Edmundo: O Animal Edmundo: O Animal
Edmundo Alves De Souza Neto, meglio noto come Edmundo, per noi semplicemente O’ Animal. La storia, quella vera, ci racconta che il soprannome gli... Edmundo: O Animal

Edmundo Alves De Souza Neto, meglio noto come Edmundo, per noi semplicemente O’ Animal.

La storia, quella vera, ci racconta che il soprannome gli venne affibbiato da un telecronista brasiliano che definiva “Animale dell’incontro” il miglior giocatore in campo. Ne prendiamo atto, ma per noi O’ Animal sta a significare qualcosa che va ben oltre un soprannome: uno stile, un modo particolare di intendere la vita e soprattutto il pallone.

O’Animal è avversione verso tutto ciò che è normale, lineare. O’ Animal è il calcio vissuto nella maniera più irrazionale possibile. La storia dell’ infanzia di Edmundo è comune a quella di molti suoi compatrioti: genitori poveri, casa disastrata con il pavimento in terra battuta, prospettive e vie di uscita da tutto ciò poche.

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La sua carriera calcistica può incominciare grazie alla zia, impiegata di banca, che gli permette di frequentare le giovanili del Botafogo. Ma per allenarsi sono 4 ore di viaggio. Decisamente troppe anche per chi come lui deve giocare più per necessità che per diletto.

Si trasferisce ben presto al Vasco da Gama e questo sarà il primo di una lunghissima serie di trasferimenti che lo porteranno in giro per il mondo (18 squadre cambiate in 17 anni di carriera). Il Brasile ritornerà sempre nella sua vita, come un tormento, e sarà anche la causa di molti litigi con le sue squadre, principalmente quelle italiane.

Questa storia ci insegna che si può essere Delinquenti anche con i piedi buoni. Le disavventure per Edmundo iniziano nel ’95 quando con un incidente stradale provoca la morte di 3 persone per eccesso di velocità. La pena recita 4 anni e mezzo di reclusione, che in verità non verranno mai scontati per processi rimandati e, anche, per essersi negato più volte alla polizia.

La scontrosità è parte integrante della sua esistenza, dei suoi rapporti con allenatori, compagni, avversari e donne. Celeberrima la frase riferita a Luxemburgo, suo allenatore ai tempi del Palmeiras : “Se devi togliermi, è meglio che tu non mi metta nemmeno in campo” .

O’Animal è così, pensa di essere il più forte di tutti, e non fa nulla per nasconderlo, nemmeno con i suoi compagni. A tal proposito, quando militava nel Vasco, l’allora tecnico Lopes è costretto ad interrompere un allenamento con queste parole : “Loro non hanno la tua qualità, non sono uguali a te. Se lo fossero, guadagnerebbero come e più di te”.

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La sua storia è quella di un’anima dannata, quella di chi non si dà pace, di chi si tormenta prima durante e dopo una partita di pallone. “Non riuscivo a recuperare la serenità dopo una partita. Ci volevano tre-quattro ore per tornare normale. Non davo un bacio a mia moglie e ai miei figli. Tornavo a casa, facevo un pisolino e poi tornavo socievole. Mi sono sempre fatto coinvolgere troppo dalle partite quando le vincevo, figuriamoci quando perdevo”.

Date le premesse immaginatevi la sua reazione quando un telecronista insiste per intervistarlo dopo che ha sbagliato un rigore in Copa Libertadores nel ’95. Telecamera in frantumi ed intervistatore che tuttora si sta chiedendo come faccia ad essere ancora tra noi.

In nazionale non è mai riuscito a trovare molta continuità, e per il carattere scorbutico (non ditegli che Ronaldo era più forte di lui se volete un consiglio) e per le scelte dei commissari tecnici che spesso lo fanno accomodare in panchina per far posto a colleghi più blasonati.
In Italia lo ricordiamo per 2 fugaci comparse: a Firenze nel 1998-99, dove con Trapattoni fa le sue miglior prestazioni, e nel Napoli, anno di grazia 2001.

E qui ritorna in gioco il Brasile, inteso come patria da cui è impossibile staccarsi. Si perché il contratto stipulato con le società italiane prevede che O ‘Animal possa ogni anno tornare in Brasile a festeggiare il tanto amato Carnevale. Bene, peccato che proprio in quel periodo la Viola si giochi partite fondamentali per lo scudetto e Bati-gol sia infortunato. Di Santi siamo certi che il Trap ne abbia fatti volare tanti, dovendo pescare tra Lulù Oliveira, Carmine Esposito ed essendo costretto ad inventarsi il terzinaccio Serena come attaccante. Ma, d’altronde, c’era il Carnevale…

Ma Edmundo è questo,prendere o lasciare.  E tanto per non farsi mancar nulla, prima di prendere l’aereo per tornare in patria a festeggiare il sacrosanto Carnevale, dispensa qualche insulto qua e là ai giornalisti che lo intervistano.

Gli aneddoti su di lui si sprecano, il più allucinante è quello riguardante il compleanno del figlio per il quale il Delinquente verdeoro sembra si sia fatto recapitare uno scimpanzé a domicilio e lo abbia imbottito di alcool e whisky (le foto che imperversano sul web sembrano testimoniare l’accaduto).

O’Animal nel bene e nel male è così. Il suo passaggio non può lasciare indifferenti ed infatti ancora oggi molti di noi lo portano in un angolo recondito in fondo al cuore, che si riserva quasi timidamente per personaggi come lui che in qualche modo, non sappiamo bene come, ci hanno fatto innamorare di questo sport.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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