Bernardo Silva è un prestigiatore Bernardo Silva è un prestigiatore
Se il Monaco ha sbattuto fuori dalla Champions League il Manchester City, il merito è anche di un piccolo prestigiatore di centosettantatrè centimetri. Un... Bernardo Silva è un prestigiatore

Se il Monaco ha sbattuto fuori dalla Champions League il Manchester City, il merito è anche di un piccolo prestigiatore di centosettantatrè centimetri. Un piccolo maghetto portoghese nato nella notte di San Lorenzo del 1994, e che forse le stelle ce le ha nel destino, oltre che nella data di nascita.

Tra i tanti talenti interessanti del Monaco di Leonardo Jardim, ora tra le migliori 8 squadre d’Europa, c’è anche e soprattutto lui: Bernardo Silva, il numero 10 della formazione monegasca, uno di quei calciatori che ti strega e ti conquista, che ti rapisce e ti stordisce. Perché Bernardo Silva non è uno come tutti gli altri. Non può essere inquadrato in nessuno stereotipo, e forse neppure in un ruolo preciso.

Sulle spalle porta il numero 10, più per meriti artistici che per posizione. Ha le movenze, il fisico e le giocate del trequartista classico, ma di solito gioca più spostato sulla destra, quasi da seconda punta. Sarà che negli ultimi anni tanti giocatori di questo tipo hanno traslocato da dietro le punte, per finire in una posizione più defilata, ma Bernardo Silva è veramente diverso.

Ma da destra, Bernardo Silva ci parte soltanto. Come un vero prestigiatore, ama comparire e scomparire, mulinando velocemente le sue gambette per superare gli avversari, facendo, nel frattempo, sparire il pallone con movimenti rapidi, veloci, fulminei. Quando prende la palla, se riesce a trovare lo spazio per partire e accelerare, diventa letale. Se lo lasci partire palla al piede, in progressione, non lo prendi più. Al massimo puoi sperare di buttarlo giù.




Gli highlights della partita di ieri sera di Bernardo Silva

…e quelli della partita di andata, sempre contro il Manchester City.

Il paragone più immediato, almeno per le movenze, e per quello che ricorda guardandolo da fuori, è anche quello che più si avvicina al sacrilegio. Leo Messi, naturalmente. E per quanto possa sembrare folle, è davvero così. In campo, crea e inventa. Occasioni per sé e occasioni per i compagni. Segna e fa segnare.

Il suo punto di forza è l’imprevedibilità: come ogni bravo prestigiatore, non sarai mai quale sarà la sua prossima mossa. Ma, attenzione. Spesso, questi calciatori di talento, questi piccoli concentrati di genio calcistico, rischiano di annegare nella loro stessa genialità, e sacrificare la concretezza sull’altare dell’estetica. Ma con Bernardo Silva non è così, ogni giocata ha un senso, nel più ampio quadro generale della partita. Ogni giocata porta con sé tutta la concretezza di cui questo ragazzo è capace.

Ha paura del contatto fisico. Da piccolo, e fino a qualche anno fa, lo accusavano di essere troppo impaurito in campo, di scappare dall’impatto con gli avversari. Lui, piuttosto, ha trovato una soluzione alla faccenda. Lui, il contatto fisico, cerca di evitarlo scappando via, con la palla o senza. Infatti, se guardate bene, in campo sa muoversi alla perfezione anche senza il pallone, trovando lo spazio giusto o inventandosene uno. Come un mago, appunto.




Dieci minuti di Bernardo Silva che ti lasceranno a bocca aperta.

Bernardo Silva non è un numero 10 classico. Ma del numero 10 ha la capacità di inventarsi la giocata, il numero che ti lascia a bocca aperta e che può risolvere la partita. Del numero 10 ha la capacità di far sognare e far innamorare. Mica poco.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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