Rialzarsi fa sempre male, è sempre difficile. Ma ci sono botte da cui rialzarsi sembra quasi impossibile. Eppure, per andare avanti, per dare un...

Rialzarsi fa sempre male, è sempre difficile. Ma ci sono botte da cui rialzarsi sembra quasi impossibile. Eppure, per andare avanti, per dare un senso a questo assurdo viaggio chiamato vita, anche dopo quelle botte devi rialzarti. Devi farlo per te, per chi ti sta vicino, ma anche e soprattutto per dare speranza a quelli che sono caduti insieme a te. Perché si, ci sono volte in cui non si cade da soli, ma insieme agli altri. E proprio insieme agli altri bisogna tornare in piedi, al più presto.

E la notte del 24 agosto, alle 3.36, la botta è stata forte. In tutti i sensi. Quel maledetto terremoto che ha raso al suolo paesi interi, e trascinato nell’abisso centinaia di esistenze, affetti e ricordi ha fatto male. Ma rialzarsi è un dovere, non darsi per vinti un obbligo. E rialzarsi passa anche dalle cose più semplici, quelle più belle: come una spensierata partita di pallone.

Tra le tante cose che il sisma di quest’estate ha rischiato di portarsi con sé c’è anche una squadra di calcio, l’Amatrice. Quella del paese che ha pagato il tributo più pesante a quella triste notte in balia della natura, quella a cui certe volte puoi solo piegarti e sperare passi tutto più in fretta possibile. Non è solo questione di numeri, non sono solo le 236 vittime che hanno lasciato il segno, per quanto possano fare ovviamente male, malissimo. Ad Amatrice i segni sono arrivati molto più in profondità del suolo o delle macerie rimaste in terra. Ad Amatrice il terremoto ha colpito il cuore e l’anima della gente, e lì reagire è un dovere più forte che altrove.

Per fortuna, ora che tutto -non senza difficoltà- comincia lentamente a ripartire, anche lo sport ha il suo ruolo da giocare. E ovviamente il calcio non poteva mancare. Perché, prima di quella notte, anche ad Amatrice, come in qualsiasi parte della provincia italiana, si giocava a calcio. Non per soldi, non per la gloria: per passione, pura e semplice. Per la gioia di condividere qualche momento di non disprezzabile felicità con gli amici di sempre. Il terremoto rischiava di portarsi via anche questo, ma i ragazzi dell’Amatrice Calcio hanno deciso di essere più forti del destino.

Da domani, nonostante tutto, ripartiranno. Dal loro campionato di Terza Categoria, ovviamente. Il campo non sarà quello di Amatrice, però. Lì, almeno fino a quando non arriveranno le casette prefabbricato, c’è la mensa della Croce Rossa, che assiste quelli che hanno deciso di non abbandonare il paese ridotto in macerie. Quelli che hanno deciso di ascoltare la voce del loro cuore. Giocheranno sul campo del Barbano, che si è offerto di non iscriversi al campionato proprio per lasciare spazio ai ragazzi di Amatrice.

Ognuno di quei ragazzi, quelli che domani faranno l’esordio in campionato contro il Cittaducale, ha lasciato qualcosa a quella maledetta notte. In un paese così piccolo, in fondo, era inevitabile. Ma da domani, quando i ragazzi dell’Amatrice Calcio scenderanno in campo (a Rieti, solo per l’esordio) il dramma del 24 agosto sarà solo un -terribile- ricordo. Loro, alla fine, saranno solo dei ragazzi che inseguono un pallone per dimenticare tutto il resto. Come in tanti, ogni domenica, fanno sui campi di tutta Italia.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro