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Ed eccoci qui: la prima Nations League dell’Italia si è chiusa ieri sera, a San Siro, con uno zero a zero senza troppe emozioni... Azzurro speranza

Ed eccoci qui: la prima Nations League dell’Italia si è chiusa ieri sera, a San Siro, con uno zero a zero senza troppe emozioni contro il Portogallo.

Una partita in cui la Nazionale di Mancini ha fatto vedere cose belle, ha messo in mostra la personalità di molti dei suoi interpreti (Verratti e Barella su tutti, che sono sembrati decisamente coinvolti nel nuovo progetto) e che a tratti ha giocato un calcio interessante e propositivo.

Un solo problema, che nel calcio, però, diventa un problema bello grosso: facciamo una fatica incredibile a segnare.

Nelle quattro partite di Nations League disputate, l’Italia ha segnato solamente due reti. Un calcio di rigore, quello realizzato da Jorginho contro la Polonia, che ci ha salvato da una sconfitta che avrebbe fatto malissimo, e il gol di Biraghi – sugli sviluppi di un corner – che a conti fatti è stata la rete che ci permette di essere qui a non rimuginare sulla retrocessione in Lega B, e a farci belli con chi in Lega B ci è andato, tipo la Germania.

Ma il problema rimane: l’Italia non sa più segnare, e i suoi attaccanti sembrano non trovare più la porta.

La situazione è quella classica, da bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. In queste ultime partite, con l’inserimento di molti giovani – Chiesa, Bernardeschi, Barella, Pellegrini su tutti – e il recupero di alcuni uomini importanti come Jorginho e Verratti, l’Italia ha mostrato molti spunti interessanti, a tratti ha giocato un calcio divertente, e soprattutto ha lasciato intravedere più di qualche speranza.

Questo il bicchiere mezzo pieno. Quello mezzo vuoto, appunto, parla di una squadra che fa una fatica matta a segnare, di un ruolo, quello del centravanti titolare, che rimane ancora vacante, e di un futuro che, così, rischia di lasciarci a metà del guado, con una squadra bella ma che non finalizza. Tanto che Mancini ha anche accarezzato, e provato, l’idea di giocare senza un vero centravanti di ruolo.

Un dato statistico spiega molto, vale a dire che l’ultima partita non amichevole in cui l’Italia ha segnato più di un gol è quella contro il Liechtenstein di giugno 2017.

Queste quattro partite ci lasciano con una sola parola, che, almeno, è una parola molto bella: speranza.

Nel futuro prossimo, a partire dai prossimi impegni e dalle qualificazioni a Euro 2020, toccherà a Mancini e ai suoi ragazzi trasformare quella speranza in realtà. E, magari, potremmo cominciare anche a buttarla dentro ogni tanto, no?

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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