Andrea Caracciolo: storia di un Airone che continua a volare Andrea Caracciolo: storia di un Airone che continua a volare
A 36 anni, dopo un carriera spesa a dare ma soprattutto a ricevere colpi dai difensori di tutta Italia, non erano in tanti quelli... Andrea Caracciolo: storia di un Airone che continua a volare

A 36 anni, dopo un carriera spesa a dare ma soprattutto a ricevere colpi dai difensori di tutta Italia, non erano in tanti quelli pronti a scommettere nuovamente su di lui, sull’Airone del Brescia che si apprestava ad iniziare una nuova stagione.

A poco serviva l’invito ad andare a controllare le cifre delle ultime sei stagioni, chiuse tutte in doppia cifra: quando la carta d’identità supera i 35 anni di età pare che per alcuni non si possa più giocare a pallone.

Intendiamoci, avere dubbi, perplessità e soprattutto la speranza di trovare qualche forza fresca, in grado di aiutare chi, per anni, si è sobbarcato l’intero peso di un reparto, erano tutte cose sensate. Parole alle quali Andrea Caracciolo dava ascolto, in virtù dell’umiltà che lo contraddistingue, consapevole che per almeno un altro anno sarebbe toccato ancora a lui reggere il peso dell’intera baracca.

In fondo cosa importava? Che parlasse pure la gente, era cosa normale, lui doveva fare semplicemente ciò che aveva sempre fatto, a dispetto di un insignificante numero in più sul documento d’identità.

Avrebbe faticato? Probabile. Sarebbe stato criticato? Possibile. Quel che è certo è che non si sarebbe mai tirato indietro, di fronte all’ennesima prova d’amore nei confronti di quella che è ormai a tutti gli effetti la sua città adottiva: Brescia.

Sì perchè la storia dell’Airone è la storia d’amore nei confronti di una città e della sua gente; è vero: se andate a cercare su Wikipedia le squadre in cui ha militato ne troverete diverse, a partire dagli esordi nel Sancolombano, dove gli venne cambiato il ruolo da difensore centrale in attaccante, sia benedetto Paolo Sollier, passando per Perugia, Palermo e Genova, entrambe le sponde.

Eppure per tutti gli appassionati di calcio Andrea Caracciolo è sinonimo di Brescia, un binomio inscindibile tanto da essere considerato alla stregua di una bandiera.

Sono le Rondinelle, all’epoca guidate da Carletto Mazzone, che lo fanno esordire in Serie A, stagione 2001-2002, ed è con quella maglia che diventerà il miglior marcatore nella storia del club, con 176 reti all’attivo.

“Quando ho annunciato la formazione, qualcuno ha storto il naso. Mi ha chiesto come potevo puntare su un ragazzino che fino all’ altro ieri stava alla Primavera. Ma il ragazzino ha stoffa e adesso sono contento di aver visto giusto”

Carlo Mazzone dopo i primi due gol di Andrea Caracciolo in A contro il Piacenza

In mezzo, come detto, ci sono altre esperienze, tutte nella massima serie, con maglie diverse da quella delle Rondinelle, unite da un denominatore comune: l’incapacità di esprimersi sullo stesso livello di Brescia.

Potremmo stare ore o giornate intere a disquisire sui motivi, la verità è che una spiegazione logica non c’è. O forse, molto più semplicemente, come accade nella vita reale, ognuno di noi ha un posto che chiama casa, indipendentemente dal fatto che sia il luogo in cui è nato o meno.

Che la casa, perlomeno quella calcistica, di Andrea Caracciolo sia solo e soltanto Brescia è piuttosto palese: lo si capisce dall’amore incondizionato della piazza nei suoi confronti, dal rendimento costante su altissimi livelli, da alcune scelte professionali che molti, al posto suo, non avrebbero fatto. Ad esempio quella di rifiutare un ingaggio faraonico, se rapportato a quello percepito all’epoca dal calciatore, dai Glasgow Rangers: era il 2008 e Andrea Caracciolo veniva dall’esperienza non esaltante in maglia blucerchiata.

Era tutto fatto tra le due società mancava solo il consenso del giocatore, mai arrivato. In quel mercato di Gennaio l’Airone passò al Brescia in serie cadetta e dopo due anni, svariati gol, tra cui il rigore decisivo nella finale dei playoff contro il Torino, contribuisce in maniera fondamentale alla risalita delle Rondinelle in serie A.

Ci proverà ancora a staccarsi da casa tornando prima a Genova, sponda rossoblu, poi a Novara. Niente da fare. Nel 2012 Gino Corioni lo rivuole a Brescia e l’airone non vede l’ora di accontentarlo. È la terza volta che torna ma per tutti sembra che non se ne sia mai andato.

Da quel giorno sono passate sei lunghe stagioni in cui l’Airone ha portato, e sta tuttora portando, il peso dell’attacco bresciano sulle proprie spalle, sempre pronte a trasformarsi in ali.

Abbiamo ammirato gol da prima punta navigata, movimenti da rifinitore e colpi di testa ad altezze raggiungibili solo da lui e pochissimi altri. Lo abbiamo visto impallinare una miriade di portieri dagli 11 metri con il suo rigore, il rigore “alla Caracciolo”, forte e centrale: così scontato ma non per questo meno letale.

Lo abbiamo visto segnare a 35 anni con un tacco volante, contro il Venezia che ha battezzato anche nella gara di ritorno di qualche giorno fa.

È un fenomeno senza età

Filippo Inzaghi

Prima o dopo arriverà il tramonto anche per l’Airone: noi lo immaginiamo esattamente come in quelle fotografie su National Geographic. Poetico ed indimenticabile.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo