Arsène Wenger: quando finisce un amore Arsène Wenger: quando finisce un amore
Pensate a quante cose sono cambiate dal 1996 ad oggi, nella vostra vita, ma soprattutto nel calcio. Ecco, se nella vostra vita qualche costante... Arsène Wenger: quando finisce un amore

Pensate a quante cose sono cambiate dal 1996 ad oggi, nella vostra vita, ma soprattutto nel calcio. Ecco, se nella vostra vita qualche costante dovrebbe essere fortunatamente rimasta uguale a se stessa, nel calcio,dal 1996 ad oggi, è successo l’equivalente di una rivoluzione.

Sono cambiate le regole, i protagonisti, il modo di giocare e il modo di vivere il calcio. E’ cambiato quasi tutto, ma c’è una cosa, che dal 1996 ad oggi, è rimasta lì, ferma, immutabile. La panchina dell’Arsenal è stata l’unica rassicurante certezza del calcio dal 1996 ad oggi, quella panchina su cui, dal 1996 appunto, è seduto Arsène Wenger. Ma da qualche mese a questa parte, anche questa storia sembra destinata a finire.

Dopo più di 20 anni, sembra che il tempo di Wenger sulla panchina dei Gunners sia finito. Ieri sera, in un triste e desolante Emirates semivuoto, è arrivato quello che potrebbe essere definito il colpo di grazia: altri 5 schiaffi dal Bayern Monaco, in quello che, da qualche anno a questa parte, è ormai diventato una sorta di giorno della marmotta, un grande classico del calcio europeo.

Il futuro sembra ormai scritto: non sappiamo se sarà subito, se sarà tra qualche settimana, o se sarà a fine stagione: ma Arsène Wenger e l’Arsenal sembrano ormai aver deciso che le loro strade si divideranno. E’ un po’ triste, forse, perché eravamo abituati a vedere quella panchina come un romantico avamposto che resisteva a tutto. Ai risultati, alle pressioni esterne, alla voglia di cambiare dell’una e dell’altra parte.

Eppure, fino a qualche anno fa, nonostante i risultati, nessuno avrebbe mai pensato di mettere in discussione Arsène Wenger. Ma quando un amore arriva al capolinea, succede esattamente così. Non sai spiegarti perché, ma quei difetti della persona amata che sopportavi -e magari ti avevano fatto innamorare- di colpo diventano insopportabili. I piccoli errori, le mancanze, le cazzate che eri disposto a perdonare in nome dell’amore, cominciano a pesarti sulle spalle. E piano piano, come un masso che comincia a rotolare accumulando detriti attorno a sé, quella storia finisce, si consuma e brucia la sua ultima fiammella.

L’accusa più grande che i tifosi dell’Arsenal rivolgono a Wenger è quella più terrena che gli si possa rivolgere. I Gunners non vincono un campionato da dodici anni, e non ci sono scuse che tengano, agli occhi di un tifoso dell’Arsenal. Dal 2003/04, anno dell’ultimo trionfo, Wenger ha collezionato due secondi posti, quattro terzi posti e sei quarti posti. La delusione più pesante, forse, quella dello scorso anno. Con Chelsea, Manchester City e United, Liverpool, tutte le grandi insomma, che hanno fallito in pieno la loro stagione, lasciare il titolo al Leicester è stato considerato un tradimento imperdonabile. Agli occhi di un tifoso, non ci sono giustificazioni: l’anno scorso era quello buono. Fallire è stato imperdonabile.

In Europa, poi, pure peggio: con quella di ieri sera, sono sette le eliminazioni consecutive dei Gunners agli ottavi di finale, diventati uno scoglio insuperabile, una sorta di maledizione. E poco importa che spesso il sorteggio è stato più bastardo che mai. Quando montano la rabbia, la delusione, la frustrazione, non ci sono giustificazioni razionali che tengano. I tifosi dell’Arsenal sembrano aver deciso, a larga maggioranza. E’ tempo di separarsi, è tempo di andare via.

Il contributo dato da Wenger in questi venti anni di Arsenal è enorme, innegabile. Il tecnico francese ha trasformato i Gunners nella prima vera squadra moderna del calcio europeo, ha scoperto decine e decine di giovani talenti, e ha voluto fortemente, in prima persona, la costruzione dell’Emirates, che ha permesso all’Arsenal di entrare definitivamente in una nuova era economica. Ma evidentemente, tutto questo non basta, e non è bastato.

Non è questione di riconoscenza, di affetto, di onestà. Ieri sera, fuori dall’Emirates, tra i tanti striscioni di protesta, ne campeggiava uno: Every good story has an ending. Ogni buona storia ha una fine. In amore, e nel calcio, è così che vanno le cose.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

 

Related Posts

Quando Cristian Pasquato segnò 6 gol con la maglia della Juve

2019-08-14 09:43:05
delinquentidelpallone

18

Quanto ha incassato l’Atalanta da quando è arrivato Gasperini?

2019-07-17 13:51:22
delinquentidelpallone

18

Quando Pau Lopez fece arrabbiare Leo Messi

2019-07-07 00:13:23
delinquentidelpallone

18

Quando Marco Ballotta entrò nella storia della Champions League

2019-07-04 09:42:38
delinquentidelpallone

18

Quando lo Stoccarda vinse la Bundesliga

2019-06-14 08:13:53
delinquentidelpallone

18

Quando Eziolino Capuano andò ad allenare la Juventus

2019-06-13 10:52:46
delinquentidelpallone

18

Quando l’Albinoleffe arrivò ad un passo dalla Serie A

2019-06-12 07:53:18
delinquentidelpallone

18