Qualche volta conviene lasciar parlare i numeri. 17 gol in 26 presenze in Liga, un gol ogni 129 minuti. 7 gol in 7 apparizioni...

Qualche volta conviene lasciar parlare i numeri. 17 gol in 26 presenze in Liga, un gol ogni 129 minuti. 7 gol in 7 apparizioni in Europa League, un gol ogni 81 minuti. 2 gol in 5 partite in Copa del Rey, 4 gol in due partite di Supercopa, andata e ritorno contro il Barcellona, che hanno significato, per l’Athletic, la vittoria del trofeo contro i marziani catalani.

E poi, c’è un ultimo numero, un ultimo dato che è forse il più impressionante di tutti, quello che più di tutti gli altri racconta questa storia facendola diventare una favola: 35, come le candeline che Aritz Aduriz Zubeldia, centravanti dell’Athletic Club di Bilbao, ha spento lo scorso 11 febbraio. 35 candeline che, a guardare come sta in campo, come lotta e come segna questo bomber con la faccia da ragazzino, non si sentono per nulla.

Anche ieri, Aritz Aduriz ha timbrato il suo personalissimo cartellino nel turno infrasettimanale della Liga. Timbrato per tre volte: tripletta al Depor e vittoria in cassaforte. Qualche giorno prima, aveva fatto il giro del mondo con un gol che non è proprio il suo marchio di fabbrica: una botta al volo, quasi da centrocampo, per firmare la vittoria a Marsiglia in Europa League. Insomma, sembra che il mondo si stia accorgendo di lui solo adesso, oggi che, nelle ultime 4 stagioni di Liga, dietro gli alieni Messi e Ronaldo, c’è lui, con le sue 65 reti messe a segno.

Eppure a Bilbao, un microcosmo che ogni tanto sembra essere un mondo a parte, Aritz Aduriz lo conoscono bene, anzi, lo idolatrano. Per la sua gente, questo centravanti è un vero e proprio eroe. Lo è soprattutto dopo essere tornato a casa, nel 2012, dopo che nel 2008 era stato venduto al Maiorca. I tifosi dell’Athletic ci hanno fatto l’abitudine: quando uno dei loro idoli con la casacca biancorossa comincia a muovere l’interesse delle grandi, è difficile trattenerlo. E’ un po’ il lato negativo di voler avere una squadra di soli calciatori baschi, che poi, però, tutto sommato, è la più grande soddisfazione e il più grande miracolo della gente di Bilbao.

Invece nel 2012, Aritz è tornato a casa, e, nel pieno della maturità, si è tuffato nel calore del suo popolo per riscoprirsi grande. Oggi può sognare addirittura di andare a Euro 2016, con la maglia della Spagna. E’ tornato a segnare, è tornato ad incantare. Non è un gigante, eppure di testa la prende sempre lui. Non è un fenomeno di tecnica, eppure gli anni passati a giocare sulla sabbia di La Concha, la spiaggia di San Sebastian, lo hanno abituato a giocare nelle condizioni più improbabili.

Insomma, Aritz Aduriz è un po’ come l’Athletic. Un miracolo difficile da comprendere con i canoni della ragione. Un miracolo che si spiega solo accendendo il cuore.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro