Bhutan-Montserrat: l’altra finale Bhutan-Montserrat: l’altra finale
«In un momento dove il calcio è commercializzato, questo è stato un progetto molto semplice che ha messo al primo posto l’amore per il... Bhutan-Montserrat: l’altra finale

«In un momento dove il calcio è commercializzato, questo è stato un progetto molto semplice che ha messo al primo posto l’amore per il gioco. È stato capace di dimostrarci che il calcio è una lingua che tutti possono parlare.» (Roberto Baggio)

30 giugno 2002, Nissan Stadium, Yokohama. Ronaldo e Rivaldo sono nel cerchio di centrocampo. Stanno per dare il via alla finale della diciassettesima edizione del campionato del mondo di calcio. Ma a noi, di questa partita, non importa assolutamente nulla.

Già, perchè non troppo lontano da Yokohama, ma più su, molto più su, a 2250 metri di altitudine, nello stesso istante, altre due nazionali stanno per scendere in campo, per una partita di pallone. Che a noi interessa molto di più. Che per noi vale molto di più di quella finale decisa da un Ronaldo con un inspiegabile ciuffo a coronare la sua celeberrima pelata.

Il 30 giugno del 2002, infatti le nazionali di Bhutan e Montserrat si affrontano per quella che viene definita The Other Final, l’altra finale. L’idea è venuta due ragazzi olandesi. La nazionale Oranje non si è qualificata per i mondiali nippocoreani, dannazione. I ragazzi consultano il ranking FIFA, controlla quali siano le ultime due squadre in fondo. Bhutan, penultimo. Montserrat, ultimo. Gli balena in testa un’idea. Fanno un paio di telefonate, in qualche mese mettono in piedi la loro intuizione. Una partita di pallone, tra gli ultimi degli ultimi.




Il giorno della finale dei Mondiali. Una finale ombra, senza sponsor, senza soldi, senza milioni di telespettatori a guardarla. Solo per amore del gioco. Solo per passione.

La sfida si dovrebbe giocare in casa di Montserrat. Ma innanzitutto c’è un problema. Dove diamine sta Montserrat? Una piccola isola nei Caraibi. “Siamo il puntino accanto ad Antigua“, dicono loro. Se la passeranno bene, direte voi. Eh, insomma, bene ma non troppo. Nel 1995 l’eruzione del vulcano Soufrière Hills coprì di cenere l’intera isola, costrinse gran parte degli abitanti a fuggire e devastò la capitale, Plymouth. Inutile dire che il campo di calcio (e già, in tutta l’isola il campo di calcio quello era) non resta indenne. L’idea era quella di disputare in casa degli ultimi la finale. Prego, accomodatevi, dicono da Montserrat. Ce lo sistemate voi il campo?

E allora niente, si giocherà in casa degli altri, in Bhutan. Già, il Bhutan. Ultimo regno indipendente dell’Himalaya, arroccato sulle montagne, il Bhutan è uno stato particolarissimo. Il Prodotto Interno Lordo non si misura in soldi, o in beni materiali. Nossignore, in Bhutan il Prodotto Interno Lordo si misura in felicità. Felicità dei cittadini cui è dedicato un apposito programma nazionale. Merito dell’idea del Re Jigme Singye Wanchuck. Personcina a modo, per carità. Ma per legge è vietato guardarlo negli occhi…

Vabbè, noi pensiamo al pallone, c’è una partita da giocare adesso. Montserrat si è iscritto nel 1996 alla FIFA. Non tanto per giocare partite ufficiali, a dirla tutta. Più che altro per farsi mandare qualche aiuto per ricostruire un po’ di campi di calcio e qualche struttura distrutta da quella maledetta eruzione. In Bhutan, invece, il calcio lo hanno scoperto da poco. Lo sport nazionale è il tiro con l’arco, il pallone non è ancora radicato nello stato dell’Himalaya. E poi, lì al campo, se il pallone va a finire giù per i monti è una bella tragedia. In ogni caso, nel 2001 si iscrivono alla FIFA, e alla loro prima partita ufficiale al portiere viene la scoliosi a furia di raccogliere palloni in fondo al sacco. Saranno 18, alla fine.

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Montserrat, dunque, si deve recare a Thimphu. La trasferta non è proprio agevole. Bisogna farsi cinque giorni di viaggio per arrivare in Bhutan, cambiando una mezza dozzina di aerei. Restano bloccati per qualche giorno a Calcutta, perchè i monsoni non danno tregua. Ma i ragazzoni di Montserrat, perchè, fidatevi, questi sono belli grossi e massicci, non si scoraggiano. Anzi, per loro, sarà un’avventura tutta da vivere. Il capitano della squadra, Charles Thompson, fa il poliziotto. Ma non dovrebbe esplodere un’emergenza criminalità a Montserrat se va via qualche giorno per andare a decidere quale sia la peggior squadra del pianeta. Altro problema, forse un pochino più rilevante, è l’intossicazione alimentare che colpisce i ragazzi caraibici appena sbarcati in Bhutan. Cose che possono succedere.




