Se giochi per anni insieme a tanti campioni, senza mai essere messo in discussione, senza che mai nessuno metta in dubbio il tuo posto,...

Se giochi per anni insieme a tanti campioni, senza mai essere messo in discussione, senza che mai nessuno metta in dubbio il tuo posto, magari pensando di sostituirti proprio con uno di quei campioni, se la gente si emoziona, esulta, festeggia insieme ai campioni, ma poi è te che decide di ergere a idolo, vuol dire che hai dentro qualcosa di straordinario. Qualcosa di speciale che spinge i tuoi allenatori a fare di te un pezzo irrinunciabile delle loro squadre. Qualcosa di speciale che spinge i tuoi compagni a fidarsi ciecamente di te. Qualcosa di speciale che lega il tuo cuore a doppio filo con quello dei tuoi tifosi, della tua gente.

E se quel qualcosa di speciale si colloca in mezzo al petto, che sia cuore o polmoni poco importa, se quel qualcosa di speciale sono le tue infaticabili gambe costrette a fare su e giù senza sosta, su e giù ad arare la fascia senza mai fermarsi, la tua storia può diventare indimenticabile. Diventare una storia di successi, d’amore, e soprattutto di corsa e di sudore: la storia di Angelo Di Livio, professione soldatino.

Me lo diede Roberto Baggio per il mio modo di correre, spalle strette e braccia distese lungo i fianchi. Un giorno, durante un allenamento, si volta verso di me e mi fa: “Sembri un soldatino”

Soldatino, un soprannome che racconta tante cose. Racconta l’attitudine di Angelo ad abbassare la testa e a correre, correre, correre, a testa bassa e a testa alta, su e giù sulla fascia. Racconta la vocazione al sacrificio, la voglia di non uscire mai dal campo senza aver sudato fino in fondo la maglia. Racconta la capacità di adattarsi a tutte le richieste dell’allenatore, per il bene della squadra. A destra, a sinistra, più avanti, più indietro, da esterno di centrocampo, da terzino. Angelo Di Livio problemi non se n’è mai fatti. La fascia era il suo regno. Partiva, e non si fermava. O lo buttavano giù, oppure alzava la testa e buttava in mezzo i suoi palloni. E poi via, di nuovo, indietro, fino al novantesimo.

E’ diventato un idolo dei tifosi bianconeri, anche se poi hanno un po’ storto il naso quando qualche anno fa Soldatino disse che nel suo cuore di tifoso c’era la Roma. Ma lui, per la maglia bianconera ha sempre dato l’anima e il corpo. Il cuore e i polmoni. E i tifosi della Vecchia Signora, in fondo, non se lo sono dimenticati di certo: gli hanno dedicato una delle stelle dello Juventus Stadium. Perchè il tifo è una cosa, l’amore per la maglia che indossi e quello per la gente che per te fa il tifo un’altra. E non sono confliggenti, per niente.

Ero romanista anche quando ero alla Juventus, ma questo non mi ha impedito di dare sempre l’anima per i colori bianconeri di cui sono stato orgoglioso e resto orgoglioso. Poi il tifo è un’altra cosa.

Ed è proprio per questo che quando nel 1999 è finita la sua avventura con la Juventus, Soldatino è andato a marciare altrove. Altrove, ma non in un posto banale. Non per chi tifa Juve, né per chi i colori bianconeri non li vede certo di buon occhio. A Firenze, dove il bianco e il nero sono i colori del nemico. Ma ci ha messo poco Soldatino a farsi amare anche al Franchi. Ci ha messo poco a far capire che per lui la maglia va onorata, sempre. Non importa il colore, importa dare tutto se stessi per ringraziare chi ci ha dato fiducia, chi ci sostiene. E non gli è importato di vivere gli anni bui della retrocessione, gli anni della C2 e della risalita: Soldatino lo ha fatto con piacere, mettendosi al braccio anche la fascia di capitano. Continua a combattere anche se gli anni si fanno sentire, anche se i polmoni e le gambe faticano sempre di più. Contribuisce a riportare i viola in B, poi in A. E proprio con la maglia della Fiorentina, nel 2004-05 disputa il suo ultimo campionato di A. L’ultimo di sempre, perchè la Fiorentina non gli rinnova il contratto.

Lui forse ci rimane male, ma non è sua usanza fare polemica. Abbassa la testa, saluta tutti, se ne va. Come ha sempre fatto sul rettangolo verde.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro