Barcellona-Chelsea 2005: quando nacque la rivalità tra blaugrana e Blues Barcellona-Chelsea 2005: quando nacque la rivalità tra blaugrana e Blues
Nel corso dell’ultimo decennio, e forse anche qualcosa in più, le sfide tra Barcellona e Chelsea nelle notti di Champions League hanno movimentato il... Barcellona-Chelsea 2005: quando nacque la rivalità tra blaugrana e Blues

Nel corso dell’ultimo decennio, e forse anche qualcosa in più, le sfide tra Barcellona e Chelsea nelle notti di Champions League hanno movimentato il panorama calcistico europeo e hanno permesso di assistere alla nascita di una rivalità molto sentita da entrambe le parti.

Basti pensare che tra il 2005 e il 2009 le due squadre si incrociarono in quattro occasioni su cinque in Champions League, per poi ritrovarsi di fronte nuovamente nelle semifinali del 2012 e, qualche anno più in là, negli ottavi di finale del 2018.

In tutti questi incontri non sono mancati i momenti di tensione, gli scontri e le parole dure, con il culmine arrivato nel 2009, con l’arbitraggio di Ovrebo che fece imbestialire il Chelsea – con Ballack e Drogba che furono fermati in tempo prima che potessero mettere le mani addosso all’arbitro norvegese – e con il gol di Iniesta all’ultimo minuto che regalò una qualificazione storica ai catalani.

L’origine di quella rivalità e di quella tensione, però, va ricercata nel primo confronto tra Blues e blaugrana: i 180′ della Champions League 2004/05, Mourinho contro Rijkard, l’inizio di un confronto che si sarebbe poi riproposto negli anni a venire e avrebbe infiammato l’Europa.

Due squadre alla ricerca di un’identità

Quando, a settembre 2004, Barcellona e Chelsea si presentano ai nastri di partenza della Champions League sono due squadre che stanno cercando di ricostruire la loro identità, ma soprattutto due squadre disperatamente a caccia di un’affermazione importante, in patria e in Europa.

Il Barcellona non vince la Liga dal 1999, e nel tentativo di ripetersi ha cambiato allenatori e presidenti; nella stagione precedente, è arrivato al comando Joan Laporta, che ha fatto arrivare Ronaldinho e poi, proprio nell’estate del 2004, ha completato la squadra con tasselli importanti come Eto’o, Giuly, Deco, Albertini e Belletti (oltre a un giovane di nome Leo Messi che comincia ad affacciarsi alla prima squadra, ma questa è una storia diversa…). La squadra, già dall’anno prima, è stata affidata all’olandese Frank Rijkaard, che ha avviato una rivoluzione che porterà lontano, anche se all’epoca non tutti ne sono consapevoli.

Il Chelsea, invece, è finito da un anno nelle mani del miliardario russo Roman Abramovich, che inaugura una stagione di spese importanti per portare la società al vertice del calcio europeo: nella stagione precedente i Blues, allenati da Ranieri, sono arrivati secondi in campionato e sono usciti in semifinale di Champions. Il proprietario russo vuole migliorare ancora, e così prende il tecnico del Porto campione d’Europa, José Mourinho.

Due partite all’insegna della tensione

I gironi eliminatori della Champions League vincere il proprio girone in maniera piuttosto agevole davanti al Porto (vedi tu il destino), mentre il Barcellona ha faticato più del previsto arrivando al secondo posto dietro al Milan.

Il sorteggio mette di fronte due squadre che, all’alba degli ottavi di finale, hanno voglia di dimostrare di aver intrapreso un percorso di crescita costante e che sanno di poter entrare nell’elite del calcio europeo.

La vigilia del doppio confronto si apre con i classici “mind games” di José Mourinho, che ha anche un buon motivo per andare a caccia di vendetta in terra catalana. Il portoghese era stato a Barcellona da vice di Robson e van Gaal, prima di cominciare la sua prima esperienza da primo allenatore al Benfica. Mou si esibisce in un grande classico, lodando le abilità di allenatore di Rijkard e il suo stile di gioco, ma ricordando che in fondo l’olandese non ha ancora vinto nemmeno un trofeo

Le due squadre, in quel momento storico, non potrebbero essere più diverse: il Barcellona gioca un calcio molto più libero, creativo, fantasioso, affidandosi alle invenzioni di Ronaldinho e ai primi germi di quello che sarebbe poi diventato il tiqui-taca di Guardiola. Il Chelsea, invece, è una squadra mourinhiana in tutto e per tutto, con le basi in una solida difesa e la predilezione per il contropiede fulmineo.

La gara di andata si gioca il 23 febbraio 2005 al Camp Nou. Il Barcellona schiera Rafa Marquez e Puyol in mezzo alla difesa, Demetrio Albertini a centrocampo insieme a Xavi e Deco, mentre davanti agiscono Eto’o da centravanti mobile e Ronaldinho e Giuly con il compito di inventare. Il Chelsea risponde con i due pretoriani di Mourinho in difesa (Paulo Ferreira e Ricardo Carvalho), Makelele e Tiago Mendes a supportare un Frankie Lampard che sta diventando sempre più decisivo, sempre più il centrocampista meraviglioso che avremmo poi ammirato in pieno negli anni successivi.

È il Barcellona a partire subito all’attacco, trascinato da un Ronaldinho che sembra in serata di grazia. Il Chelsea aspetta nella sua metà campo, provando a uscire in contropiede come da sua natura. Nel frattempo, cominciano i primi scontri, con Rafa Marquez che colpisce duro Didier Drogba.

Al 33′ del primo tempo la pazienza del Chelsea viene premiata. Dopo aver resistito agli assalti dei blaugrana, i Blues ripartono con un lancio poetico di Frank Lampard che trova largo sulla destra Duff. L’irlandese sprinta e mette in mezzo un pallone che non può raggiungere nessun compagno, ma che Belletti infila goffamente nella sua porta: 1-0 Chelsea.

La squadra di Mourinho si rende pericolosa ancora in contropiede, ma a inizio secondo tempo arriva l’episodio che potrebbe cambiare il match, e che contribuisce a scaldare ulteriormente gli animi. Didier Drogba, già ammonito, si lancia contro Victor Valdes nel tentativo di intercettare un retropassaggio, ma arriva tardi. Cartellino giallo, ed è il secondo: Chelsea in 10.

Al 57′, nel frattempo, è entrato in campo il giovane Andrés Iniesta, e la manovra del Barcellona ha preso tutto un altro ritmo. Al 64′ entra in campo anche un giovane attaccante argentino, Maxi Lopez, e la scelta, due minuti dopo, paga i suoi frutti: Eto’o libera il compagno in area, l’argentino si smarca con un movimento rapido e fulmina Cech con un siluro per il gol del pareggio.

Al 73′ Maxi Lopez ricambia la cortesia, trovando Eto’o libero nell’area di rigore del Chelsea: l’attaccante del Camerun non ci pensa due volte e segna il gol del vantaggio blaugrana. Rijkard capisce che non bisogna fermarsi, che sarebbe fondamentale in vista del ritorno trovare almeno un altro gol. I catalani si lanciano all’attacco, ma non trovano il modo di sfondare la resistenza degli inglesi.

Ma il momento più caldo della sfida arriva nella conferenza stampa post-partita. José Mourinho si presenta arrabbiatissimo davanti ai microfoni, sostenendo di aver visto Rijkard entrare nello spogliatoio dell’arbitro Frisk durante l’intervallo, e collegando la cosa alla successiva espulsione di Drogba. Rijkard rigetta tutte le accuse, e lo stesso fa la UEFA, che nega che sia successo qualcosa di simile. Ma, intanto, agli occhi dei tifosi del Chelsea, l’arbitro svedese è già diventato il nemico pubblico numero uno, tanto che nelle settimane che precedono la sfida di ritorno Frisk riceve decine e decine di minacce di morte alla sua abitazione o per telefono.

Il ritorno a Stamford Bridge

Il clima in cui ci si prepara alla sfida di ritorno a Stamford Bridge è rovente, e così quando la sera dell’8 marzo 2005 Pierluigi Collina fischia l’inizio del match, l’attesa è spasmodica. Le aspettative non verranno deluse.

Senza Drogba, Mourinho punta sulla coppia d’attacco composta da Kezman e Gudjohnsen, mentre Rijkard lancia dal primo minuto lo straripante Iniesta visto nella mezzora finale del Camp Nou.

Sono proprio Kezman e Gudjohnsen a confezionare il gol del vantaggio del Chelsea, quello che qualificherebbe i Blues. Fuga del serbo e palla in mezzo per l’islandese che trafigge Victor Valdes dopo una sterzata magica: è il minuto numero 8 e adesso il Barcellona deve segnare almeno un gol per riprendere in mano la qualificazione.

Il Barcellona non si aspettava un Chelsea così aggressivo, e gli uomini di Mourinho sentendo l’odore del sangue tentano di approfittarne alzando ulteriormente il ritmo. Prima Lampard spedisce alto un pallone invitante, poi è lo stesso numero 8 del Chelsea a segnare il gol del raddoppio al minuto 17, approfittando di una respinta improvvida di Victor Valdes.

Stamford Bridge è ormai una bolgia, e il Barcellona è totalmente in balia della furia dei Blues, che continua ad abbattersi con ferocia inaudita. Bastano altri due minuti a Duff per colpire con un’altra verticalizzazione spietata. AL 19′ è 3-0 per la squadra di Mourinho, e il Barcellona adesso ha bisogno di due gol per riportare la qualificazione dalla sua parte.

Ci pensa Paulo Ferreira a dare, letteralmente, una mano al Barcellona. Il difensore portoghese, al 26′ del primo tempo, colpisce inspiegabilmente il pallone con le mani nell’area di rigore e regala il penalty al Barcellona. Ronaldinho dal dischetto è freddo e batte Cech, che pure aveva indovinato la traiettoria. La sicurezza di Stamford Bridge e la baldanza del Chelsea sembrano spegnersi, e adesso su Londra sembra calare una cappa di paura.

Il capolavoro di Ronaldinho

Paura che diventa realtà quando Ronaldinho, al 38′, si inventa uno dei gol più belli della storia della Champions League. Il brasiliano riceve palla da Iniesta al limite dell’area di rigore, circondato da 4 avversari. È fermo, sembra non avere vie di fuga, sembra non poter fare altro che lasciare il pallone agli avversari. Non ha corridoi di passaggio, non ha tempo e spazio per caricare il tiro, non vede la porta davanti a sé. Ronaldinho, secondo le leggi della fisica e secondo quelle della razionalità, non potrebbe fare niente, e invece, da fermo, carica il destro con un colpo di biliardo, una mezza punta che fulmina Cech che non crede ai suoi occhi. Un gol che ha fatto il giro del mondo, ma che in quel momento significa solo che la partita è sul 3-2 e al Chelsea serve un altro gol per qualificarsi ai quarti di finale.

Il primo tempo si chiude con il palo colpito da Kezman, e la ripresa si preannuncia uno spettacolo ancora più bello. Il Barcellona non si chiude in difesa, va a caccia del gol della sicurezza; il Chelsea, ferito ma non abbattuto, prova a riportare dalla sua parte l’inerzia del match. Lampard, letteralmente scatenato, ci prova da lontano, ci prova di testa su corner, trascina i suoi come un ossesso. Il Barcellona risponde con un tiro da fuori di Belletti ma soprattutto con un’incornata di Puyol che Cech inchioda sulla linea come Zoff contro il Brasile nell’82.

Una punizione di Lampard fa venire i brividi ai tifosi del Barcellona. Quando mancano una ventina di minuti alla fine della partita, i ruoli sembrano essersi invertiti. Il Chelsea, abituato a difendersi con cura e a non scoprirsi mai più di tanto, ha lanciato via ogni incertezza e si è lanciato in avanti all’arma bianca. Il Barcellona, che filosoficamente quasi disprezza il doversi difendere, si è rintanato nella sua area di rigore.

Il ruggito di John Terry

È il Barcellona, però, a sfiorare per primo il colpo del KO, con Iniesta che prende il palo e Eto’o che spreca, incredibilmente, a Cech ormai battuto. Al 76′, però, cambia tutto. Il Chelsea guadagna un corner, Duff va alla battuta. L’irlandese piazza il pallone magistralmente sulla testa di John Terry, che colpisce con una forza inaudita, battendo da lontanissimo Victor Valdes.

Mancano 14 minuti più recupero al termine, e con il 4-2 il Chelsea è qualificato. Gli uomini di Mourinho, adesso, possono fare quello che gli riesce meglio, chiudersi in difesa e non lasciare nessuno spazio al Barcellona.

L’assalto del Barcellona si affida al solito Ronaldinho. Che a un certo punto salta quasi tutta la difesa del Chelsea da solo, prima di essere steso qualche metro fuori dall’area di rigore. La punizione la calcia Deco, con una botta terribile che finisce pochi centimetri al lato della porta di Cech.

Le polemiche del post-partita

È l’ultima occasione del match, perché Collina subito dopo fischia tre volte: il Chelsea di Mourinho ha ribaltato la sfida e si è qualificato ai quarti di finale. Il portoghese entra in campo per festeggiare con i suoi uomini, lasciandosi andare a un’esultanza senza freni inibitori. Ne segue una baruffa piuttosto concitata, con Ronaldinho e Eto’o tra i più attivi, e Rijkard, solitamente calmo e posato, che cerca di mettere le mani addosso al vice di Mourinho, André Villas-Boas. Eto’o, poi, è furioso, accusa uno steward di avergli rivolto frasi razziste e di avergli sputato addosso. Lo stesso camerunese, a fine partita spende parole durissime contro Mourinho: “guardate il loro allenatore, ci ha mancato totalmente di rispetto. Evidentemente questa è la mentalità di questa squadra“. Il portoghese, invece, minimizza, dicendo di non avere nulla contro il Barcellona e augurandosi che i catalani possano vincere la Liga.

Ma dopo questa partita, i rapporti tra Barcellona e Chelsea, e soprattutto tra Mourinho e il Barcellona, non sarebbero mai più stati gli stessi. E, da quel doppio confronto agitatissimo, sarebbe nata una rivalità che avrebbe animato l’Europa negli anni a venire.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro