Avevamo Ronaldo Avevamo Ronaldo
Come pioggia in faccia dopo due mesi di siccità. Una boccata d’aria fresca fuori da una camera che s’era fatta stagna. C’era fame e... Avevamo Ronaldo

Come pioggia in faccia dopo due mesi di siccità. Una boccata d’aria fresca fuori da una camera che s’era fatta stagna. C’era fame e voglia di futuro e mai avremmo pensato che una volta accaduto avremmo poi pregato di risvegliarci nel passato. 

E’ il maledettissimo scorrere del tempo, sono le cose che se ne vanno. Abbiamo però bisogno di ricordarci che da qui sono passate davvero. 

Come quella testa rasata di quel ragazzino venuto dal Brasile un giorno di tanti anni fa. Luis Nazario da Lima Ronaldo il suo nome, consegnato ormai all’eternità. 

C’erano videogames, bar e salegiochi da affollare nei pomeriggi dopo la scuola. Mentre in tv continuavano a passar le gesta di uno che semplicemente non passerà mai più. 

La migliore definizione su Ronaldo a mio avviso l’ha data Federico Buffa: “la cosa più perfetta che si sia mai vista su un campo da calcio”. Sì, perché Ronaldo è stato davvero la cosa più perfetta che abbiamo visto nella nostra vita. 

Arrivato nel nostro Paese nel fiore dei suoi anni per regalarci bagliori di bellezza eterni. 

I difensori delle squadre avversarie neanche ci provavano, in cuor loro sapevano che era una sfida impari, perché per un umano è da stolto solo pensare di poter fare a gara con gli Dei. 

Ne saltava uno, poi un altro, dopo un altro ancora,>finta, destro, sinistro, doppio passo. Gli occhi inermi dei portieri che lo vedevano arrivare, sapevano già quale sarebbe stato l’epilogo: sdraiati per terra dal lato sbagliato, alla ricerca di qualcosa che desse un senso della loro presenza, con il brasiliano, quello lì con la 10 sulle spalle che comodamente l’appoggiava in rete. 

Come quel giorno a Mosca, dove in mezzo al fango danzò letteralmente in punta di piedi, con la grazia che appartiene solo ai migliori ballerini. 

Giocava nell’Inter ma è stato di chiunque abbia amato davvero il gioco del calcio. 

Ronaldo è passato con la velocità con cui passano le cose belle. Ha fatto in tempo però a scavarci dentro nel cuore e nel cervello. Si è creato il suo scrigno all’interno di ognuna delle nostre anime e si sa che da lì non ce lo porterà mai più via nessuno. 

Sarà la fame di passato di un presente che oggi non è un granché. Sarà che quelli della nostra generazione in quegli anni erano nella fase della primissima adolescenza, ma avevamo tutti, indistintamente, gli occhi meravigliati e sgranati davanti a tanto splendore. 

Era il 1998, un’annata che annunciava il Mondiale di Francia. Proprio in terra d’oltralpe, in una stanza d’albergo il pomeriggio prima della Finale tra il suo Brasile e i padroni di casa della Francia, si sarebbe poi consumato uno dei più grandi misteri della storia del calcio. 

Ronnie stette male, giocò comunque la finale. Sembrava fuori dal suo corpo, estraniato dal mondo che lo circondava. Cosa successe realmente non è dato saperlo. Sappiamo solo che nonostante i trofei vinti e i gol messi a segno negli anni successivi, quella resta la data di non ritorno. La linea netta di demarcazione tra ciò che era e ciò che sarebbe stato poi. Non avremmo più rivisto la macchina perfetta, ma solo un giocatore straordinario tormentato da umani problemi. 

Ronaldo Luis Nazario da Lima è stato, fuori da ogni ragionevole dubbio, quell’amore perduto di tutti noi che ogni tanto, di notte, ancora ti fa battere il cuore e struggere al ricordo. 

Semplicemente, quando ne abbiamo bisogno, dobbiamo ricordare a noi stessi e a chi ci sta intorno che sì, noi siamo stati fortunati, perché noi avevamo Ronaldo. 

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo