Come ad ogni sorteggio che si rispetti, i nostri potenti agganci all’interno della UEFA ci hanno fatto pervenire le VHS delle partite, che, come...

Come ad ogni sorteggio che si rispetti, i nostri potenti agganci all’interno della UEFA ci hanno fatto pervenire le VHS delle partite, che, come saprete sicuramente, si sono già disputate: quelle che vedrete a febbraio, infatti, saranno solamente delle repliche.

Siccome siamo persone di buon cuore, vogliamo condividere con voi queste informazioni, e magari aiutarvi a scommettere due soldini. Per cui, oggi, vi diciamo come finiranno, partita per partita, le 8 gare degli ottavi di finale di Champions League, andata e ritorno, compresi i risultati esatti e i marcatori.

Ricordatevene quando vedrete le partite, eh.

Arsenal-Bayern Monaco

Arsene Wenger deve avere un qualche conto aperto con le divinità, non si spiega altrimenti l’ennesimo sorteggio da patibolo toccato al suo Arsenal. L’urna di Nyon, come spesso avvenuto nelle precedenti manifestazioni, è stata tutt’altro che clemente con i Gunners riservando loro un avversario tremendo: il Bayern Monaco di Carletto Ancelotti. Che siano gironi o turni ad eliminazione diretta, nelle ultime tre stagioni, questa sfida è diventata ormai un classico, vediamo dunque come si svilupperà.

L’andata in casa dei Bavaresi vede sorprendentemente la truppa di Wenger sfangarla in maniera putrida, contrariamente ai dettami dell’allenatore francese a cui piace vincere con il bel giuoco.
Quando finalmente i tifosi dei Gunners tirano un sospiro di sollievo, illudendosi che l’allenatore abbia capito che, qualche volta, il risultato deve andare a scapito del gioco spumeggiante, si consuma il fattaccio. Al ritorno, infatti, complice la strigliata del tecnico che si è detto “imbarazzato per come è maturato il risultato all’Allianz Arena” l’Arsenal parte in maniera arrembante e si porta persino in vantaggio. Arsene gongola, Arsene si compiace.

Al Bayern servono tre gol in trasferta per passare, quando li fa? Ecco che, in men che non si dica, dal 47’ al 52,’ il buon Bob Lewandowski piazza la tripletta che estromette, per l’ennesima volta, l’Arsenal dalla Champions League. Nihil sub sole novum, come direbbero i latini o anche quest’anno passiamo il turno l’anno prossimo, come diremmo noi delinquenti.

Leicester-Siviglia

Uno dei sorteggi che attendevamo con maggior suspance era quello legato al Leicester, per vedere se la banda di Ranieri potesse sfangare, in qualche modo, almeno un turno ad eliminazione diretta.
Incredibile imbarazzo da segnalare a Nyon alla presenza dei dirigenti del Siviglia che si sono presentati con un ultimo, disperato, appello “Fateci andare in Europa League, non chiediamo altro”, appello peraltro rispedito al mittente.

Questa sfida assume toni affascinanti per diversi motivi: un Leicester che in campionato stenta più che mai (nonostante l’ultima brillante vittoria contro il City) ma che in Champions sembra avere ancora quell’aura magica della passata stagione, la sfida tra Ranieri e Sampaoli che difficilmente finirà bene, la presenza, in numero cospicuo, di galeotti consumati in entrambi gli schieramenti.

A Siviglia la partita è molto tesa: El Mudo Vazquez fa ammattire tutto il centrocampo di Ranieri che maledice i santi del Paradiso per non avere più Kante da scaraventargli addosso come un cane assatanato. Morgan prende un giallo al settimo minuto, per spallata che fa volare fuori dal Sanchez Pizjuan Vitolo, ma riesce clamorosamente nell’impresa di finire la partita. Nessuna delle due squadre trova, nonostante le 25 occasioni da gol create, di cui 24 dai padroni di casa, la via del gol.

