Da quando possiamo goderci in tranquillità, sul divano di casa, partite che si giocano anche a centinaia di chilometri di distanza da casa nostra,...

Da quando possiamo goderci in tranquillità, sul divano di casa, partite che si giocano anche a centinaia di chilometri di distanza da casa nostra, e grazie ai progressi della tecnologia, vedere le partite sul divano insieme agli amici è diventata un’esperienza alla quale abbiamo fatto l’abitudine e della quale, onestamente, non riusciremmo più a fare a meno (anche se andare in prima persona a sfogare gli istinti più beceri allo stadio è sempre il top, ma ormai è sempre più impresa da uomini straordinari).

Tutti noi abbiamo i nostri fidati amici che ci accompagnano nella visione di tutti i match, importanti o insulsi che siano. E tutti noi abbiamo i nostri amici che corrispondono quasi sempre a delle determinate tipologie di tifosi da divano, che abbiamo cercato di individuare in questa sintetica analisi.

1. Il pessimista

Guardare le partite con questo soggetto ti fa passare la voglia di seguire il calcio e, certe volte, pure di vivere. Dal primo minuto comincia con una lagna di proporzioni bibliche. A partire dal momento della lettura delle formazioni, nella quale vede il presagio della sventura imminente, il pessimista legge in ogni segno un evidente motivo per pensare alla sconfitta -ovviamente di dimensioni tragiche- della sua squadra del cuore.

Quando la sua squadra perde il sorteggio della monetina, dice di voler andare a casa, tanto ormai la partita è andata. Bofonchia per tutta la durata del match, insultando tutti i giocatori, anche quando stanno giocando bene, perchè potrebbero fare meglio. Se la sua squadra segna, spesso non esulta nemmeno, tanto lui già lo sa che finirà male. Se invece i suoi eroi prendono gol, può esplodere nella sua frase preferita, quella che sembra non veda l’ora di pronunciare: “L’AVEVO DETTO IO”.

Attenzione: il pessimista potrebbe anche recitare un ruolo simile in funzione scaramantica, per esorcizzare il demone della sconfitta e, nella sua mente malata, portare un vantaggio alla sua squadra. In ogni caso, non vive esattamente nella maniera più serena l’evento sportivo.

2. L’esaltato

Lui ci crede veramente tanto. Sente la partita quasi quanto i protagonisti in campo e infatti, big match o partita contro l’ultima in classifica che sia, per lui l’agonia comincia almeno 6 ore prima della partita, momento in cui si piazza in poltrona con tutti i quotidiani a portata di mano e i canali di informazione sportiva già sintonizzati per cogliere le ultime novità di formazione.

Man mano che la partita si avvicina, aumenta la sua frenesia, e quando l’arbitro finalmente emette il fischio d’inizio l’esaltato comincia a sudare, nervosamente. Segue ogni fase dell’incontro con un’ansia addosso paragonabile solo a quella con cui Beppone Iachini vive le partite sulla sua panchina. Incoraggia i suoi con urlacci e esclamazioni incomprensibili, di tanto in tanto fa partire anche qualche coro che segue quello dello stadio.

Se la sua squadra segna, distrugge tutto quello che ha a portata di mano, infatti molto spesso non è ospite gradito in casa d’altri, che preferiscono darsi malati o dichiarare che hanno smesso di seguire ogni tipo di manifestazione sportiva pur di non accogliere in casa questa bestia di Satana. In genere, dopo questa fase della sua vita, consigliato dal suo psicoterapeuta di fiducia, finisce per passare le domeniche pomeriggio a partecipare a retrospettive sull’Impressionismo e le sue influenze sul postmodernismo.

3. Il moviolista

In genere, fa o ha fatto l’arbitro nelle categorie più infime, e questo influisce sul suo modo di vedere le partite. Oppure, caso ancora peggiore visto che non ha la scusante della malattia professionale, semplicemente ama rompere gli zebedei al prossimo. L’amico moviolista guarda ogni partita come fosse un dossier da arricchire ogni minuto di nuovi particolari e prove schiaccianti.

Analizza con disarmante minuziosità ogni minimo contatto, urla “RIGORE, ASINO!” oppure “MA LASCIALI GIOCARE, IMBECILLE” ogni tre per due. In sostanza non è mai d’accordo con le decisioni dell’arbitro, anzi, a voler essere precisi non è mai d’accordo con la reazione dei suoi compagni di visione. Più che il moviolista gli piace fare il bastian contrario, per spirito d’animo.

