Conakry, Guinea. Inseguire i tuoi sogni, da queste parti, richiede coraggio e determinazione, anche se puoi tutto sommato considerarti tra i fortunati che ogni...

Conakry, Guinea. Inseguire i tuoi sogni, da queste parti, richiede coraggio e determinazione, anche se puoi tutto sommato considerarti tra i fortunati che ogni giorno hanno qualcosa da mettere sotto i denti e un tetto sotto il quale riparare quando arriva la notte, cosa che, in Africa, non è mai da dare per scontata

Coraggio e determinazione. Quello che serve ad Amadou Diawara per continuare a giocare a calcio con gli amici, per strada e nei campetti, nonostante il veto del padre, che per il figlio ha in testa tutta un’altra idea di futuro. Ma ad Amadou giocare a calcio piace, e pure parecchio. Per cui, anche se ogni tanto si rischia di prendere qualche ceffone punitivo di ritorno a casa, continua a correre dietro a quel pallone, la sorella Sira di tanto in tanto lo copre, portandogli le scarpe, e lui va a fare la doccia a casa degli amici, per poter tornare a casa lindo, pulito e con il sorriso sornione di chi sa di aver fatto una piccola marachella.

Ma il pallone, in fondo, è nel destino di Amadou. Che, finalmente, si iscrive anche a una vera scuola calcio, e comincia a giocare, per davvero, nella squadra della parrocchia. Che, ovviamente, gli sta più che stretta. Fa amicizia con Numeku Tounkara, un talent scout africano che in lui vede tutte quelle qualità che lo faranno diventare grande una volta sbarcato in Europa.

Il talento di Diawara, seppur ancora molto grezzo, è innegabile. Per cui, con poche cose da portarsi dietro in una busta di plastica, nell’estate del 2013, questo ragazzino di 16 anni sbarca in Salento, per un provino con la scuola calcio di Pantaleo Corvino, che, dovremmo averlo capito, ci mette ben poco a vedere se un calciatore è in grado di fare strada oppure no. E anche Corvino, naturalmente, approva: il ragazzo ci sa fare, è buono. “Ti porterò con me, abbi pazienza“. Così si dividono, solo temporaneamente, le strade dei due.

Amadou Diawara viene tesserato con una società dilettantistica nella stagione 2013/14, la Virtus Cesena, ma gli bastano pochi mesi per finire in Lega Pro, al San Marino, e prendersi le chiavi del centrocampo della squadra, mettendosi in mostra per la sicurezza e la tranquillità con cui guida il reparto chiave del gioco. La prima suggestione, quella di chiunque si trovi davanti a un giocatore africano di talento coinvolto in quella zona delle operazioni, è innegabile. Si, sembra proprio un piccolo Yaya Tourè. E, inutile, dirlo, Yaya è anche l’idolo di gioventù del piccolo -non fisicamente- Amadou.

Il mio idolo è Yaya Tourè.. Spero di diventare un giorno come lui perché giochiamo in un ruolo simile e perché lo considero un giocatore straordinario.

E’ a quel punto che torna d’attualità la promessa di Pantaleo Corvino. Con 800.000 euro da lasciare al San Marino, insieme a tanti ringraziamenti, Amadou Diawara diventa un giocatore del Bologna, e non ci mette nemmeno troppo a fare l’esordio in Serie A, il 22 agosto 2015, contro la Lazio. Con Delio Rossi fa qualche apparizione da subentrato, quando poi arriva Donadoni diventa titolare fisso, nel mezzo delle operazioni a centrocampo, ed è anche lui il segreto della rinascita rossoblù e dell’ottima seconda parte di stagione, che porta i felsinei a una salvezza tranquilla, senza patemi d’animo.

Diawara, nella stagione con il Bologna, mette in vetrina tutta la sua personalità. Riesce a dare il meglio come regista davanti alla difesa, arpionando e recuperando una quantità mostruosa di palloni, e impostando l’azione senza troppi patemi d’animo, abbinando quantità e qualità. Per diventare davvero come Yaya, però, dovrebbe imparare a essere più presente in zona gol. Nel frattempo, prima ancora che la stagione finisca, tutte le big d’Europa sembrano pronte a fiondarsi su di lui.

Tutto mi sembra un sogno. È accaduto tutto molto in fretta. Ho solo 18 anni ma voglio migliorare. L’età non è un problema, perché penso che la qualità non abbia età. Non serve aspettare per sfruttare le qualità che si hanno.

Che potesse rimanere a Bologna dopo una stagione del genere era difficile. Nel corso dell’estate scorsa, però, Diawara diventa protagonista di una vera e propria telenovela. Sparisce dal ritiro del Bologna, torna -forse- in Guinea, e non si fa più vedere. Sulle sue tracce c’è il Napoli, lui sembra aver deciso di voler accettare le lusinghe della squadra partenopea, e non ne vuole sapere. Può sembrare il capriccio di un ragazzino viziato, ma chi lo conosce giura che non è così, che Amadou è un ragazzo d’oro che, in verità, spesso non chiede mai nulla per paura di non essere disturbato.

L’incidente estivo si chiude con il lieto fine: il Napoli sgancia 15 milioni e Diawara riappare a Castelvolturno. I tifosi del Bologna non la prendono benissimo, lo riempiono di insulti sui social network, ma uno come lui gli insulti se li lascia scivolare addosso, come quando, a Marassi, si batté le mani sul petto -come un gorilla- agli incessanti ululati razzisti che piovevano dagli spalti.

Inserirsi negli schemi e nelle formazioni di Maurizio Sarri non è semplice: non a caso, dei tanti nuovi acquisti di quest’estate, oltre a Milik -scelta obbligata- il primo a conquistarsi stabilmente il posto da titolare è Piotr Zieliński, che però gli schemi e i movimenti del suo Maestro li conosceva a memoria. Il secondo però è Amadou Diawara.

Che ci ha messo poco a dimostrarsi già insostituibile. Personalità, qualità, coraggio e determinazione. Oltre a un’intelligenza calcistica fuori dal comune, che senza di quella, è difficile conquistarsi la fiducia di Maurizio Sarri. Ora, le geometri del Napoli passano anche tra i piedi del giovane guineano. E chissà se papà non si è pentito di quegli schiaffi tirati a un ragazzo che aveva la sola colpa di voler inseguire un pallone da calcio.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro