Avete imparato a conoscerci, ci piace raccontare il mondo del pallone nei suoi lati più genuini, ci piace andare a scovare storie legate a...

Avete imparato a conoscerci, ci piace raccontare il mondo del pallone nei suoi lati più genuini, ci piace andare a scovare storie legate a questo mondo di cui i maggiori mass media non parlano, o toccano soltanto tangenzialmente. A noi piace addentrarci, andare a fondo, capire cosa può ancora dare di vero questo sport, che sembra voler centellinare ogni emozione a scapito di un’omologazione sempre più imponente. Per far questo, oggi, ci allontaniamo dai grandi palcoscenici. La storia, o almeno l’ultima parte di essa, è ambientata sulle sponde del fiume Brun, nella città di Burnley, all’ombra del Turf Moore, uno dei tre stadi più antichi di tutto il Regno Unito.

Il protagonista è un personaggio di Wolverhampton, il cui nome dirà davvero poco a molti di voi, ma la cui storia vale la pena di essere raccontata. Lui è Andre Anthony Gray, l’attuale capocannoniere del Burnley Football Club, capolista in Championship, con in testa un sogno chiamato Premier. E’ una storia di sofferenza, di speranza e rinascita, fatta di cadute e successivi traguardi raggiunti, in cui il finale più bello si deve senza dubbio ancora scrivere.

L’unica cosa che ferma le persone è ciò che hanno nella propria testa.

Questa è la convinzione che Gray si porta addosso, stampata nella mente ed impressa ancor più a fondo dell’inchiostro che abbonda su quel corpo da atleta. Non ti fermano neppure le vicissitudini della vita. Non se sei passato indenne, sebbene la vistosa cicatrice sul suo volto direbbe il contrario, a ciò che ha dovuto affrontare Andre, fin dai primi anni della sua vita.

Padre non pervenuto, difficoltà economiche e la prospettiva di un’intera esistenza sulle stanche spalle di nonno e su quelle più forti di mamma Joanna, nel frattempo in compagnia di un altro uomo.

E’ proprio il nonno che lo introduce al mondo del Football, gli trasmette la passione per il gioco e la fede nei Gunners e lo porta a tirare i primi calci ad un pallone. Poi, quando il piccolo Andre ha solo dodici anni, muore anche lui. Sembra surreale, uno di quei sogni che si fanno dopo aver mangiato troppo pesante o, visto dove è ambientata questa storia, dopo aver bevuto qualche pinta di troppo.

Il problema è che in questo caso la sveglia non suona, bisogna rimboccarsi le maniche e decidere cosa fare della propria vita.

La sua esistenza è priva di un riferimento maschile, di una guida in grado di rimetterlo sul binario principale quando corre il pericolo di deragliare. La madre cerca di non fargli mancare nulla, tutte le mattine lo accompagna al campo di allenamento per esser sicura che non prenda altre strade, solo una volta lo manda in treno, una di numero che Andre si ricorda ancora oggi.

Prima di andarsene il nonno gli ha lasciato un altro insegnamento, “there’s no time for excuses”, non c’è tempo per le scuse. L’unica cosa che Andre sente dentro di sé è di non dover tradire chi ha creduto in lui, chi gli ha mostrato l’unica strada che è in grado di renderlo felice.

Vuole diventare un giocatore di pallone. Inizia con le giovanili nel Wolverhampton, la squadra della sua città, ma presto si trasferisce allo Shrewsbury Town, squadra in cui milita fino al 2009, anno in cui compie i 18 anni. Gioca poco, anzi pochissimo, ma si allena come una bestia. Non c’è più bisogno che mamma Jo lo accompagni all’allenamento, gli basta una bicicletta con cui va ogni giorno al campo e in palestra, per essere il più in forma possibile, per darsi le migliori chance di successo. Una volta fuori dal controllo materno, però, è anche facile perdersi e di occasioni in tal senso per Andre Gray, ce ne sono parecchie.

Inizia a frequentare le gang giovanili, gente della sua età o qualcosa in più, che ama trascorrere le proprie giornate a bighellonare per i quartieri e le notti nei club, meglio se in cerca di rogne.