Caso ancora peggiore, quando, per dimostrare la sua competenza e la sua conoscenza delle regole del gioco, costringe tutti a sorbirsi una lunghissima quanto inutile spiegazione delle ultime interpretazioni del fuorigioco o del fallo di mano. Spiegazioni che a tutti gli altri non interessano minimamente, ovviamente. Questo soggetto è a forte rischio ceffoni. Per cui, se vi individuate in questo profilo psicologico, fate molta attenzione, i vostri amici vi vorrebbero vedere distesi in terra con un lenzuolo bianco a vestirvi.

4. Il nostalgico

Guarda la partita come tutti gli altri, ma è distaccato, la sua mente è altrove, il suo pensiero vaga nel passato. Il nostalgico non riesce in alcun modo a godersi il presente, per lui tutto quello che accade qui e ora è sostanzialmente una schifezza. Alle volte il suo atteggiamento è giustificato: vedere scorazzare D’Ambrosio sulla fascia che fu di Javier Zanetti autorizza qualche tifoso interista a guardare con immensa malinconia al passato glorioso.

Lui, però, non riesce a staccarsi dai miti e dagli eroi dei tempi belli. Anche se la sua squadra sta vincendo per 3-0, se in tribuna inquadrano una vecchia gloria, lui urla e impazzisce, ricordando quante gioie gli abbia dato quell’uomo. Certo, Dybala è un fenomeno, ma ogni volta che inquadrano David Trezeguet in panchina, lui non può fare a meno di farsi cascare giù per il volto una piccola lacrimuccia.

Il momento in cui riesce a dare il meglio di sé è quando tira fuori giocatori dimenticati da tutti e partite che ricorda solo lui: “Ma ve lo ricordate quel 2-0 al CSKA Sofia, quel mercoledi di metà febbraio, con quel gol di Rizzitelli?”. Non si capisce bene se tifi ancora la squadra del suo cuore, si sa solo che venderebbe sua madre e tutti i suoi organi per tornare indietro di dieci anni. Di sicuro è un inguaribile romantico.

5. L’incompetente

Gli volete comunque del bene, è un vostro amico di infanzia e con lui siete cresciuti, è un bravissimo ragazzo, generoso e simpatico. Ha però un solo, gigantesco, difetto: di pallone non ne capisce una beata mazza.

Lui, però, per non rimanere escluso dai vostri discorsi e dalle vostre serate, consapevole della vostra malattia incurabile, ha deciso di adeguarsi e di fare buon viso a cattiva sorte. Nonostante la sua manifesta incompatibilità con il giuoco del calcio, continua imperterrito a venire a vedere le partite con voi, e, bisogna ammetterlo, di tanto in tanto prova pure a inserirsi nei vostri discorsi, con esiti però più tragici di un Felipe Melo messo in cabina di regia a provare illuminanti cambi di gioco di 40 metri.

In 30 anni di vita non ha ancora capito come funziona il fuorigioco, o per quale motivo continuino a giocare di lunedì, di martedì, di mercoledì, non sa la differenza tra Champions League ed Europa League, conosce i nomi di massimo una ventina di giocatori, quasi tutti ormai ritirati o passati a miglior vita, deve farsi spiegare ogni volta i colori delle squadre, sempre che non si giochi con terze divise dai colori improponibili. Lui, per il bene del vostro legame di amicizia, continua a non capirci, ma in ogni caso non molla. Eroico.

6. Il burlone

Non comprendendo a pieno la sacralità del calcio, questo tipo di tifoso da divano con cui vedete le partite, prova a sdrammatizzare facendo battute su tutto. Ci sono due casi possibili, a seconda che siate fortunati o che il Signore Iddio abbia deciso di tenervi in antipatia (e in quel caso buona fortuna, per tutto).

Nel primo caso, tutto sommato, il burlone ne capisce di pallone, e se Iddio è grande è anche abbastanza simpatico, per cui molte volte riesce anche a farvi sorridere durante una partita incolore e insapore. In questo caso la presenza del simpaticone potrebbe anche rendervi più gradevole una partita non proprio indimenticabile.

Nella seconda ipotesi, invece, il cabarettista di turno non solo non è in grado di comprendere le dinamiche del calcio e i suoi sviluppi, ma è anche simpatico come un mucchio di sabbia infilato proprio lì dove non batte il sole. Se la partita è tesa e combattuta, qualcuno che si troverà di pessimo umore -e, fidatevi, ci sarà quasi sicuramente- vorrà mettere le mani addosso al burlone. Che sarà costretto a rimettersi al suo posto e a sperare che la partita finisca prima di subito.

7. Lo scommettitore incallito

Per lui, le partite di calcio non si giocano per il gusto dello sport, della competizione, dell’emozione. No, per niente. Per lui le partite di calcio (e di qualsiasi altro sport se è particolarmente incallito) si giocano solo e soltanto per provare a racimolare qualche soldo scommettendo su di esse.