L’attesa è spasmodica. Lassù sui monti si preparano al grande evento. Una settimana prima della partita, arrivano i ragazzi di Montserrat, e iniziano ad allenarsi sul posto. Almeno quelli che hanno superato l’intossicazione alimentare, chiaro. Fanno conoscenza tra di loro, si scambiano opinioni e usi e costumi del posto. Quelli di Montserrat si sono portati dietro una canzone molto popolare nel loro Paese. SI chiama Hot Hot Hot e l’ha composta un musicista di nome Arrow. Tempo qualche giorno e anche i monaci del Bhutan non possono smettere di cantare questo irresistibile motivetto.

Ma dove la giochiamo questa benedetta partita? Bè, c’è lo stadio Changlimithang, quindicimila posti. Costruito nell’unico luogo più o meno pianeggiante della zona, e qualche difficoltà c’è pure stata. In Bhutan scarpe da calcio ne avevano pochine, e rattoppate. Poi, un giorno, venne la Corea del Sud a giocare un’amichevole e si portò dietro seicento paia di scarpe. Abbiamo fatto scorta, diciamo.

Il 30 giugno, giorno della partita, ci sono venticinquemila anime assiepate sulle “tribune” dello stadio Changlimithang. Vabbè, tribune. Buona parte della gente è praticamente in mezzo al campo, dietro le porte, in panchina insieme ai giocatori. Ci si arrangia come si può. Scendono in campo le squadre, in mattinata. Perchè entrambe hanno chiesto di poter vedere poi, tutti insieme, l’altra finale, quella insignificante, quella di Yokohama.

Il Bhutan in tenuta giallorossa, il Montserrat in maglia verde scuro, pantaloncini neri con bande bianche. Accostamento cromatico abbastanza discutibile. Ma comprensibile, dal momento che sull’isola non c’è nemmeno un negozio di abbigliamento sportivo; quando bisogna comprare le scarpe da calcio, tocca allungarsi un attimo ad Antigua…

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Inni nazionali. Una cantante locale li canta entrambi a cappella, poi, sotto lo sguardo vigile e interessato del Principe del Bhutan Dasho Jigyel Ugyen Wangchuk. La partita, tecnicamente parlando (si, se ne può parlare tecnicamente) è dominata dal Bhutan. Veloci ed agili, agli ordini dell’allenatore tedesco giunto appositamente sull’Himalaya per la sfida. Già, perchè quello di prima è venuto a mancare qualche giorno prima della partita. I ragazzi dei Caraibi sono in grossa difficoltà. Sarà che a 2500 metri di altitudine si fa fatica a respirare, figuratevi a giocare 90 minuti a tutta birra. Provano a resistere più che possono, ma poi devono capitolare, complice anche un’organizzazione difensiva non proprio di prim’ordine.




Wangyel Dorji, capitano del Bhutan, domina l’incontro. Segna una tripletta, compresa una gran rete su punizione. Complice una barriera così così sistemata dal numero uno di Montserrat. Ma portate pazienza, il ragazzo nella vita di tutti i giorni si occupa di edilizia popolare, non è che possiamo pretendere chissà cosa. Prende quattro gol senza mai riuscire a tuffarsi, è praticamente una sciagura tra i pali. A un certo punto, durante l’incontro, un cane invade il campo. Nessuno se ne preoccupa, ovviamente. Il Bhutan segna il gol del 4-0 con il quadrupede praticamente in mezzo alla linea difensiva di Montserrat. Steve Bennett, arbitro di Premier League arrivato in Bhutan per l’occasione, fischia tre volte. Bhutan 4 Montserrat 0. Il campo ha deciso, la peggiore squadra del mondo è Montserrat.

Ma a guardarli, questi 22 ragazzi in campo e quei venticinquemila a guardarli, non si direbbe proprio che gliene importi qualcosa. Felici, per un giorno, forse per tutta la vita. Felici, anche se ultimi al mondo. Felici, grazie a quel maledetto pallone che rotola pure a 2250 metri di altitudine. Felici, come piacerebbe a sua maestà Jigme Singye Wangchuck, amatissimo sovrano della terra dei draghi, come dice il primo principio della Costituzione del Bhutan: «Il prodotto interno lordo è meno importante della felicità nazionale lorda».

Oggi, 12 anni dopo, il Montserrat non è più sul fondo del ranking FIFA. Volete sapere chi lo occupa quell’ultimo posto? Potreste immaginarlo, ma ve lo diciamo lo stesso. Il Bhutan.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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