L’addio di Iraola, il leone basco L’addio di Iraola, il leone basco
Giocare tutta la carriera con una sola maglia è una sensazione magnifica. Ti fa sentire parte di una grande famiglia, ti fa sentire amato... L’addio di Iraola, il leone basco

Giocare tutta la carriera con una sola maglia è una sensazione magnifica. Ti fa sentire parte di una grande famiglia, ti fa sentire amato da gente che, come te, ha quella maglia impressa sul petto, indelebilmente. Se poi quella maglia è biancorossa, ed è quella dell’Athletic Club, bè, è tutto un altro discorso. Significa che sei diventato l’eroe di un popolo, che per quella maglia vive, che per quella maglia farebbe follie. Se giochi tutta la carriera tra le mura del San Mamés di Bilbao, ti ritagli un posto nella storia del tuo popolo.

Andoni Iraola Sagama è un terzino, uno come tanti ce ne sono nelle massime serie professionistiche dei campionati di tutta Europa. Andoni Iraola dal 2000 corre su tutta la fascia destra con la maglia biancorossa dell’Athletic, corre su e giù, macina chilometri senza sosta. Andoni Iraola non è uno di quelli di cui ti accorgi, in campo, perchè, tutto sommato, fa il suo onesto mestiere, fa il suo lavoro. Ma per i tifosi dell’Athletic è diventato una presenza rassicurante. Sempre lì, sulla fascia destra. Passava il tempo, passavano le stagioni e Andoni era lì, fiero, a correre nella sua zona di campo. Passano gli anni, e buttano anche giù il vecchio San Mamés per costruirne uno nuovo, più moderno, più funzionale. Ma lo spirito della gente di Bilbao è rimasto intatto, anche se è cambiato il teatro, anche se le gradinate sono diverse.

E lo spirito della gente di Bilbao è orgogliosamente rappresentato da gente come Iraola. Che sabato ha disputato la sua ultima partita di campionato con la maglia biancorossa dei Lehoiak addosso, l’ultima davanti alla sua gente, nello stadio di casa. Ad aprile aveva annunciato in conferenza stampa che, a 32 anni, non si sentiva più in grado di fornire prestazioni adeguate alle richieste di quella maglia. Ha dignitosamente scelto di farsi da parte, di lasciare quella fascia a qualcuno più fresco di lui.

L’Athletic, sabato, ha battuto 4-0 il Villareal, e il primo gol è arrivato su calcio di rigore. Quando l’arbitro ha indicato il dischetto, tutto il pubblico, tutti i compagni, hanno puntato il loro sguardo su Iraola. Volevano che fosse lui a suggellare l’addio a quella maglia, con un gol. Ma lui, sempre con la stessa dignità, sempre pensando al bene della squadra, ha detto no, ha lasciato che fosse Aduriz a battere il calcio di rigore.

E poi, tre minuti dopo, siccome il destino non voleva far passare la giornata senza metterci del suo, l’Athletic si è lanciato in contropiede. Aduriz ha visto una freccia correre lungo il corridoio centrale. Una freccia con la fascia di capitano e la maglia numero 15. Già, Andoni Iraola. Aduriz ha messo il pallone in profondità, Iraola ha scavalcato il portiere con un tocco morbido. Era la giusta conclusione di quella giornata. 507 partite con la maglia dei Leones, 36 reti segnate. Mai un trofeo alzato al cielo, però. Si porterà dietro, Iraola, il rimpianto di quella finale di Europa League persa nel 2012 a Bucarest contro l’altra squadra biancorossa di Spagna, l’Atletico Madrid.

Un rimpianto che però può essere messo a tacere. Perchè il cerchio, in realtà, deve ancora chiudersi. Il 30 maggio, al Camp Nou di Barcellona, Andoni Iraola dovrà indossare ancora una volta, l’ultima per davvero, la fascia di capitano dell’Athletic, nella finale di Copa del Rey contro i padroni di casa blaugrana. E chissà che quel trofeo, dopo 507 partite più una, non possa finalmente essere sollevato al cielo.
Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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