Il calcio a 5 è uno sport nobile, che ha trovato una sua tradizione e identità, e che è diventato sempre più roba da...

Il calcio a 5 è uno sport nobile, che ha trovato una sua tradizione e identità, e che è diventato sempre più roba da professionisti. Ma quando ci giochiamo noi, con i nostri amici, racimolando 10 inetti per un’ora a settimana, quella roba è difficilmente inquadrabile come calcio a 5. No, con gli amici si gioca a calcetto, poche storie.

E ogni partita di calcetto che si rispetti ha i suoi riti, le sue tradizioni, ma soprattutto i suoi immancabili personaggi che la caratterizzano. Abbiamo scelto 10 soggetti, tra i quali senza ombra di dubbio rientrate anche voi, che potete ritrovare in ogni singola partita di calcetto organizzata dalla notte dei tempi al futuro prossimo.

1. L’organizzatore

L’uomo che si fa in 4 per raccogliere dieci sventurati da portare sul campo di calcetto. Parte ogni volta con i migliori auspici e con ottimismo che arriva fino al cielo. Dopo mezzora, quindici gruppi Whatsapp aperti, telefonate a gente che è passata a miglior vita, e SMS ai peggiori reietti della società, è piombato nella depressione più squallida e nel nervosismo più tremendo.

In qualche modo, una volta ogni tanto, riesce a trovare dieci balordi con cui giocare. Ma, svuotato di tutte le sue energie nel corso della ricerca, la partita per lui diventa ormai un inutile orpello. Vagherà per il campo come un’ombra e dovrà anche pensare a ricomporre screzi e risse tra i soggetti che ha radunato, perchè, nella fretta, ha chiamato due che, qualche tempo prima, si erano presi a ceffoni per una vile questione di donne.

A fine partita ha anche l’ingrato compito di raccogliere le quote, che immancabilmente saranno meno del previsto, per cui dovrà pure rimetterci di tasca propria. Ma la settimana prossima l’organizzatore sarà sempre lì, imperterrito, a cercare altri 9 fessi da mettere insieme.

2. L’agonista

Ce l’avete tutti l’amico che, anche e soprattutto quando si gioca in totale serenità, mette in campo una grinta da fare invidia a Medel o a De Jong. Ma, soprattutto, l’agonista non ne vuol sapere di perdere. Magari voi avete anche perso il conto dei gol, e state provando a divertirvi con i vostri amici in attesa della tranquillissima birretta del post-partita.

Lui, invece, è lì, concentratissimo, a fare un pressing solitario e a incitarvi a seguirlo. Va su ogni pallone, si intestardisce, decide che deve vincere la partita da solo. Due sono le cose: o, grazie al suo comportamento, la partita si riscalda e nel finale diventa una corrida all’ultima tibia, oppure, consapevoli del fatto che questi soggetti vanno assecondati, lo si lascia fare e gli si fa segnare il gol del successo a porta vuota mentre l’ora di gioco volge al termine.

Mentre tutti lasciano il campo, l’agonista sarà lì, con la maglietta sul capo in stile Fabrizio Ravanelli, ad esultare come un matto.

3. Lo scomposto

Questo tipo di giocatore di calcetto non manca mai. Non lo fa con cattiveria: semplicemente il pallone non è cosa per lui. Si presenta di solito al campo con pantaloncino lurido grigio, maglietta dichiaratamente falsa di qualche bomber del passato, tipo Batistuta o Zizis Vryzas, e scarpe da corsa, quando va bene, in ghisa quando va male.

Ogni volta che si passa dalle sue parti, si mette a rischio la propria incolumità, perchè lo scomposto interviene senza alcun tipo di raziocinio, scalciando e sgomitando. Il problema è che, non conoscendo il gioco del calcio, non sai mai cosa puoi aspettarti.

Non è come quando qualcuno, ben istruito, prova a falciarti con un’entrata balorda. Da quelli, in qualche modo, puoi provare a difenderti. Dallo scomposto, invece, non c’è scampo: inventerà ogni volta nuovi modi per far male, sempre chiedendo educatamente e compostamente “scusa scusa scusa non volevo non volevo”. Con il pallone tra i piedi, se possibile, è ancora peggio, e i gol sbagliati a porta vuota non si contano nemmeno. Però gli vuoi bene, quindi continui a chiamarlo.

4. Il portiere

Non c’è cosa più bella che riuscire ad organizzare una partita di calcetto amatoriale con due portieri che sembrano perlomeno veri, ovvero dotati di guanti e pantaloni imbottiti, che poi siano pratici o meno, poco importa. Allo stesso modo, però, non c’è cosa più odiosa, triste, tremebonda, che organizzare una partita di calcetto amatoriale con uno solo di questi soggetti.

Quando ci sono i due portieri, la fantasia si scatena, il tiro dalla distanza diventa divertente, le partite sono tirate e finiscono con degli entusiasmanti 2-1 che però ti fanno divertire e godere, rispetto a quei 14-13 senza i portieri, con la gente che si scansa pur di non prendere la palla o prova a parare tutto con i piedi. Ecco, poi quando c’è un solo portiere e le partite finiscono 12-1, si smadonna fortissimo.

