Il SuperClasico,  storia di una rivalità senza tempo Il SuperClasico,  storia di una rivalità senza tempo
Quando, nel 2004,il periodico Britannico The Oserver ha stilato le 50 cose da fare nella vita prima di morire, ha inserito, in cima alla... Il SuperClasico,  storia di una rivalità senza tempo

Quando, nel 2004,il periodico Britannico The Oserver ha stilato le 50 cose da fare nella vita prima di morire, ha inserito, in cima alla lista, guardare dal vivo il SuperClasico. Come dargli torto? Chi non ha mai visto una partita di calcio argentino non può capire di cosa stiamo parlando. Chi invece, come noi, vive di pane y patadas non potrà far altro che concordare con le parole del tabloid britannico.
Ma cosa avrà di tanto speciale questa partita? Andiamo a scoprirlo insieme con un approfondimento dedicato a quella che possiamo considerare a tutti gli effetti una delle 3 rivalità (e ci siamo tenuti abbastanza larghi) più sentite a livello mondiale.

Innanzitutto perdonateci se l’abbiamo apostrofata genericamente come partita. Questa non è una semplice partita di pallone, anzi di futbol, come direbbero quelli cresciuti nel barrio. Questa è una battaglia epica, uno scontro campale, in cui chi esce vincitore ottiene in premio la gloria, almeno fino al prossimo River-Boca.

E’ un riscatto di una intera stagione, si gioca per la propria gente, per la propria hinchada e non ci si può permettere di fare un passo indietro. Mai. Gli eccessi sono consentiti, oseremmo dire incoraggiati, ma risparmiarsi no. Guai a tirare indietro la gamba in un’occasione come questa, che la propria gente non scorda mai nemmeno negli anni a venire.

Da dove incominciare per raccontarvi questa rivalità? Per farlo dobbiamo ripercorrere la storia, quella con la S maiuscola, quella fatta dai popoli. Entrambi i club videro la loro origine nel barrio de La Boca, il River Plate nel 1901 mentre il Boca Juniors nel 1905. Non è solo il fatto di condividere il luogo di nascita ad innescare la rivalità. Le radici vanno ricercate più in profondità.

Los Milionarios sono quelli del River. Il soprannome col quale sono conosciuti già dice molto riguardo la loro origine. Sono i ricchi, i benestanti, quelli che gli acquisti li pagano in oro, vero, come avvenne per Bernabè Ferreyra negli anni ’30. Quelli del Boca sono invece gli Xeneizes, perché la squadra era costituita inizialmente da emigrati di origine genovese sbarcati a Buenos Aires, in particolare nel quartiere della Boca. Sono la squadra proletaria, operaia. La squadra povera della città.

In futuro le cose cambieranno, le distinzioni di classe sociale non avranno più questa importanza fondamentale per decidere con chi schierarsi.

Probabilmente il derby più percoloso al mondo è quello di Mostar (Bosnia Herzegovina) tra Zrinjski e Velež, il più intenso quello di Teheran (Iran) in cui si affrontano Esteqlal e Persepoli, al quale le donne non potrebbero avere accesso ma pur di vedere la partita si travestono da uomini, ma nulla è come il Superclasico.

(Federico Buffa)

Il primo superclasico salvato nella memoria storica è datato 1913, sono quindi da poco trascorsi 100 anni, ed era il 24 agosto. Che non può mai essere una partita come tutte le altre lo si capisce immediatamente fin dalla prima disputa. Pronti via manca il direttore di gara, costretto a dar forfait (non si sa quanto involontariamente) sostituito dall’irlandese McCarthy.

Scoppiano tafferugli, risse plurime ed incidenti durante e dopo la partita. Come si dice, se il buongiorno si vede dal mattino….ed infatti sarà così per il secolo a venire, in cui l’Argentina tutta si fermerà ad ammirare questo spettacolo dentro e fuori dal campo 2 volte l’anno in media (non sempre in quanto il River retrocederà per la prima volta nella sua storia nel 2011, ed anche quella, fidatevi, non fu propriamente una giornata tranquilla).

Il primo Superclasico, in quel che potremmo definire il calcio professionistico, risale però al 1931. Qui le cose saranno andate meglio? Nemmeno per sogno. Partita sospesa più volte, l’ultima e definitiva al 75’ minuto quando viene accordato un rigore al Boca ed espulso il terzo giocatore al River. I Milionarios si ritirano dal campo e succede il finimondo sugli spalti e fuori.

I luoghi dove si affrontano River e Boca nelle loro battaglie li potremmo definire dei veri e propri templi del calcio. Il Monumental, casa del River, è costruito con i finanziamenti derivanti anche dalla cessione di Omar Sivori alla Juventus. La Bombonera è invece la sede delle partite casalinghe del Boca Juniors. Stadi completamente diversi ma ugualmente affascinanti nei quali si sente l’odore di calcio giocato anche solo guardandoli alla televisione.

Prima vi abbiamo detto dei soprannomi ufficiali. Già perché ci sono anche quelli coniati dagli acerrimi rivali per deridere l’avversario. Quindi quelli del River diventano Gallinas (le galline) mentre i Boquensi verranno appellati come Bosteros ( amanti dello sterco di cavallo, alla lettera).

L’origine del soprannome Gallinas risale ad un aneddoto avvenuto nel 1966. Il River sta giocando la finale di Copa Libertadores contro il Penarol ed è avanti di 2 reti. Si fa raggiungere, superare e perderà la finale per 4 a 2. Ovviamente un episodio così eclatante non può non lasciare strascichi ed infatti nella partita successiva verrà lanciata in campo una gallina in segno di scherno.

Erano i tifosi del Banfield ma ,da quel momento in poi, per tutti i nemici, i Milionarios divennero Gallinas.Proprio facendo riferimento a questo appellativo nel 2004 Carlitos Tevez, vecchio cuore Boca, dopo un goal esulta mimando il gesto di una gallina starnazzante. Viene espulso dal direttore di gara, ma siamo sicuri che per Carlitos la derisione dell’avversario non avesse prezzo, in quel momento. Ancora, nel 2008, il Pullman del River fu accolto alla Bombonera da migliaia di piume di galline e chicchi di mais in grandissima quantità.

Bosteros è un epiteto che deriva invece da una fabbrica di mattoni sita nei pressi dello stadio Boquense. Per la costruzione dei mattoni veniva utilizzato lo sterco di cavallo, da qui il soprannome. Anche loro sono stati oggetto di derisione da parte dei tifosi rivali, ad esempio quando quelli del River appesero a dei palloncini biancorossi due bambole gonfiabili con la casacca azul y oro del Boca. O quando ancora fecero recapitare nella Doce (la parte più calda della tifoseria Xeneizes) un maiale gonfiabile con i colori sociali dei Bosteros.

Gli episodi riguardanti il SuperClasico sono veramente infiniti, anche perché la fantasia Argentina ha ben pochi confini. Se volete farvi del bene, in tal proposito, ascoltatevi i loro cori da stadio che sono indubbiamente una spanna avanti a tutti.

Chiusa questa breve digressione citiamo anche il curioso siparietto avvenuto nel 2011. Matias Almeyda, delinquente mai dimenticato da noi tutti, è un giocatore (e che giocatore) del River, che in quel momento sta perdendo. Viene espulso, e fin qui tutto regolare, quasi scontato. Ma prima di dirigersi verso gli spogliatoi pensa bene di passare sotto la curva del Boca baciando la sua maglia. Potrà uscire dal campo solamente grazie all’intervento della Policia Federal.

Tanti sono i campioni di questo sport che hanno giocato il SuperClasico, da Maradona a Sivori passando per Di Stefano, Batistuta e Tevez: tutti concordi nell’affermare che quello che si vive in quei 90 minuti (che poi spesso sono molti di più visti i pre e post partita infuocati) non è replicabile in nessuna parte del globo terrestre.

Sono i 90 minuti più intensi che possiate vivere su un campo da calcio. Sono 90 minuti che potrebbero cambiarvi la vita per sempre, da giocatore ma anche da semplici appassionati. 90 minuti in cui due club, che sono la Storia del Futbòl, danno vita ad una rivalità infinita nel tempo.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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