In Premier League c’è una squadra a cui dovreste volere bene. Un bene dell’anima, a voler essere precisi. Perché un amante del calcio- quello...

In Premier League c’è una squadra a cui dovreste volere bene. Un bene dell’anima, a voler essere precisi. Perché un amante del calcio- quello vero- non può che essere devoto al WBA di Tony Pulis. Perché un amante del calcio non può non riconoscere quanto questa squadra sia dannatamente attraente, nella sua irresistibile bruttezza. Perché, maledizione, il West Bromwich Albion incarna lo spirito di un calcio che sta scomparendo.

Arroccato nel suo fortino, il gran Maestro prova a resistere ai colpi del calcio moderno, ai colpi di un gioco che si sta spostando sempre più verso la velocità di esecuzione, il dinamismo, la palla a terra fatta spostare insieme ai movimenti sincronizzati di tutta la squadra.

Niente di tutto questo: il WBA di Tony Pulis potrebbe tranquillamente giocare nella Premier League di venti anni fa, e nessuno se ne accorgerebbe. Anzi, a dire il vero, sembra proprio che una macchina del tempo li abbia messi, di peso, in un campionato -e in un calcio- che non hanno niente a che vedere con loro. E Tony Pulis, in tutto questo, ci sguazza, chiuso nel suo giaccone e nel suo fedelissimo berretto.

No, amici, non potete non amare il West Bromwich Albion di Tony Pulis, l’ultimo baluardo di un calcio di resistenza. Non potete non amare una squadra abituata a soffrire, anzi, una squadra che della sofferenza ha fatto un manifesto ideologico. Pensate un attimo a Salomón Rondón, l’attaccante venezuelano che spesso (sempre) nel 4-5-1 di Pulis  si trova a lottare da solo contro tutti i difensori, abbandonato dai suoi compagni, abbandonato a 90 minuti di battaglie solitarie.

Ma un attaccante che decide di abbracciare Tony Pulis lo sa a quale destino andrà incontro. E per questo, Rondón non si lamenta, non sbraccia, non urla chiedendo ai compagni palloni che sa già non arriveranno mai. Rondón, come tutti i centravanti di Tony Pulis, sa che il suo compito è quello di andare a caccia di ogni pallone possibile, quello di battagliare come un cane rabbioso per portare a casa la pagnotta. Poi, qualche volta, può anche succedere di segnare una tripletta. Tutta di testa, come contro lo Swansea.

Perché, se avete imparato a conoscere le squadre di Tony Pulis, avrete capito anche che la più grande opportunità per mettere a segno un gol viene dai calci piazzati. Quei bei calci d’angolo sparati forti, tesi, spioventi nel mezzo, lì dove si va a formare una affollatissima tonnara. Lì, in quella tonnara da cui spesso spuntano le teste delle torri, dei difensori saliti a dar man forte agli altri. Come quel Gareth McAuley, trentasettenne nordirlandese, che è già finito 4 volte nel tabellino dei marcatori in questa stagione.

E anche la classifica, in fondo, sta dando ragione a Tony Pulis: ottavo posto con 29 punti, la prima delle “piccole” nella graduatoria della Premier. Se lui è il Never Relegated Manager, l’allenatore mai retrocesso, un motivo ci sarà.

Insomma, avete capito. Se vi piace il calcio vero, se pensate che il pallone debba stare in aria, e non in terra, se pensate che l’anima di questo sport sia la sofferenza più pura, e se credete che non prenderle sia più importante che darle, bé, amici miei, siete obbligati ad amare e venerare il West Bromwich Albion di Tony Pulis.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro