Un tuffo indietro nel passato, un tuffo negli archivi della serie A che fu, è per noi non solo necessario, ma quasi doveroso. I...

Un tuffo indietro nel passato, un tuffo negli archivi della serie A che fu, è per noi non solo necessario, ma quasi doveroso. I nostri ricordi corrono immediatamente al campionato italiano dei primi anni duemila, il migliore al mondo probabilmente.

C’erano le corazzate a darsi battaglia, c’erano i campioni con la C maiuscola e tutti gli occhi erano puntati sul nostro paese ed in particolare su di loro. I nostri occhi, però,quelli no. I nostri occhi erano attratti soprattutto da altro. Un altro dal gusto romantico, dal sapore dolce di chi è appena approdato tra i grandissimi e amaro al tempo stesso, di chi sa che dovrà sudarsi ogni singolo punticino e sperare, in cosa non è dato saperlo.

Ci sono sempre piaciute le favole nello sport, nel calcio in particolare. Del lieto fine, invero, non ce n’è mai importato più di tanto. Abbiamo imparato a soffrire, guardare in faccia alla realtà ed al destino che spesso ci si mette di traverso. E’ vero, ci illudiamo ancora perché non possiamo vivere altrimenti, ma storie come questa ci hanno temprato l’animo, almeno quello sportivo.

La favola che vi raccontiamo oggi è quella dell’Ancona 2003-2004, approdato nella massima serie a distanza di 10 anni dalla prima promozione, quando alla guida della compagine c’era Sergio Zarate, fratello dell’ex laziale Mauro.

Questa volta l’artefice del miracolo promozione è Gigi Simoni, inspiegabilmente silurato dal presidente al termine della gloriosa cavalcata nella serie cadetta. Presidente per cui è d’obbligo aprire una piccola parentesi, di natura extrasportiva. Ermanno Pieroni, personaggio stravagante già presidente di Messina e Perugia, vanta 8 procedimenti giudiziari a suo carico.

Ha pagato il fallimento dell’Ancona con 53 giorni al fresco, in isolamento, più svariate sanzioni che solo a raccontarle si farebbe notte. Si narra, tra le altre cose, fosse solito viaggiare in Mercedes, con biglietti per tutte le partite da distribuire a chiunque glieli chiedesse.

Chiusa questa doverosa divagazione, che ci aiuterà comunque a capire il fallimento a cui andrà incontro, passiamo al campo. Detto di Gigi Simoni silurato bisogna pensare al manico, al timone che guiderà la nave nella massima serie. Chi meglio di Sor Carletto per questa avventura? L’uomo adatto per coltivare i sogni, il giusto mix di esperienza e sfrontatezza che serve quando sei una neopromossa. Già, nessuno meglio di lui.

Ma il buon Pieroni non aveva fatto bene i conti con il passato di Carletto, cuore e simbolo ascolano per cui il Del Duca è una seconda casa, forse anche la prima. Il passato, purtroppo o per fortuna non si cancella, ed i tifosi di entrambe le squadre non vedono di buon occhio questa destinazione. Arriveranno persino le minacce di morte, troppo anche per uno come lui che ne ha viste tante. Si ripiega sul suo vice Menichini, sicuramente meno “compromesso”, cercando così di mantenere il credo calcistico mazzoniano.

Gli mettono in mano un’accozzaglia di giocatori, che ad uno sguardo poco attento potrebbero anche non essere così male. Peccato che molti di questi siano alla frutta, alcuni proprio all’ammazzacaffè.

In difesa non possiamo dimenticare un delinquentissimo Bilica, roccioso brasiliano che ricordiamo per essere l’unico compagno di squadra ad aver abbracciato Tuta dopo un goal segnato in Venezia-Bari datata 1999, partita dal forte sospetto combine, sulla quale aleggia un fascino di mistero che la rende speciale ai nostri occhi.

E’ vero, qualcuno ricorderà Bilica anche per aver indossato disperatamente i guantoni da portiere ed aver respinto un rigore a Sheva nell’anno 1999-2000. A centrocampo ci sono Dino Baggio , Jorgensen, Herrera e soprattutto Pietrone Parente, passato alle cronache per aver portato a casa la pelle dopo un faccia a faccia con Jaap Stam.

La partita incriminata è Ancona-Lazio: il difensore olandese entra in scivolata su Parente che, sciaguratamente, pensa bene di rifilargli un calcio. Le successive mani al collo di Stam a Parente sono ormai storia, un’icona della delinquenza oseremmo dire. I secondi di angoscia mista a terrore passati dal centrocampista anconetano, siamo certi tornino ancora a bussare alla sua testa durante i peggiori incubi.

In attacco ci sono il croato Milan Rapaic , Ganz, il “Tatanka” Dario Hubner, e l’introvabile sagoma di Paolo Poggi. In rampa di lancio troviamo un giovanissimo Goran Pandev, in prestito dall’inter e di cui si dice un gran bene in allenamento. Gente che il meglio l’ha già dato abbondantemente o, come nel caso del macedone, non ancora pronta per certi palcoscenici.

Passano le giornate ma di punti se ne vedono pochi, anzi pochissimi. Dopo la quinta partita la classifica è già impietosa: 1 punto, frutto di una sfangata epocale col Modena. Due goal fatti e 12 subiti con il povero Scarpi in porta che non sa più a che santo votarsi.

Bisogna cambiare rotta, altrimenti si va giù senza passare dal via. Chi meglio di Nedo Sonetti per tentare l’impresa disperata? Chi meglio di Nedo Sonetti per minestrare come se non ci fosse un domani? Nessuno, non raccontateci palle. Ed infatti …no, niente infatti. Non pensiate questa volta di esser dalla parte giusta dellla storia. L’impresa è di quelle proibitive, anche per uno come lui che ne ha viste di ogni. Passano 13 giornate di vera e propria agonia in cui riesce solamente a racimolare 4 pareggi, e credeteci non è stata comunque un’impresa facile.

Nel frattempo, nel mercato riparatore di Gennaio, Pieroni tenta il colpo a sorpresa. Il grande nome, ad effetto, capace di infiammare la folla. Quello in grado di dar nuova linfa all’ambiente, sprofondato in una depressione cosmica. Arriva lui, Mario Jardel, bomber brasiliano che in Portogallo ha segnato come una macchina.

Peccato che dal 2002, anno in cui viene escluso dai mondiali di Corea e Giappone, sia precipitato in un baratro di solitudine e tristezza che si porterà dietro anche negli anni a venire, anche e soprattutto nella sua fugace avventura nelle marche. Al Del Conero di Ancona le gente vede arrivare quest’uomo, imbolsito e dall’aria imbronciata, e si domanda “è lo stesso che ha segnato valanghe di goal e vinto la scarpa d’oro?

La risposta non tarderà ad arrivare, e sarà amara come il fiele. No, assolutamente non è lo stesso. Jardel è in preda ad una crisi esistenziale, ha il male di vivere di Leopardiana memoria cucito addosso. Lo si capisce già alla presentazione ai suoi tifosi, in un Perugia- Ancona in cui Mario si dirige con la sciarpa al collo sotto la curva.

Fin qui niente di strano penserete voi. Ecco, non proprio. La curva verso la quale si dirige è quella umbra e logicamente viene sommerso di fischi, salvato in extremis dai propri compagni e dirigenti che lo portano sotto la sua gente.

L’esordio in campo, se esordio lo si può chiamare, avviene con il Milan e sarà disastroso. Nessuno si accorgerebbe della sua presenza in campo, non fosse per quei chilogrammi di troppo che si trascina, goffo e sornione, in giro per il prato.

Tempo 3 partite e gli viene rescisso il contratto, spedito al Bolton come il peggiore dei lebbrosi. Nel 2008 dichiarerà di aver fatto abbondante uso di cocaina nei suoi anni peggiori, cosa sulla quale, sinceramente parlando, nutrivamo già più di qualche sospetto.

Nonostante questo Pieroni non si dà per vinto, le prova tutte. Fuori Sonetti dentro Galeone, altro traghettatore doc il cui nome è stato accostato ad ogni squadra in odor di retrocessione.
Ma, parliamoci chiaro, neanche Gesù Cristo sceso dalla croce avrebbe salvato questo squadra.

A fine anno il bilancio è impietoso: 13 punti fatti , 25 sconfitte subite con 70 goal sul groppone. La penultima in classifica è distante 17 punti e la salvezza…bè la salvezza è un miraggio distante oltre 20.

Alle persone normali piace ricordare le vittorie, i trionfi e la gloria. Ma noi non siam normali, e storie come questa ci rimangono nel cuore e nella mente più di ogni altra. Viviamo alla giornata sperando, prima o poi, di poter raccontare un’altra Ancona di Mario Jardel e di farla rivivere ad imperitura memoria.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo