Artem Dzyuba, la bruttezza che diventa arte Artem Dzyuba, la bruttezza che diventa arte
Di elogi alla bellezza ne è pieno il mondo. La poesia, l’arte, la musica, il canto, la pittura, la danza: quando la forma, la... Artem Dzyuba, la bruttezza che diventa arte

Di elogi alla bellezza ne è pieno il mondo.

La poesia, l’arte, la musica, il canto, la pittura, la danza: quando la forma, la grazia e l’eleganza diventano bellezza, si meritano le lodi sperticate e l’ammirazione sconfinata del mondo.

Magari è anche giusto così, un ideale da inseguire è forse necessario per dare un senso al viaggio su questo pianeta, no?

Alla bruttezza, però, pensano in pochi.

Perché anche nella bruttezza si può trovare qualcosa che riesca a scaldare il cuore, a muovere le corde del nostro animo agitato. Un po’ malato, forse, va detto.

Nel calcio, poi, dove i più vengono affascinati dai dribbling, dai palloni che si infilano all’incrocio, dai tocchi vellutati e dalle carezze al pallone, innamorarsi della bruttezza è una scelta rivoluzionaria. Una scelta di campo per chi, forse, ha capito che l’amore ha tante forme, non tutte uguali tra loro, viva Iddio.

In Russia, in questi giorni, c’è un ragazzone che sta portando questo concetto all’esasperazione.

E del quale – ma dobbiamo pure spiegarvelo? – ci siamo innamorati, naturalmente.

Artem Dzyuba, 29 anni, centonovantasei centimetri e novanta (boh, forse di più) chili di impressionante bruttezza.

Vedere questo gigante muoversi per il campo è uno spettacolo: un vero e proprio manuale di coordinazione al contrario. La testa ingobbita nella schiena, la corsa sbilenca, i gomiti che si muovono a destra e a manca per farsi spazio e probabilmente per far capire all’avversario chi è che comanda.

La sensazione perenne che per spostare quel corpaccione servano una gru e diverse ore di pianificazione, quasi un cantiere.

Ah, sì: e due gol nelle prime due partite della Russia al Mondiale, che la bruttezza non sarà figa quanto la bellezza, ma nel calcio paga, eccome se paga.

Due gol festeggiati con delle urla belluine, la liberazione di chi nella vita è stato preso in giro, umiliato, irriso per il suo aspetto fisico, lontano dai canoni della perfezione estetica. E un saluto militare, ovviamente.

Due gol festeggiati con la stessa rabbia di quando, qualche mese fa, Artem Dzyuba esultò in faccia a Roberto Mancini con la maglia dell’Arsenal Tula. Mancini aveva mandato via Dzyuba a calci nel sedere dallo Zenit San Pietroburgo, Dzyuba si è pagato la clausola di tasca sua per poter giocare contro la sua ex squadra e ha segnato a due minuti dalla fine il gol del pareggio.

Per poi andare ad esultare mostrando il nome sulla maglia proprio davanti alla panchina dell’attuale commissario tecnico della Nazionale italiana.

Sì, ragazzi, mandatela al diavolo la bellezza: con uno come Artem Dzyuba anche essere brutti e sporchi può diventare un pregio.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro