Il calcio, in certe parti del mondo, va ben oltre il calcio. Il calcio, in certi posti, è tutt’altro. Diventa una metafora del modo...

Il calcio, in certe parti del mondo, va ben oltre il calcio. Il calcio, in certi posti, è tutt’altro. Diventa una metafora del modo di vedere le cose, diventa un modo per raccontare la propria idea sulla vita. Insomma, certe volte niente come il pallone può raccontare l’anima di un popolo, le idee di una nazione.

E niente come la storia della rivalità tra Brasile e Argentina può spiegare come il pallone possa mettersi di traverso tra due popoli che, tutto sommato, pallone a parte, non è che si detestassero poi così tanto. Si, perchè Brasile e Argentina la guerra non se la fanno da parecchio tempo, ma quando si tratta di calcio, bè, signori, le cose cambiano, e parecchio. Difficile trovare due universi più distanti tra di loro. Brasiliani e argentini, il calcio, lo vedono in maniera diametralmente opposta. E ognuno, naturalmente, pensa di avere ragione. Ed è per questo che con il tempo, sul prato verde, Brasile e Argentina hanno imparato piano piano ad odiarsi.

I Brasiliani amano odiare argentini e gli argentini odiano amare brasiliani.

Pablo Alabarces

Brasile e Argentina, quando si tratta di calcio, sono le due cose più distanti che possano esistere. Per i brasiliani il calcio è essenzialmente allegria, divertimento. Per gli argentini, il futbol è passione, intesa nel significato biblico di sofferenza. Una commedia per i brasiliani, 90 minuti in cui distrarsi e far divertire il pubblico. Una tragedia, pronta a diventare dramma e disastro in caso di sconfitta, per gli argentini. Il samba, leggero e divertente, contro il tango, passionale e serio. Tutto, sul prato verde, è ai poli opposti. I verdeoro di qua, l’albiceleste di là. Vicini, mai.

Che poi, curiosamente, le due nazionali raramente sono state al top insieme, nello stesso momento. E’ come se avessimo assistito a un infinito passaggio di testimone tra Brasile e Argentina. Prima il grande Brasile di Pelè, poi la grande Argentina di Maradona. Ah, si, ci eravamo dimenticati: la diatriba su quale sia stato il più grande calciatore di tutti i tempi, nonché una delle domande fondamentali sull’esistenza, coinvolge un brasiliano e un argentino, guarda tu il caso.

Nel corso degli anni la rivalità è diventata più dura, più viva, più sentita. Pian piano che i trofei si accumulavano e si confrontavano le bacheche. Ogni volta che Brasile e Argentina scendevano in campo, la battaglia era assicurata. A Italia ’90 gli argentini, pur di vincere arrivarono a mettere del Roipnol nelle borracce dei brasiliani, con Branco che cadde vittima del tranello e quasi si addormentò in campo. Niente è banale, nella rivalità tra argentini e brasiliani.

Sul divenire degli anni ’90 la rivalità si è fatta più dura, ma quasi mai le due squadre si sono affrontate al loro rispettivo top. Quando il Brasile vinceva i Mondiali, l’Argentina quasi mai era competitiva. Ma una cosa non è mai cambiata. Brasile e Argentina sono rimaste fedeli alla loro identità, quasi a volersi fare garanti di uno stereotipo. Il Brasile ha continuato a disegnare calcio spettacolo, a volte meglio, a volte, peggio, a furia di sembrare ridicolo. L’Argentina ha continuato a buttare in campo sangue, sudore e lacrime per andare avanti.

Nei mondiali brasiliani dello scorso anno, il Brasile è stato umiliato dalla Germania, Germania che poi ha sconfitto, per par condicio, anche l’Argentina in finale. Ma siamo sicuri che agli argentini, più che la sconfitta a un passo dalla Coppa, ha fatto male l’idea di non poter festeggiare un trionfo mondiale in casa degli acerrimi rivali.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro