8 ottobre. Una data come tante altre, per quasi tutte le persone del mondo ma non per tutte. Non sicuramente per uno Scouser, l’anima...

8 ottobre. Una data come tante altre, per quasi tutte le persone del mondo ma non per tutte. Non sicuramente per uno Scouser, l’anima rossa del Merseyside, che quella data l’ha cerchiata con il bollino rosso (guarda un po’) sul calendario. Il motivo non è da ricercarsi in una sfida particolare in programma: non si affronta l’Everton, il Manchester si incontrerà solo 10 giorni dopo ed il Chelsea è già stato sconfitto. Nulla di tutto ciò. L’8 ottobre è cerchiato in rosso dalla passata stagione, dal giorno in cui venne presentato il nuovo allenatore del Liverpool: Jurgen Klopp.

Da quel giorno è passato poco più di un anno, i Reds hanno perso sia la finale di Europa League (sul come bisognerebbe aprire un capitolo a parte ma non è questo il nostro intento odierno) che la finale di Capital One Cup. Si sono classificati ottavi in Premier League, fuori da qualsiasi competizione europea. Eppure… c’è un eppure. Da quando il tecnico con le sembianze da orco ha preso il comando del centro tecnico di Melwood prima e di Anfield poi, c’è sempre un sorriso di fondo pronto a fare capolino in quella tipica espressione imbronciata da vecchio scouser, un sorriso che tradisce speranze, sogni ed illusioni. Un sorriso che dal tardo aprile del 2014 sembrava essere andato via, qualcuno pensava per sempre, strappato a forza da quella scivolata sciagurata del Capitano di mille battaglie con la conseguente consegna del titolo al Manchester City.

Jurgen Klopp, per chi segue da vicino le sorti del Liverpool e dell’ex condottiero del Borussia Dortmund, non incarna solo il prototipo del miglior allenatore disponibile da un punto di vista strettamente tecnico, c’è tanto, tantissimo altro.

Jurgen Klopp vuol dire principalmente progetto, a lungo termine e con orizzonti ampi. Per questo motivo, tra le altre cose, i tifosi sono rimasti fiduciosi nonostante le delusioni della passata stagione, consapevoli che le idee dello stravagante tecnico di Stoccarda avrebbero necessitato di tempo e, inevitabilmente, di qualche delusione.

Devi sentirla, devi viverla una sconfitta. Non puoi dire me ne sbatto, non mi importa. Era importante e abbiamo perso, per questo sto male. Però bisogna sempre rialzarsi, perché solo gli stupidi idioti rimangono stesi per terra aspettando la prossima sconfitta- J.Klopp dopo la sconfitta in finale di Europa League

L’altro fattore importante da considerare è che al momento del suo insediamento, Jurgen Klopp ha potuto solamente amministrare una rosa costruita per buona parte dal suo predecessore, Brendan Rodgers, con alcuni giocatori alle prese con problemi fisici ricorrenti o, peggio ancora, inadeguati per il suo progetto. Che Benteke fosse un mezzo corpo estraneo per la squadra, almeno nelle idee di calcio del tedesco, è risultato chiaro fin da subito, così come il fatto che difesa e centrocampo avrebbero avuto bisogno di innesti mirati e nuove impostazioni.

Eccoci dunque alle prese con la nuova stagione, in cui tutti i riflettori sono puntati sul Chelsea di Conte, sul City di Guardiola e sullo United dello Special One, of course. Del Liverpool, come di Tottenham e Arsenal, si parla meno, forse anche in maniera motivata. Una cosa è certa, al boss di Stoccarda lavorare a fari spenti e con meno pressione addosso non dispiace affatto. Lui, amante del calcio in versione rock, ad alti ritmi e pressing furibondo, si chiude in una sala prove insonorizzata per mettere a punto la miscela esplosiva, pronta ad esplodere sul palco, ops pardon, sul campo di Anfield.

Il calendario dei Reds, nelle prime giornate, è di quelli impietosi: un vero banco di prova per capire a che punto siamo nello sviluppo della creatura Jurgeniana. Arsenal, Tottenham e Chelsea da affrontare fuori casa, i campioni in carica del Leicester da ricevere tra le mura amiche. Si sono viste partenze più soft, decisamente.

Il Liverpool di questa nuova stagione, però, sembra indubbiamente un’altra squadra rispetto all’anno passato. Sembra di rivedere, ancora in maniera discontinua e a volte in modo meno efficacie, il Borussia Dortmund che tanto aveva incantato durante gli anni della gestione Klopp, ad eccezione dell’ultima, sventurata, stagione.

L’innesto di Matip in difesa e Milner impiegato terzino sinistro (a proposito, quale ruolo gli manca per averli provati tutti?), con rendimento eccellente, sembrano aver dato più equilibrio al reparto difensivo, che pure, a mio modestissimo parere, rimane il vero punto debole di questa squadra.
A centrocampo Georginio Wijnaldum è stato un acquisto fondamentale: il suo dinamismo, abbinato all’eccellente qualità in entrambe le fasi, consente ad Henderson e Lallana di sgravarsi da alcuni compiti di copertura a loro piuttosto indigesti, senza al tempo stesso perdere in qualità, come invece avveniva con in campo Lucas Leiva. In avanti il trio Coutinho, Manè e Firmino, grazie alla mobilità e all’intercambiabilità dei tre interpreti, garantisce l’imprevedibilità e l’assenza di un punto di riferimento individuabile dalla difesa avversaria, che è il vero punto di forza delle squadre allenate da Jurgen Klopp. Poi c’è l’altro segreto di pulcinella: il pressing forsennato per il recupero del pallone, il gegenpressing, ovvero l’aggressione immediata al portatore di palla e la chiusura di tutte le linee di passaggio possibili.

Non esiste regista al mondo tanto efficace quanto un gegenpressing ben organizzato.

Questa frase raffigura, in estrema sintesi, la sua filosofia e quella delle sue squadre. Il recupero immediato del pallone come prima arma offensiva.
Tutto questo si sta incominciando a vedere anche nel suo Liverpool che, nel frattempo, si è sbarazzato di Arsenal, Chelsea e Leicester, ha ottenuto un punto contro il Tottenham ed è incappato in un solo passo falso contro il Burnley.

Questa sera, Jurgen Klopp, che nel frattempo è stato eletto manager del mese di settembre in Premier League, sarà atteso ad un altro banco di prova importante: conto lo United di Mourinho si prospetta una battaglia tattica e tecnica di livello altissimo, con i Reds che sembrano stare decisamente meglio sia sul piano fisico che su quello mentale.

Ora, forse, capite meglio perché sul volto del vecchio scouser è tornato il sorriso. In lui rivede la medesima empatia, nelle sue idee ritrova la stessa portata rivoluzionaria di quelle di una leggenda che sempre aleggia in ogni meandro della Kop, si chiamava Bill Shankly.

Non ci resta altro da fare che aspettare e vedere se Liverpool potrà essere veramente il suo regno, nel frattempo accomodatevi, vi diamo il benvenuto nell’era Klopp.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo