmeno le ruspe ed il cemento potranno mai cancellare.

Indro Pajaro
twitter: @IndroPajaro