La rivincita di Andy Robertson, dal fango alla finale di Champions La rivincita di Andy Robertson, dal fango alla finale di Champions
C’è una Storia nella storia che riguarda da vicino il Liverpool di Jurgen Klopp. C’è un ragazzo scartato dai grandi club perché “troppo piccolo”,... La rivincita di Andy Robertson, dal fango alla finale di Champions

C’è una Storia nella storia che riguarda da vicino il Liverpool di Jurgen Klopp. C’è un ragazzo scartato dai grandi club perché “troppo piccolo”, che ha sgomitato tra il fango e i colossi delle categorie minori per guadagnarsi una seconda chance, c’è un calciatore che esattamente un anno fa era pronto a retrocedere col suo club mentre ora si è meritato sul campo una finale di Champions League da titolare. La Storia nella storia è quella di Andrew Robertson.

Scozzese classe 1994, nato a Glasgow, sin da piccolissimo Robertson si recava allo stadio per sostenere il Celtic, ed è proprio il settore giovanile degli Hoops ad accoglierlo ad appena 9 anni. Il ragazzino ha talento, ma per gli standard del club più grande di Scozia non è abbastanza: “Too small”, sentenziano i vertici del Celtic, così Robertson viene scaricato ed è costretto a ricominciare dai dilettanti del Queens Park, quarta divisione scozzese, non esattamente il paradiso in terra.

Dopo un anno di assestamento nell’Under 19, ad appena 16 anni viene inserito in prima squadra e si ritrova in Scottish Third Division, la quale, stando ai racconti, ricorda molto da vicino le categorie più basse del nostro calcio: terreni di gioco dissestati, spogliatoi fatiscenti, veterani enormi e nerboruti che non hanno nessuna voglia di farsi mettere i piedi in testa dall’ultimo arrivato.

La dura gavetta fa decisamente bene a Robertson, a Queens Park sono certi di aver scovato un gioiello, ma non possono neanche lontanamente immaginare il futuro che lo attende; a fine 2013 le squadre interessate al ragazzo sono Partick Thistle, St. Johnstone e Dundee United, non esattamente il gotha del calcio internazionale, quanto piuttosto rispettabili compagini del massimo campionato scozzese.


Andy sceglie il Dundee, ma la Scozia gli sta già stretta e la sua esperienza con gli arancio-neri durerà appena una stagione: le sue prestazioni sono fin da subito entusiasmanti, il Dundee ha in lui uno dei suoi punti di forza indiscussi, terzino ma in realtà esterno a tutto campo capace di saltare gli avversari come birilli e mettere al centro dell’area cross chirurgici.

Nell’estate del 2014, Andy Robertson firma con l’Hull City: in 463 giorni il ragazzo, ora ventenne, è passato dalla quarta divisione di Scozia alla Premier League, il campionato più ricco del mondo.

C’è un curioso aneddoto che vale la pena raccontare: durante il suo primo anno in Premier, Robertson compie 21 anni, età che molti calciatori festeggiano con vacanze da sogno, automobili di lusso o feste milionarie. Non Andy, che trascorre il suo compleanno con pochi intimi tra amici e famiglia, chiedendo ad ogni invitato di devolvere i soldi che avrebbe utilizzato per il regalo a un banco alimentare, istituzione che aiuta i meno fortunati, nell’ East Renfrewshire, zona vicino a quella dove il calciatore è cresciuto. La sua scalata verticale vi sorprende ancora?

Nella prima stagione a Hull Robertson scende in campo 24 volte, 17 da titolare, quanto basta per attirare l’attenzione di squadre ben più ambiziose dei Tigers, retrocessi a fine stagione; anche qui Robertson compie una scelta controcorrente, scendendo in Championship con la squadra che per prima aveva creduto in lui e riportandola in Premier dopo appena un anno. La stagione in cadetteria completa il processo di crescita di Andy, che torna in Premier come un difensore più completo e sicuro dei propri mezzi e risulta tra i migliori terzini del campionato inglese nella stagione 2016/17, nonostante debba far fronte alla seconda retrocessione in tre anni.

A credere in lui più di tutti è Jurgen Klopp, affascinato tanto dalle sue doti calcistiche quanto dalla sua storia,e decide di portarlo a Liverpool per 8 milioni di sterline più bonus. La presentazione di Robertson con la maglia dei Reds è surreale, il ragazzo appare quasi sconvolto mentre pronuncia le sue prime parole con la nuova maglia:

Il resto è storia recente: partito come riserva del più esperto (ma fin troppo offensivo e bersagliato dai tifosi del Liverpool) Alberto Moreno, Robertson inizia a ritagliarsi il suo spazio a dicembre, quando un infortunio mette fuori causa il terzino spagnolo, e non lo mollerà più. Sempre titolare nella fase a eliminazione diretta di Champions League, fatta eccezione per l’ininfluente gara di ritorno col Porto, così come in Premier League, salvo esigenze di turnover, Andy ora sfreccia su e giù per la corsia mancina del Liverpool e ha conquistato in breve tempo i tifosi Scousers. Quando scende in campo, oltre al suo talento, scendono in campo la sua storia, il suo cammino mai semplice e mai banale, la sua costante voglia di migliorarsi e puntare sempre più in alto.

5 anni fa era un ragazzino che calcava i campi fangosi della quarta divisione scozzese, ora si appresta ad affrontare il Real Madrid nella finale di Champions League; verrebbe da dire che Andy Robertson ha già vinto, ma non crediamo proprio che lui e il Liverpool sabato 26 maggio si accontenteranno di partecipare. Non sarebbe da Robertson.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11