Barcellona-Real Madrid: il Clasico, guerra totale Barcellona-Real Madrid: il Clasico, guerra totale
Ci sono le rivalità calcistiche, quelle che si trascinano nei secoli dei secoli. Ci sono le rivalità calcistiche, quelle che dal campo si trasmettono... Barcellona-Real Madrid: il Clasico, guerra totale

Ci sono le rivalità calcistiche, quelle che si trascinano nei secoli dei secoli. Ci sono le rivalità calcistiche, quelle che dal campo si trasmettono alla società, quelle che finiscono nei libri di storia. Ci sono le rivalità calcistiche, accese, dure, infuocate. Ci sono le rivalità calcistiche in cui ogni episodio aggiunge un capitolo ad una storia infinita. Ci sono le rivalità calcistiche.

E poi c’è Barcellona-Real Madrid, un mondo a parte.

Merengues contro blaugrana. Castiglia contro Catalogna. Potere centrale contro autonomia. Barcellona-Real Madrid non è una semplice partita di calcio. Sotto ogni aspetto, il Clasico di Spagna è una guerra totale che blocca una nazione e fa parlare per settimane. Quando poi, come oggi, può essere decisivo per le sorti della Liga, bè, allora diventa uno spettacolo straordinario.

Il Clasico si intreccia spesso con i destini della gente iberica, con la Storia e i suoi risvolti. Il Real, il simbolo della capitale e del potere franchista, e il Barcellona, baluardo dell’autonomismo catalano, che spesso, a torto o ragione, si è sentito oppresso dalla dittatura. E’ la Storia che si intreccia con il prato verde, è la Storia che invade il prato verde. E’ la Storia che arriva a permeare un match di calcio di significati più profondi. E’ per questo che Barcellona-Real non sarà mai una partita normale. Dentro e fuori dal campo.

C’è una storia abbastanza significativa che racconta questo intreccio di calcio, politica e potere. Un episodio che contribuì a scavare il solco tra le merengues e i blaugrana. Una specie di dichiarazione di guerra. Una storia raccontata da Fernando Argila, secondo portiere del Barcellona in quella partita. E’ il 1943, e la guerra c’è per davvero. La guerra, ma anche la dittatura. Perchè Barça e Real scendono in campo per disputarsi quella che oggi si chiama Copa del Rey. Nel 1943, per dare un’idea della situazione, quella coppa si chiamava Copa del Generalisimo. In onore di Francisco Franco, si. Al Camp Nou i blaugrana si impongono per 3-0. Prima della partita di ritorno in programma a Madrid, qualcuno fa capire loro che non è il caso di provare a portarsi a casa la Coppa. Il regime franchista ha appena perdonato l’eresia catalana, non sarebbe carino soffiare la Coppa alle Merengues. Quella partita, infatti, finirà 11-1 per il Real. E’ l’inizio dello strappo. Il primo affondo in una ferita che ancora oggi deve sanarsi. Sul campo e fuori.

Una rivalità che si acuisce negli anni successivi. Con il Real Madrid che diventa una potenza planetaria trascinata da Gento, Puskas e Di Stefano. Il Real Madrid che vince i suoi trofei mentre la dittatura di Franco resiste ancora, come una squadraccia avanti 1-0 fuori casa. Già, Alfredo Di Stefano. Prima che arrivasse in Europa, due squadre detenevano il suo cartellino, una sorta di comproprietà ante litteram. Il Barcellona si accorda con i Millionarios, il Real con il River Plate. E la frittata è fatta. Si arriva ad una sorta di accordo, Di Stefano giocherà una stagione con i blaugrana e una con le merengues. Poi, i blaugrana rinunceranno al loro diritto e la Storia prenderà un’altra direzione. Direzioni che continuano ad essere opposte e contrapposte.

Strade che ancora oggi non si incontrano. Si scontrano. Ancora oggi, Barcellona e Real Madrid sono due modi diversi di intendere il calcio. Ognuno, ovviamente, convinto che la sua filosofia sia quella migliore. Il Real Madrid, tornato in mano a Florentino Perez, abituato a costruire le sue squadre a suon di milionazzi. A fare collezione di campioni. A mettere in campo un plotone di stelle. Il Barcellona, che punta sulla cantera, sulla crescita di talenti fatti in casa, su una filosofia e su un’identità di gioco che dovrebbe accompagnare i ragazzi dai 5 anni fino all’esordio al Camp Nou. Anche se negli ultimi anni qualche eccezione, con il libretto degli assegni, non se la sono fatta mancare nemmeno da quelle parti.

E poi c’è il campo. Quel campo che negli ultimi anni vuol dire solo una cosa. Messi contro Cristiano Ronaldo, una sfida a suon di reti, un’antinomia, una scelta di campo. O stai con l’argentino o con il portoghese. Non c’è una terza via. E ci sono poi partite sempre tese, che ti danno l’impressione di poter degenerare da un momento all’altro in un conflitto. Partite su cui aleggia una tensione indicibile. Partite che valgono una stagione. Partite che sono l’essenza di questo giochino.

Perchè ci sono le rivalità calcistiche. E poi c’è Barcellona-Real Madrid.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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