Barcellona-Manchester City: quanti intrecci al Camp Nou Barcellona-Manchester City: quanti intrecci al Camp Nou
La partita più attesa e chiacchierata della serata di Champions League è senza ombra di dubbio quella che andrà in scena, ovviamente alle 20.45,... Barcellona-Manchester City: quanti intrecci al Camp Nou

La partita più attesa e chiacchierata della serata di Champions League è senza ombra di dubbio quella che andrà in scena, ovviamente alle 20.45, al Camp Nou di Barcellona. E non solo perché si sfideranno due delle squadre più forti del panorama calcistico mondiale, che si giocheranno, probabilmente, il primo posto nel girone C. E non solo perché in campo scenderanno talmente tanti campioni che c’è da perdere il conto.

No, Barcellona-Manchester City non è solamente una gran bella partita di calcio: è anche un incrocio assolutamente particolare di storie, trame e intrecci che finiscono per intersecarsi tra di loro. E’ uno scontro tra amici, nemici, tra vecchio e nuovo, tra passato, presente e futuro. Barcellona-Manchester City, insomma, non è per niente una partita come le altre.

Innanzitutto, non può lasciare indifferenti il ritorno di Pep Guardiola al Camp Nou, quella che è stata casa sua. Il posto da cui tutto è cominciato, dal quale il tecnico catalano ha cominciato a mettere le basi per la costruzione della sua idea di calcio. E’ qui al Camp Nou che Guardiola ha costruito la sua macchina perfetta, per poi, una volta raggiunto l’apice della sua avventura in blaugrana, tentare la via dell’estero: Monaco prima, Manchester adesso.

E proprio con il Bayern Monaco, Pep era già tornato in Catalogna: semifinale di Champions del 2015, a passare fu però il Barcellona.

Oggi, sulla panchina blaugrana, c’è Luis Enrique: la sua amicizia con Guardiola è di vecchia data, risale infatti alle Olimpiadi del 1992. Disputate, appunto, a Barcellona. Da quel momento, tante cose in comune. La maglia del Barcellona, fino al momento in cui Pep decise di prendere la strada dell’Italia, lui che era già all’epoca affascinato dagli esperimenti e dalle sfide. Ed è proprio Lucho (dopo un’avventura in Italia, anche lui) che ha raccolto l’eredità di Pep.




Un’eredità pesante, perché provateci voi a sedervi sulla panchina di uno che ha vinto quasi tutte le competizioni a cui ha partecipato. Eppure Luis Enrique sembra esserci riuscito, con successo: il Barcellona di oggi è una chiara variazione sul tema dello spartito guardiolesco, ibridato con concetti portati proprio da Luis Enrique. Un tiqui taca 2.0 maledettamente efficace, salvo complicazioni che inceppano la macchina. Reso possibile, forse, proprio dalla sinergia di pensiero e umana tra due allenatori che condividono una filosofia simile, che amano la stessa idea di calcio.

Anche in campo, poi, gli amici non mancano. Invece che in Catalogna, però, bisogna cercarli in Argentina. Nel ritiro della nazionale albiceleste, per la precisione. Dove, dai Mondiali under 20 del 2005, due attaccanti hanno cominciato a dividere la loro stanza. Leo Messi e Sergio Aguero, naturalmente. Due amici che saranno di fronte ma che si abbracceranno con il solito affetto prima della partita.

Tanti intrecci, come detto: anche uno non proprio amichevole. Ieri, in conferenza stampa, Pep Guardiola e Gerard Piqué si sono lanciati frecciatine più o meno dirette. L’accusa, da parte di Guardiola, era quella secondo cui il difensore del Barcellona si sarebbe lamentato del fatto che Pep aveva provato a portare a Manchester diversi calciatori blaugrana, accusa respinta al mittente con sdegno dall’allenatore.

Perché –fortunatamente– non può mica essere tutto rose e fiori.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro