Belfast 1958, l’ultima volta che non ci eravamo qualificati per i Mondiali Belfast 1958, l’ultima volta che non ci eravamo qualificati per i Mondiali
Il tempo della speranza è ormai finito, resta quello della delusione e dell’amarezza: l’Italia non parteciperà ai prossimi Mondiali di Russia, e dobbiamo metterci... Belfast 1958, l’ultima volta che non ci eravamo qualificati per i Mondiali

Il tempo della speranza è ormai finito, resta quello della delusione e dell’amarezza: l’Italia non parteciperà ai prossimi Mondiali di Russia, e dobbiamo metterci il cuore in pace.

Un risultato, a suo modo, storico: l’ultima volta che non ci eravamo qualificati per un Mondiale, infatti, risale a 60 anni fa, precisi precisi.

La Nazionale si giocava l’accesso ai Mondiali del 1958, Mondiali che, per un curioso scherzo del destino, si sarebbero giocati proprio in Svezia.

Il biglietto per la rassegna iridata, per gli Azzurri, doveva arrivare da un gironcino da tre squadre: Italia, Irlanda del Nord e Portogallo. L’Italia di Alfredo Foni aveva vinto a fatica contro l’Irlanda del Nord all’andata, e poi racimolato una vittoria e una clamorosa sconfitta contro il Portogallo: un doppio 3-0.




Insomma, prima dell’ultimo match, all’Italia bastava un pareggio per qualificarsi per i Mondiali. La partita era in programma il 4 dicembre 1957 a Belfast, ma si capì subito che non tutto sarebbe andato come doveva.

Quel giorno, infatti, la terna arbitrale non riuscì a raggiungere la capitale nordirlandese, per via della forte nebbia. L’Italia rifiutò la proposta di giocare la partita con un arbitro del posto, e l’Irlanda del Nord rifiutò quella di giocare il giorno dopo. La partita, alla fine, si giocò, ma solo come amichevole, e finì 2-2, con un clima ostile e con incidenti sugli spalti e fuori dallo stadio.

Un risultato che, beffardamente, sarebbe andato bene all’Italia.

Con quelle premesse, il match ufficiale, riprogrammato il 15 gennaio del 1958, si trasformò in un incubo. I giornali nordirlandesi descrissero gli italiani come una manica di imbroglioni antisportivi, addirittura di dopati, perché vennero accusati di fare uso di sostanze proibite.

E a Belfast, in effetti, fu battaglia. Il CT Foni schierò una squadra che, a posteriori, venne definita “imbarazzante”. Gente fuori ruolo, cinque attaccanti in una partita in cui bastava il pareggio, oriundi come Ghigghia, Schiaffino e Montuori che apparvero subito fuori contesto e poco coinvolti.

L’Irlanda del Nord menava e picchiava, picchiava e menava, gli Azzurri giochicchiavano, tessevano trame, disegnavano dolci traiettorie. E, in un clima come quello di Belfast, potete serenamente immaginare quale fosse la tattica più adatta.

La cronaca dell’epoca dell’Istituto Luce restituisce alla perfezione la disarmante prestazione di quel giorno a Belfast.

Dopo 28 minuti, l’Italia era già allo sbaraglio: McIlroy e Cush avevano già punito la difesa azzurra, e la partita era bella che andata.

Nel secondo tempo, con il match diventato ormai una continua tonnara, l’Italia accorciò le distanze al 58′, ma dieci minuti dopo rimase in inferiorità numerica per l’espulsione di Ghiggia. La partita terminò così senza che l’Italia potesse trovare la via del gol e la strada per la Svezia.

Un vero disastro, la prima mancata partecipazione ai Mondiali per la nostra nazionale, che solo nel 1930 non era stata presente, ma solo perché non aveva accettato l’invito.

La sconfitta di Belfast fu l’occasione per ripulire il calcio italiano e ricostruire qualcosa: ma ci volle parecchio tempo per tornare a risultati apprezzabili. Una situazione che, a 60 anni di distanza, sembra essere ritornata di disarmante attualità.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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