Per cui, lo scommettitore incallito vive malissimo la partita, soprattutto se ha bisogno di un solo risultato per chiudere finalmente il suo amato lenzuolone. Il che, ovviamente, trasforma la sua partita in un incubo nel quale venite trascinati pure voi. Che, pur di non vederlo soffrire in questo modo barbaro, quasi quasi sareste disposti ad accettare una sconfitta della vostra squadra del cuore. Ovviamente, lo scommettitore mette da parte ogni tipo di fede calcistica, rinnegata come il peggiore dei Giuda.

A questa categoria appartiene anche il Fantacalcista incallito. Che, al gol che gli fa vincere la giornata, esulta anche se arriva al minuto numero 90 di un derby. A molti potrebbe non piacere, ma in nome del dio Denaro alcuni sono anche disposti a nefandezze simili. Sono cose molto personali sulle quali ognuno ha il suo punto di vista, manco fosse una diatriba filosofica, e noi non ci azzarderemo ad emettere giudizi etici o morali.

8. L’analista tattico

L’evoluzione moderna del calcio, insieme a quello delle tecnologie dell’informazione, ha cambiato il modo di vivere e soprattutto interpretare questo sport. Insomma, la rivoluzione dei big data ha colpito anche il calcio e, oggi, sono sempre di più i numeri e le statistiche avanzate con cui possiamo leggere una partita. Il che, dobbiamo dirlo, non è assolutamente un male.

Solo che, qualche volta, si esagera. Tipo, quando vi trovate in tensione a guardare la partita più importante dell’anno e il vostro amico, rimasto contagiato da questa rivoluzione tecnologica, insiste a voler interpretare la partita in chiave tattica, statistica, iperspecialistica. I casi più disperati si dotano di tablet o computer per leggere in tempo reale la partita in base ai dati.

Piuttosto che fare come tutti gli esseri umani, che danno la colpa di un gol subito alla malasorte, alla scarsezza del difensore, alla papera del portiere, all’errore arbitrale, al complotto, alle fasi lunari, l’analista tattico ha subito pronta la spiegazione. E sarà colpa di baricentri troppo bassi, di cambi di sistemi di gioco, di chilometri percorsi, di distanza tra i reparti, di flussi di gioco.

9. Il bestemmiatore folle

Non è in grado di mantenere la calma neppure sotto sedativi. Non accetta serenamente nessuna decisione arbitrale. Ogni passaggio sbagliato lo manda in bestia. Ogni scelta dell’allenatore gli fa partire l’embolo. Un errore sottoporta tipo quello di Dzeko la settimana scorsa contro il Palermo gli può costare la salute delle coronarie.

Il bestemmiatore folle vive MALISSIMO le partite di calcio, che per lui sono un’occasione per rovinarsi il fegato e la salute. Odia tutto e tutti, odia i rivali, odia gli arbitri, odia i telecronisti, odia persino i suoi stessi giocatori, colpevoli di non essere degni di indossare la maglia che portano. La rabbia gli divora l’animo, in una normale partita si possono contare, da parte del bestemmiatore folle, almeno una cinquantina di espressioni ingiuriose nei confronti di tutti i tipi di santi, beati, pontefici.

In genere è ben voluto da tutti, visto che seguire le partite a lui è un’esperienza mistica (si dice in giro che alcuni registrino di nascosto le reazioni di questi individui per poi rivederle e ridere di gusto, o addirittura per rivenderle sul mercato nero). Meno gradito a mogli, fidanzate, mamme, che di nascosto pregano per salvare l’anima di questi poveri sventurati.

10. Il delinquente

Il nostro preferito, ovviamente. Vive consumato dalla rabbia e dal livore. Quando vede una partita, non gli importa del risultato, quello è un di più trascurabilissimo. Lui vuole vedere il sangue scorrere a fiumi. Si esalta vedendo Diego Costa prendere questioni con i difensori, si eccita ad ogni scivolata di Mario Mandzukic sulla propria trequarti, salta in piedi sul divano quando gli animi si accendono e i ceffoni sembrano inevitabili.

Accoglie ogni cartellino con un fragoroso applauso, incoraggia i propri eroi a randellare senza soluzione di continuità. Non è raro vederlo, mentre siete impegnati a guardare Milan-Roma, cercare sul telefono notizie su un derby di Belgrado tra Partizan e Stella Rossa finito in rissa. Si esalta quando le cose si mettono male, e a volte vuole passare all’azione in prima persona.

Se c’è qualche discussione, si inserisce, voglioso di menare le mani e sfogarsi. Nei locali pubblici è pericolosissimo e rischia di scatenare risse all’ultima bottiglia spaccata. Se non avete il fegato per stare con lui, statevene alla larga. Ma se ne comprendete lo spirito, vedere le partite insieme ad un delinquente incallito è un’esperienza mistica.