Si decide tutto al King Power Stadium, il cui manto erboso, per l’occasione speciale, è stato trasformato dall’artista giardiniere in un quadro di Mondrian. Le Foxes respingono tutti gli assalti della squadra ospite, Lucky Luciano Vietto viene espulso per gomitata a palla lontana ai danni di Huth ma la partita non ne vuol sapere di sbloccarsi.

Supplementari. Mahrez si ricorda finalmente di essere in campo: con un tacco fantascientifico manda in porta Vardy che realizza il gol vittoria e manda Ranieri in Paradiso. La notte stessa, Jamie, viene ricoverato per coma etilico da cui si riprenderà solo due settimane più tardi. Non ricordando più nulla.

Barcellona-PSG

L’urna di Nyon ci regala indubbiamente una delle sfide più affascinanti che si possano immaginare in ambito Europeo, tra due squadre ricche e ambiziose. Il Psg, che in ligue1 sta avendo qualche battuta a vuoto, vuole recitare un ruolo da protagonista in una Coppa Campioni che l’ha visto sempre soccombere in questi ultimi anni. Dall’altra parte il Barca, vera e propria corazzata, con legittime ambizioni di vittoria finale.

L’ andata, al Parco dei Principi, è una vera e propria corrida che si conclude sullo 0-0 con due espulsi per parte: Thiago Motta e Marquinhos per i padroni di casa, Mascherano e l’insospettabile Neymar (le telecamere mostreranno poi che in realtà è lui a subire un pugno)per i catalani. Il ritorno, al Camp Nou, si apre con un oscuro presagio già al momento della designazione dell’arbitro: viene infatti scomodato per l’occasione Mark Clattenburg.

Il fischietto inglese, già dalle prime battute, fa capire che vuole divertirsi e tollererà interventi fin tanto che questi non comporteranno la perdita di uno o più arti. Busquets e Suarez si fanno l’occhiolino a vicenda senza però aver fatto i conti con un altro bandito doc di nome Marco Verratti, le cui pessime intenzioni si paleseranno di lì a poco.

Il centrocampista Pescarese, non appena la partita inizia, comincia ad avventarsi contro tutto ciò che si muove nei pressi del campo. Suarez pensa per un attimo alla possibilità di sfoderare i canini ma, persino lui, desiste dalla tentazione. I francesi vengono contagiati dallo spirito guerriero di Marcolino, in particolare Di Maria, che proprio cuor di leone non è, riesce a trovare quel coraggio che lo porta ad essere decisivo. Di rabona serve un assist al bacio per il matador Cavani che segna e permette al PSG di qualificarsi.

La partita di ritorno si concluderà con 47 falli fischiati e nessun cartellino estratto, con Mark Clattenburg che esce fumando una pipa a fine gara fischiettando.

Monaco-Manchester City

Il proverbiale culo di Pep Guardiola non si smentisce nemmeno stavolta, pescando forse la prima più comoda nel lotto delle pretendenti. Il confronto si apre all’Etihad, con uno stadio pieno di striscioni contro la Germania, contro Carletto Ancelotti e contro Angela Merkel e la sua stramaledetta unione europea. Solo quando si palesa in campo la squadra monegasca i tifosi di casa capiscono il misfatto, e, indignati, se ne vanno, lasciando lo stadio deserto.

In questa atmosfera surreale, il Monaco comincia ad eseguire il suo piano partita: dopo 3 secondi dal fischio di inizio, Kamillone Glik entra a tenaglia sul Kun Aguero mettendolo fuori uso. L’arbitro, il polacco Marciniak (uno dei pochi più delinquenti di Clattenburg e Cakir) non vede nulla di irregolare. Al 42′ Andrea Raggi punisce su corner, con Claudio Bravo andato a farfalle. Al 68′ Andrea Raggi raddoppia su corner, con Claudio Bravo andato a farfalle. Al 78′ Andrea Raggi fa clamorosa tripletta, con Claudio Bravo andato indovinate dove? Bravi, a farfalle.

Al ritorno, il Monaco prova le barricate, che riescono. Poi, all’80esimo, entra il Kun Aguero incerottato e zoppicante, che riesce a fare comunque quattro gol in dieci minuti regalando la qualificazione a un Pep Guardiola che stava già consultando le offerte di lavoro.

Atletico Madrid-Bayer Leverkusen

L’Atletico Madrid pesca una delle squadre più desiderate del lotto, ma, secondo voi, i Colchoneros potrebbero mai passare un turno senza far soffrire all’inverosimile i propri tifosi. Se lo pensate, siete degli stolti.

Andata in terra tedesca che si caratterizza per l’assedio del Leverkusen alla porta di Oblak. Calhanoglu colpisce 6 traverse in mezzora, il Chicharito Hernandez si divora 4 gol a tu per tu con il portiere, Rizzoli, chiamato a dirigere il match, si vede costretto a tirare fuori la bellezza di 9 cartellini gialli e un rosso, all’indirizzo di Savic che gli contestava ancora un fallo non fischiato in un Fiorentina-Empoli di qualche anno fa. In Germania finisce 0-0, si torna in Spagna per il ritorno.

Al Vicente Calderon (con il WANDA METROPOLITANO che già scalpita) la partita è la solita tonnara. L’Atletico potrebbe spingere ma, per fare l’abitudine ai prossimi turni, resta comunque arroccato sulla difensiva, cercando di lanciare in contropiede Griezmann, che però fatica a innescarsi. Allora, deve risolverla l’altro grande classico: inzuccata vincente di Godin al minuto 95, quando lo spettro dei supplementari sembrava diventare reale, e Atletico che si qualifica, soffrendo e bestemmiando, ai quarti di finale.

A fine gara, il Mono Burgos si fa arrestare per aver tentato di impalare il quarto uomo, reo di aver sbagliato la segnalazione del recupero.

Borussia Dortmund-Benfica

Classico sorteggio che, alle fine dei conti, non scontenta nessuna delle due squadre.
L’andata, all’ Estadio Da Luz, inizia subito con un curioso fuoriprogramma: Franco Cervi, in clamoroso affanno per aver dimenticato i parastinchi portafortuna regalatigli dall’amico Di Maria, chiede che la gara venga posticipata di 10 minuti, giusto il tempo di correre a casa e tornare.

Dopo essersi consultato con tutti i giocatori avversari, per chiedere se a loro andasse bene, Nicola Rizzoli dice che si può fare e così la gara incomincia con un lieve ritardo. L’unico motivo per cui Papastathopoulos ha acconsentito a questa baggianata è perchè, in cuor suo, sapeva che con il primo intervento glieli avrebbe ridotti in frantumi, quegli inutili parastinchi, e così in effetti avviene. Rizzoli non vede ed il suo assistente prediletto, Di Liberatore, gli fa cenno che non è successo nulla, di non preoccuparsi che tutto andrà per il verso giusto.

La partita termina con il risultato di 1-0 in favore del Borussia, grazie al gol di Aubameyang, a segno da 18 partite ininterrotamente. Rizzoli viene deferito dalla Uefa che lo sospende a tempo indeterminato, al suo posto l’Italia, come sostituto, aveva indicato Carmine Russo di Nola.

Il ritorno vede i padroni di casa imporsi per 6 reti a 0, tripletta di Emre Mor, doppietta di Reus e gol a tempo scaduto di Aubameyang, la cui striscia di partite con gol a segno non si è ancora interrotta.

Juventus-Porto

L’urna regala un accoppiamento molto favorevole alla Juventus, ma come sempre, poi, le partite vanno anche giocate sul campo. Nel frattempo, a gennaio, i bianconeri sono riusciti finalmente a mettere le mani su Alex Witsel, che fa dunque il suo esordio in Champions con la Juve nella gara di andata in Portogallo. E’ un match molto duro, al limite del delinquenziale, quasi che ti viene voglia di pensare che Sampaoli possa essere finito in qualche modo sulla panchina del Porto.

A fine primo tempo le squadre sono già in 10 contro 10: Danilone Pereira espulso per fallo terminale da dietro su Dybala, Gonzalo Higuain per testata volontaria tirata a Brahimi in un mischione in area su corner. Nella ripresa continuano le botte, e a 10 minuti dalla fine Witsel incorna in porta. Solo che la porta è sbagliata, e Buffon (che nel frattempo si è fatto crescere anche le basette da brigatista oltre ai baffi) smadonna come un demonio, riuscendo a evitare sanzioni dimostrando che stava urlando “Gol Porto, Gol Porto!”.

Al ritorno, dopo che Allegri ha fatto sparire Witsel in un tugurio, tocca a Marione Mandzukic sostituire Higuain. E ci pensa proprio la doppietta del croato, che segna al 25′ e al 65′. Al 90′, però, a sostituzioni esaurite, Gigi Buffon si fa espellere per fallo sul Tecatito Corona lanciato a rete. In porta va proprio Mario Mandzukic che para il rigore e manda la Juve, soffrendo, ai quarti. Nella mattinata successiva, lo stesso giocatore croato invade la Polonia e dichiara guerra all’Europa tutta.

Napoli-Real Madrid

C’è chi da Aosta ha giurato di aver sentito un Kitammuort, forte e deciso, provenire da Napoli e dintorni verso le ore 12.15, proprio in corrispondenza del sorteggio di Nyon che, guardacaso, ha messo di fronte al Napoli il Real Madrid. Sarri può finalmente coronare il suo sogno di presentarsi al Santiago Bernabeu, davanti alla borghesia del calcio, con l’immancabile giaccone e filtro di sigaretta in bocca a spiegare a tutti i presenti i valori della classe operaia.

Il Presidente De Laurentis, nel frattempo, ha cercato di accontentare le richieste dell’allenatore e nel mercato di gennaio ha portato a Napoli la punta tanto attesa: il Cobra Soncin, prelevato in gran segreto dal Montebelluna con un’operazione lampo. L’andata a Madrid non è delle migliori: con Reina e Callejon impegnati a parlare con gli amici Madridisti per Benzema è un gioco da ragazzi depositare in rete il gol del vantaggio.

Da lì in poi la squadra di Sarri non sbaglia più un colpo, con Piotr Zielinski a menar le danze e far di Modric un sol boccone. Soncin non è ancora ritenuto pronto da mister Sarri, che gli preferisce Dries Martens da falso nueve. Proprio il belga, con sforbiciata dal limite dell’area , si inventa il gol del pareggio che manda i quasi 10.000 napoletani giunti a Madrid in estasi. 1-1 si va al San Paolo.

Qui l’atmosfera è di quelle irreali, con la gente che si accalca ai cancelli già dalle prime ore della mattina. Nessuno si vuol perdere questa partita storica e con un clamoroso overbooking vengono staccati circa 70.000 tagliandi, con gente assiepata in ogni dove. Sarri prepara la mossa a sorpresa, tutti si aspettano Martens falso nueve, a maggior ragione dopo la prestazione dell’andata, qualcuno in cuor suo spera nel Cobra Soncin, uno che queste partite le ha solo sognate e giocate nella sua testa. Invece gioca Manolo, sì proprio Gabbiadini che, nonostante l’affronto del presidente, ha deciso di rimanere.

Non solo gioca ma, dopo 10 minuti, si inventa un gol su punizione da 40 metri con palla che sibila vicino all’incrocio e muore in rete. Viene giù tutto: Manolo scoppia in lacrime e Sarri è costretto ad inseguirlo sbraitando per ricordargli che mancano ancora 80 minuti. Koulibaly si mette nel taschino Ronaldo che, al 75’ chiederà la sostituzione mentre il risultato non cambierà più. Napoli qualificato e monumento equestre che domina Fuorigrotta eretto all’artefice del sogno, Maurizio Sarri.