Gioca a calcio e si diverte con gli amici per strada, di soldi ne alza ancora pochi ma qualcosa sta per cambiare. Il divertimento sta per trasformarsi in guai. Dallo Shrewsbury passa all’Hinckley United, stiamo parlando del sesto livello del calcio inglese, tanto per avere un’idea, con cui conclude la prima stagione a quota 13 centri. Fuori dal campo le amicizie si fanno sempre più pericolose, ogni serata si sfiora la rissa quando proprio non finisce a pugni. Andre non è tra i più scalmanati, a dire il vero cerca sempre di tenersi in disparte ma purtroppo quelle frequentazioni fanno sì che una notte, non una notte qualsiasi ma quella di Natale nell’anno del Signore 2011, si trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Finisce in una rissa fuori da un night, non certo la prima della sua pur giovane esistenza, ma stavolta spuntano anche i coltelli, uno dei quali finisce la sua corsa sul viso del ragazzo. Ancor prima che se ne accorga la sua faccia è una maschera di sangue.

Mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, no ho fatto nulla realmente per meritarmi quell’aggressione se non mettermi nella situazione perché ciò accadesse. Il giorno dopo mi sono svegliato e invece di piangermi addosso ho pensato: bè poteva andarmi molto peggio, avrebbero potuto accoltellarmi nell’occhio o nel collo, così sarei rimasto cieco se non addirittura morto. Sono andato avanti.

Mai voltarsi indietro, se non per capire gli errori ed imparare da essi, questo sembra voler sottintendere Andre Gray, in un punto cruciale della sua vita e carriera. La verità, però, è che spesso è difficile, quando ci sono di mezzo gli amici allontanarti da loro, anche se questa volta non può fare altrimenti. Si perché anche nel calcio siamo già alla soglia dei vent’anni, ancora impantanati nelle leghe minori, in più i problemi fuori dal rettangolo di gioco non aiutano di certo.

La sua seconda stagione all’Hinckley però è di quelle importanti, sedici gol e varie prodezze che convincono i dirigenti del Luton Town ad accantonare i problemi e focalizzarsi sul potenziale. Gray è una forza della natura, atleticamente strabordante, veloce e tecnico al tempo stesso. Il sinistro lo usa solo per scendere le scale, può sempre imparare, ma già col destro fa cose che la metà dei giocatori di due categorie più alto si sognano.

Approda quindi al Luton, pagato circa l’equivalente di 40.000 euro, siamo nella quinta serie del calcio inglese. Un piccolo salto in avanti, ma ancora troppo distante dai sogni di gloria. Dal 2012 al 2014 segna 54 volte in cento partite esatte disputate, più di un gol ogni due. Nella sua ultima stagione va a segno per 30 volte, troppe perché i dirigenti di squadre più blasonate non se ne accorgano. La prima a farsi avanti è il Brentford, squadra di Championship che sborsa poco più di 600.000 euro per assicurarsi le sue prestazioni.

Nel frattempo la vita sembra non dargli pace, muore il patrigno e si trova improvvisamente a doversi occupare anche del fratellino Cody, nato da soli 3 anni. Per uno che già a stento riesce a dominare i suoi vent’anni un duro colpo, di quelli che ti mandano al tappeto senza appello.

L’impatto con la seconda divisione inglese è di quelli tosti, ci sono momenti in cui gli sembra che anche un passaggio di due yards sia impossibile. Si mette in discussione, si chiede se veramente possa valere un posto in Premier, nell’Olimpo del calcio. I dirigenti ed il manager continuano a credere in lui che nel frattempo inizia a scaldare i motori, prende le misure ai nuovi difensori, si adatta al diverso ritmo di gioco e ricomincia a gonfiare le reti di tutti i campi inglesi che incontra. A fine stagione il Brentford raggiunge inaspettatamente i playoff per essere promosso in Premier, ma viene sconfitto dal Middlesbrough in semifinale con Gray che realizza l’unica rete della propria squadra.

Inizia la nuova stagione con la stessa maglia ma dopo due partite, nelle quali Gray realizza altrettante reti, arriva l’offerta irrinunciabile del Burnley. Sei milioni di euro, riposti nella speranza di ripercorrere le recenti gesta di Jamie Vardy, affrontato tra l’altro ai tempi in cui l’attuale stella del Leicester militava nel Fleetwood. Sei milioni di euro assolutamente ben riposti a guardare oggi la classifica della Championship, in cui i Clarets la stanno facendo da padrone e Andre Gray guarda tutti dall’alto al basso, in virtù dei venti centri fin qui messi a segno.

Quella cicatrice sul volto è lì a ricordargli costantemente chi è e da dove viene, perché la cosa certa è che Andre Gray è ora pronto per spiccare il volo, con un solo motto in testa: mai voltarsi indietro.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo