Amore che torni: la storia tra Mimmo Criscito e il Genoa Amore che torni: la storia tra Mimmo Criscito e il Genoa
Come in una vecchia canzone di Antonello Venditti che distrattamente passa in radio: “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.A... Amore che torni: la storia tra Mimmo Criscito e il Genoa

Come in una vecchia canzone di Antonello Venditti che distrattamente passa in radio: “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”.A chi non è capitato di ripensare ad un amore passato, struggersi alla nostalgia di un ricordo ed aver voglia di tornare indietro, di riavvolgere il nastro, di rivivere attimi ed emozioni che ti hanno marchiato a fuoco la pelle e l’anima?

Deve aver pensato questo Mimmo Criscito, nei tanti anni passati in Russia, al gelo di San Pietroburgo. L’odore del mare, i vicoli di Genova, i panorami mozzafiato, le scritte sui muri che ricordano Fabrizio De Andrè praticamente in ogni angolo e la maglia rossoblù: quella del Genoa. Il calore e l’affetto della Gradinata Nord, un popolo da sempre legato visceralmente alla propria squadra.

Mimmo Criscito ha sentito il richiamo, aveva promesso di tornare un giorno di tanti anni fa ed ha mantenuto la promessa. All’ultimo minuto, con lo stadio in apnea, ha fatto letteralmente impazzire Marassi con una straordinaria conclusione di sinistro dal limite dell’area che ha battuto Strakosha, ed ha regalato al Genoa i tre punti contro la Lazio.

Nato a Napoli, ma genovese d’adozione. Nel 2002 l’ex Responsabile del Settore Giovanile del Genoa Claudio Onofri portò a Genova un allora sedicenne Domenico Criscito. Due anni con la maglia del Grifone addosso, il tempo di debuttare in Serie B e poi la chiamata della Juventus. A Torino però gioca solo nel Campionato Primavera. I bianconeri lo rimandano in prestito ai rossoblù, questa volta Criscito è titolare inamovibile, gioca trentasei partite nel campionato cadetto 2006-07, segnando anche quattro gol, contribuendo così alla promozione in Serie A della squadra.

Ancora una parentesi alla Juventus, questa volta nella massima serie italiana, otto partite giocate fino al ritorno definitivo al Genoa nel gennaio del 2008. Tre stagioni e mezza con la maglia rossoblù sulle spalle, cinque gol in campionato e uno in Europa. E’ il 2011 quando arriva la chiamata dello Zenit di San Pietroburgo. 115 partite giocate con la maglia dei russi, avventura accompagnata da allenatori del calibro di Luciano Spalletti e Roberto Mancini. Due campionati vinti, una Coppa di Russia e due Supercoppe i trofei alzati al cielo ed anche la conquista della fascia da Capitano.

Mimmo Criscito però, in tutti questi anni trascorsi lontano da casa non aveva mai dimenticato il popolo genoano e il Genoa. Fino alla scorsa estate quando è arrivata finalmente la possibilità di tornare. La decisione presa in primavera, tanto da poter essere presente all’ultima giornata di campionato dello scorso anno al Ferraris ed affermare: “quando sono andato via avevo promesso il mio ritorno e così è stato: amo questa società, amo questa squadra e sono felice di esserne il Capitano”.

Come a chiusura di un cerchio, perché la felicità e la serenità la si ricerca sempre nei posti dove si è stati bene. L’avvio con Ballardini in panchina, poi il periodo con Juric, fino all’arrivo di Cesare Prandelli. Già, proprio quel Prandelli che quando era allenatore della Nazionale nel 2014 non lo portò ai Mondiali per motivi etici. Non la prese bene Mimmo, immaginiamo. Tutto alle spalle ormai, il passato non conta, quello che è importante è solo il bene del Genoa. Un patto tra due uomini puri, sinceri, in uno spogliatoio che li h rimessi uno di fianco all’altro. L’allenatore e il suo Capitano e niente più. Non c’è passato, c’è solo il presente ed il futuro. Il cerchio adesso si è chiuso davvero. Domenico Criscito è un ragazzone di trentatre anni, di mestiere difensore. Tecnicamente e tatticamente ancora uno dei migliori difensori del panorama calcistico italiano.

Con l’impegno e l’abnegazione, sta dimostrando in campo, quanto davvero tenesse a quella maglia e a quella fascia.

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Il resto è storia recente, il gol di domenica , nove anni dopo l’ultima volta. La corsa verso la Gradinata Nord, verso la sua gente con la maglia sventolata al cielo e poi un bacio. Un bacio sentito allo stemma del Grifone. Sensazioni di felicità ed emozioni, come quel vecchio amore che  paziente ha saputo aspettare il suo ritorno. Per esser baciata appassionatamente davanti a tutti, senza vergogna, in un gesto d’affetto senza tempo, eterno come solo certi momenti sanno essere.

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo

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