Andrea Fulignati: il cuore diviso a metà Andrea Fulignati: il cuore diviso a metà
Non è facile il mestiere del portiere, solo contro il mondo, a fronteggiare gli attacchi avversari senza potersi concedere il lusso di una benché... Andrea Fulignati: il cuore diviso a metà

Non è facile il mestiere del portiere, solo contro il mondo, a fronteggiare gli attacchi avversari senza potersi concedere il lusso di una benché minima distrazione.

Non è facile farsi trovare pronti, magari per quell’unica parata decisiva, dopo 90 minuti passati ad osservare i 20 giocatori di movimento, avendo la possibilità di accarezzare la sfera di cuoio solo per qualche rinvio dal fondo, magari in qualche uscita.

Non è facile neppure la situazione opposta: trovarsi a difendere i pali di una squadra che fa acqua da tutte le parti e vedersi arrivare gli avversari da ogni lato, pronti ad infilzarti più e più volte.

E’ vero, in quest’ultimo caso sarai chiamato in causa più spesso, avrai maggiori possibilità per metterti in mostra, difficilmente verrai additato come unico colpevole in caso di disfatta ma una cosa è certa: prima o poi quel pallone finirà in fondo alla rete.

Lo sai tu, lo sanno i tuoi compagni e lo sa chi ti sta guardando: è solo una questione di tempo, di cercare di ritardare il più possibile quel momento in cui sarai costretto a piegare la schiena per consegnare il pallone a chi lo porterà al centro del campo.

Ora fermatevi un attimo e pensate. Immaginate per un momento di avere 23 anni, di essere un portiere alle prime esperienze da titolare in serie A ed essere chiamati a difendere la porta di una squadra già retrocessa. Vabbè, niente di che penserete voi: è comunque una buona occasione per mettersi in mostra. Vero, ma andiamo avanti. Immaginate che quella che state per giocare non è una partita come tutte le altre. Dovete affrontare la squadra della città in cui siete nati, quella per cui fate il tifo sin da bambino. La squadra che più volte, da ragazzini, avete seguito in trasferta, quella stessa squadra di cui vostro padre e vostro nonno hanno difeso i pali, a loro tempo.

Non solo dovrete affrontarla ma sarete arbitri del loro destino. Voi che non avete più nulla da giocarvi, voi che, in cuor vostro, l’ultima cosa che desiderereste sarebbe quella di fare uno sgarbo ai vostri amici. Voi che sapete cosa significhi soffrire, voi che sapete bene cosa possa provare un tifoso ad essere retrocesso all’ultima giornata, voi che fino a pochi anni fa eravate in mezzo a loro.

No, non è ancora tutto, immaginatevi, se riuscite, la cosa più importante: il contesto in cui la partita si svolge. In Italia, ovviamente, dove il calcio per la gente ha un’importanza seconda a pochissime cose, dove tutto è visto con sospetto ed in malafede, dove tutto è torbido. La settimana passata ad ascoltare persone, più o meno autorevoli, che teorizzano scenari sulla base di vantaggi economici derivanti da una sconfitta. Si parla di “paracadute finanziari”, di somme destinate alla vostra squadra che aumenterebbero in caso di sconfitta, e di una mancata promozione l’anno successivo, e via discorrendo.

Pensate ancora che sia facile? Isolarsi da tutto e tutti e giocare una partita, una semplice partita di pallone che invece verrà vivisezionata da milioni di persone alla ricerca di elementi che comprovino le loro tesi? Non lo è, fidatevi.

Se pensate che questo scenario sia solamente teorico vi sbagliate perché è proprio quello che è successo ieri sera ad Andrea Fulignati, portiere classe ’94 del Palermo nato ad Empoli.

Per lui questa non era una partita come le altre, per tutti i motivi che abbiamo sopraelencato e probabilmente per altri mille. Per Andrea quella di ieri era una partita che, in qualunque modo fosse finita, avrebbe causato sentimenti contrastanti. Era solo da stabilire a quale parte del cuore infliggere la sofferenza maggiore: se a quella destra, giocando una partita “arrendevole” per facilitare il compito degli avversari, o a quella sinistra, comportandosi da professionista esemplare e giocando al meglio delle proprie possibilità.

A titolo personale mi sento emozionato e amareggiato allo stesso tempo. Sono andato allo stadio Castellani dell’Empoli per 15 anni, ho vissuto tanti bei momenti con loro. Sono un tifoso dell’Empoli, una parte del mio cuore avrebbe preferito un altro verdetto ma sono un professionista ed ho dato il massimo.

Fulignati non solo ha deciso di mettere a tacere discorsi complottistici e dubbi di chi metteva in discussione persino l’opportunità per Bortoluzzi di farlo giocare titolare, ma ha sfoderato la sua miglior prestazione con la casacca rosanero. Le sue parate, in particolare quella del primo tempo sulla punizione di Zajc e quella sul tiro di Krunic, sono state decisive al fine della vittoria del Palermo.

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L’Empoli è retrocesso e a salvarsi, grazie anche alle parate di Andrea, è stato il Crotone. Un epilogo pazzesco, per certi versi clamoroso, a cui in pochi credevano. Un epilogo che, comunque si vogliano vedere le cose e per qualunque squadra si faccia il tifo, ci ricorda perché questo rimane uno degli Sport più belli del mondo, se non il più bello.

Per una giornata le ipotesi, i sospetti, i paracadute, le illazioni lasciamoli ad altri e godiamoci quanto di bello questo gioco possa ancora offrire.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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