5. Il superaccessoriato

Questo becero individuo si presenta al campo almeno 35 minuti prima dell’orario concordato. Deve prepararsi, indossare la sua divisa appena comprata, sempre di qualche giocatore degno dell’odio più supremo da parte di noi delinquenti: Neymar, Cristiano Ronaldo, gente del genere.

Completano il quadro l’immancabile fascetta in testa, i calzettoni pagati 40 euro, le scarpe fosforescenti all’ultima moda, il polsino sul braccio, gli scaldamuscoli al 12 agoso, e tanta voglia di fare mostra del suo ego. Fortunatamente, soggetti del genere trovano quasi sempre quello che cercano.

Entro i primi 3 minuti di gioco finiscono a gambe all’aria, con la maglia bianca del Real insozzata di fango e le scarpe arancioni con un bel segno nero, firmato Lotto o Kipsta, sopra. Ogni tanto la giustizia fa il suo corso anche nei più putridi campi da calcetto d’Italia.

6. Il dribblomane

Cresciuto a pane e Denilson, il dribblomane parte dal primo minuto con la sua danza sul pallone, cercando il numero a ogni costo, evitando accuratamente di passare il pallone a chiunque, provando, ogni santa volta, a entrare in porta con il pallone.

Se è davvero dotato tecnicamente, e talvolta, incredibile a dirsi, accade per davvero, questo soggetto può anche riuscire nell’impresa e trascinare la sua squadra alla vittoria, trasformando in eroi improvvisati i peggio scarpari.

Tante altre volte, però, il dribblomane si perde in velleitari tentativi di gloria, che finiscono con palloni persi, ingiurie ricevute dai compagni, giustissimi calcioni, e menischi saltati da soli all’ennesimo tentativo di doppio passo. Se fa indispettire qualcheduno, il dribblomane può anche ritrovarsi lo smartphone nel cesso a fine partita.

7. Il tattico

Costui potrebbe provenire addirittura dal calcio a 5. Trovatosi in mezzo a una bagarre disorganizzata, il tattico prova a mettere ordine, prova a spostare uomini, prova a dare ruoli e ad assegnare le marcature.

Dopo 10 minuti di gioco trascorsi a vedere gente che corre tutta insieme appresso al pallone, omini che si scambiano di fascia a metà azione, centravanti che provano a partire palla al piede dalla difesa, portieri che provano a tirare dalla propria porta, il tattico si rassegna, si mette a centrocampo e prova a far valere, silenziosamente e senza far rumore, le proprie doti, dispensando qualche prezioso consiglio qua e là, consiglio che ovviamente passerà inascoltato.

La prossima volta rifiuterà l’invito e resterà a casa a guardare su Youtube le compilation con i migliori passaggi in profondità del Mago Valdivia.

8. Il tiratore scelto

Soggetto che vede il campo di calcetto come unica e sola valvola di sfogo della sua esistenza. Per lui la partitella con gli amici è l’unico modo conosciuto per sfogare la rabbia, la repressione, la frustrazione accumulata nel corso della settimana. Non appena un pallone transita dalle sue parti, prova a scagliarlo con tutta la forza che ha in corpo verso la porta avversaria.

Gli esiti sono quasi sempre rivedibili. La rete sopra ai campi all’aperto l’hanno messa per colpa sua. Le cosce dei suoi amici si portano ancora addosso i segni del pasaggio del tiratore scelto. In virtù del fatto che non segna quasi mai, il tiratore scelto, invece di sfogarsi, si innervosisce ancora di più, e fine partita è ancora più alterato di quanto non lo fosse a inizio match.

9. Il decimo

Dopo ore e ore passate a cercare di radunare i 10 eroi da portare sul campo di calcetto, siete ancora in 9. Manca mezzora all’orario concordato, e sembra tutto destinato a saltare in aria, oppure a un tristissimo, incommentabile 4vs5.

Quando, a dieci minuti dal termine, qualcuno tira fuori dal cilindro questo eroe moderno, questo campione straordinario, questo angelo caduto dal cielo venuto a salvare la vostra giornata: è il mitologico decimo.

Nessuno sa chi sia, è un cugino di terzo grado dell’amico di uno che era stato invitato ma poi ha dato buca, ma quando arriva al campo, gli volete bene come fosse vostro fratello. Dal punto di vista tecnico è sempre un’incognita incredibile: potrebbe essere un fenomeno come uno scarparo terribile, potrebbe portarsi a casa tutti i vostri portafogli e abiti lasciandovi in mutande dopo la doccia. Ma non fa niente, non avete giocato in 9: il Decimo vi ha salvato la giornata.

10. Il Delinquente

E alla fine arriva il Delinquente. Quello che vive il calcio a modo nostro, rifilando calcioni a destra e a manca, prendendo questioni con chiunque, attaccando briga anche con il custode del campo perchè le luci non sono abbastanza forti o il riscaldamento non si è avviato immediatamente. Si presenta al campo con la maglia di qualche idolo tipo Diego Perez, Joey Barton, il Micio Demichelis, oppure con una anonima maglia del Colon di Santa Fè, del Colo Colo o del San Martin de San Juan.

Randella, legna, picchia, mette in scena soprusi di ogni tipo. Ma gioca con il cuore in mano e a fine partita si fa la doccia soddisfatto di essere così, soddisfatto di amare il calcio in modo così viscerale. Sempre se non sarà troppo impegnato a fare a pugni con qualcuno.