10 bidoni entrati nella storia del calcio italiano 10 bidoni entrati nella storia del calcio italiano
La storia del calcio italiano è piena di giocatori che hanno tradito le attese, che hanno regalato rendimenti al di sotto della scarsissima sufficienza,... 10 bidoni entrati nella storia del calcio italiano

La storia del calcio italiano è piena di giocatori che hanno tradito le attese, che hanno regalato rendimenti al di sotto della scarsissima sufficienza, partite tragicamente indimenticabili.

Qualcuno li chiama investimenti poco oculati, qualcun altro promesse mancate, altri ancora calciatori che non si sono ambientati.

Noi, invece, nel nostro essere franchi e onesti, preferiamo chiamarli con il loro vero nome: bidoni.

Abbiamo stilato questa (difficilissima, bisogna ammetterlo) classifica dei 10 bidoni più clamorosi transitati nel campionato di serie A negli ultimi anni.




Divertitevi e, naturalmente, segnalateci le mancanze o i bidoni che avreste voluto vedere in questa speciale classifica.

vampeta

10. Vampeta

Si chiama così per via della fusione di Vampiro e Capeta, ovvero diavolo. E al diavolo avrebbero voluto mandarlo i tifosi nerazzurri. Arriva in pompa magna e segna un goal all’esordio in Supercoppa Italiana. Da lì in poi, per il baffuto centrocampista brasiliano, sarà un calvario fatto di presenze cariche di ignominia e assenze inspiegabili. Di punto in bianco di lui si perdono le tracce, e, per tanti tifosi interisti, sarà meglio così. Curiosità: si dice che si portasse appresso una nerchia di proporzioni bibliche.

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9. Jocelyn Blanchard

Nel 1998 la Juventus decide di continuare a seguire la pista francese per il centrocampo, ma stavolta non va bene come qualche anno prima, non arriva un altro Zidane. Arriva un centrocampista lento, impacciato, fuori posto. Toccherà una decina di palloni in tutta la sua esperienza bianconera, e dopo qualche tempo viene impacchettato e spedito al Lens con tanti ringraziamenti.

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8. Josè Mari

Dicembre 1999: con 40 miliardi di lire, il Milan si porta a casa questo attaccante spagnolo che all’Atletico Madrid aveva illuso il mondo di essere un’iradiddio. Al Milan, in 3 anni, riesce a mettere a segno ben 5 reti, un rapporto qualità-prezzo assolutamente invidiabile rispetto a tanti altri protagonisti del nostro classificone. Investimento oculatissimo, tutto sommato.

7. Gustavo Javier Bartelt

Arriva in Italia con la promessa di seguire le orme di Claudio Caniggia. Ma tra i due, forse, l’unica cosa in comune è la folta chioma bionda.

Gustavo Bartelt, attaccante argentino, arriva alla Roma nell’estate del 1998. L’alternativa? David Trezeguet, che la dirigenza della Roma però scartò in favore dell’attaccante argentino, che con la maglia dei giallorossi giocherà una sola partita da titolare. Basterà e avanzerà per guadagnarsi l’etichetta di bidone.

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6. Athirson

Athirson Mazzoli De Oliveira arriva alla Juventus con la nomea di “nuovo Roberto Carlos”, e di fatto viene acquistato come alternativa più economica al suo connazionale. Ecco, la differenza di prezzo viene prontamente spiegata non appena al ragazzo consegnano un pallone da calcio. Durante la presentazione alla stampa, dichiara di essere molto religioso e affezionato a Dio.




I tifosi bianconeri, pensando a lui, hanno riscoperto la passione per il Signore. Esotico.

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5. Una cinquantina di giocatori del Perugia

Ci sarebbe piaciuto sceglierne un paio, ma tra tutti quelli passati da Perugia nell’era Gaucci non avremmo proprio saputo scegliere. Da Bothroyd a Gheddafi, fino ai più esotici Ahn e Ma, dal Curi ne sono passati di bidoni, comprati da Lucianone nostro nella speranza di azzeccare la plusvalenza giusta per svoltare l’esistenza. Confessiamo candidamente che ci mancano le estati in cui arrivavano vagonate di sconosciuti stranieri dai nomi impronunciabili con la maglia del Grifone.

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4. Vratislav Gresko

Se i tifosi dell’Inter potessero scegliere tra una settimana a letto con Adriana Lima e una notte in uno stanzino buio con Vratislav Gresko, non avrebbero dubbi, andrebbero in all in sulla seconda, senza esitazione alcuna. Se il ricordo del 5 maggio 2002 torna a tormentare i sogni di tanti tifosi nerazzurri, la colpa è anche, se non tutta, di questo terzino slovacco che in quel maledetto pomeriggio dell’Olimpico decise di regalare un paio di gol alla Lazio. Spedito di corsa al Parma l’anno successivo, non bastò a cancellare l’onta.

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3. Gaizka Mendieta

Nel Valencia di Hector Cuper sembrava il Padreterno, il Deus Ex Machina che faceva partire ogni azione e dai cui piedi transitava tutto. Dopo una battaglia a colpi di rilanci, la Lazio di Cragnotti si accaparra Mendieta privandosi di 93 miliardi di lire, che, con il senno di poi, potevano senza ombra di dubbio essere investiti meglio. Arriva a Fiumicino accolto tra due ali di folla, disputa 20 partite che passeranno alla storia per la loro indecenza: un fantasma in maglia biancoceleste. Bidone modello ectoplasma.

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2. Darko Pancev

Arriva in Italia con un soprannome che mette paura anche ai peggiori difensori del nostro calcio: il Cobra. Ben presto si scoprirà che l’unico degno portatore di tale soprannome potrà rimanere solamente il grandissimo Sandro Tovalieri. “Dite che con Pancev bisogna avere pazienza perché è macedone? Sarà… ma io sono della Bovisa e non sono mica un pirla!”, queste le leggendarie parole di Osvaldo Bagnoli a chi gli diceva che il macedone andava aspettato con calma.




3 reti in tre diverse stagioni in maglia nerazzurra: precursore e antesignano della bidonità.

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1. Mario Jardel

Era uno degli attaccanti più prolifici d’Europa, fino a qualche anno prima di arrivare nella disastrosa edizione dell’Ancona che non fece proprio una gran figura in serie A. Quello che si presenta allo Stadio del Conero è un ciccione vero e proprio, un prosciuttone immobile che fa fatica a vedere il pallone, figuriamoci la porta. La chicca è quando si dirige, tutto contento, a salutare i tifosi del Perugia: vedendoli vestiti di rosso, pensava fossero i supporter dell’Ancona. Il Bidone per antonomasia.