Alvaro Morata: l’uomo giusto per ridare lustro alla 9 dei Blues Alvaro Morata: l’uomo giusto per ridare lustro alla 9 dei Blues
Mi sento in debito con Conte, prima o poi avrò la fortuna di essere allenato da lui. E’ stato l’allenatore che ha puntato di... Alvaro Morata: l’uomo giusto per ridare lustro alla 9 dei Blues

Mi sento in debito con Conte, prima o poi avrò la fortuna di essere allenato da lui. E’ stato l’allenatore che ha puntato di più su di me, nonostante non mi abbia mai allenato. Ha scommesso su di me alla Juventus ma è andato via poco prima che arrivassi. (Alvaro Morata)

Al termine della passata stagione, quando il Real Madrid doveva ancora laurearsi campione di Spagna e d’Europa, un giocatore scalpitava.

Era abbastanza chiaro a tutti che quel giocatore, di nome Alvaro Borja Morata Martín, nato il 23 ottobre 1992 a Madrid, sarebbe stato uno dei pezzi più pregiati del mercato che di lì a poco avrebbe aperto i battenti.

La stagione, come tutti sappiamo, si concluderà in maniera trionfale per le Merengues e, guardando i freddi numeri, per lo stesso Morata, che alla fine metterà insieme 20 gol in 43 apparizioni totali. Però è chiaro che qualcosa stride, qualcosa non va.

Non è il rientro da favola che Morata, di ritorno a Madrid dalla Juventus, aveva sognato dopo il ruolo da protagonista recitato in Italia.

Troppo ingombrante l’ombra e la personalità di Karim Benzema, che nelle partite decisive si è rivelata la spalla migliore possibile per Cristiano Ronaldo. Troppo forte, al tempo stesso, il canterano Alvaro costretto a vedere la maggior parte delle partite decisive dalla panchina, dovendosi accontentare di qualche scampolo e di match meno importante, in cui comunque ha sempre fatto la differenza.

Così quando sono arrivate le sirene dei Blues e il richiamo di Conte si è fatto nuovamente pressante, la scelta più logica è stata quella di andare. Partire in direzione Londra, consapevole del fatto che l’avventura che lo avrebbe atteso non sarebbe stata delle più semplici.

Intanto prendere lo scettro dalle mani di Diego Costa non è facile, per nessun attaccante al mondo. Bizzoso, arrogante, presuntuoso, egoista, mercenario potete dire tutto quello che volete di Diego Costa ma non che non sia stato decisivo ai fini della vittoria in Premier del Chelsea e, prima ancora, nei successi dell’Atletico Madrid del Cholo Simeone. Raccogliere la sua eredità, pur essendo un giocatore completamente diverso, e forse proprio per quello, non sarà un lavoro semplice, fidatevi.

Chissà, inoltre, se Alvaro Morata ci ha pensato agli ultimi giocatori che hanno vestito la maglia numero 9 dei Blues. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato Radamel Falcao che, complici continui problemi fisici, non è sembrato nemmeno lontanamente la Tigre ammirata in maglia Atletico: feroce, letale, cinico. Con il Chelsea Falcao, nelle 12 apparizioni totali, è sembrato più un pesce fuor d’acqua, un pulcino spaesato, un uomo alla ricerca di se stesso, capace di ritrovarsi solo dopo il ritorno a Monaco.

Prima del Tigre la 9 del Chelsea è stata appannaggio di un altro nome pesante, anch’esso spagnolo come Morata, che come Falcao ha faticato terribilmente a incidere, senza peraltro riuscirci mai: stiamo parlando del Niño Torres, acquistato per una cifra record dal Liverpool e ricordato come una delle più grosse delusioni in maglia Blues.

Chissà se ci ha pensato, Alvaro Morata, alla sorte del Niño, nonostante la rivalità cittadina che li separa.

Per trovare gli ultimi giocatori che hanno indossato la 9 del Chelsea, in grado di tracciare un segno tangibile, dobbiamo andare parecchio indietro negli anni: ad inizio millennio c’è stato un idolo di Stamford Bridge, Jimmy Floyd Hasselbaink, capace di segnare 88 reti in 177 partite a cavallo tra il 2000 e il 2004. Poi, nel 2003 prima e successivamente nel 2006 c’è stato un mostro sacro per quel che riguarda gli attaccanti in era moderna: Hernan Crespo.

Era un altro Chelsea, soprattutto quello di Hasselbaink, in cui Roman Abramovich aveva appena iniziato a sversare il suo enorme capitale per costruire quella che sarebbe diventata, di lì a poco, una delle corazzate del calcio europeo.

In mezzo tra Torres e Falcao, Hasselbaink e Crespo troviamo una serie di giocatori che hanno portato la 9 e di cui, con tutta probabilità, si sono dimenticati anche gli appassionati più incalliti della Premier: Kezman, Di Santo, Boulahrouz e Sidwell.

Mateja Kezman dopo aver fatto cose strabilianti in Olanda non è riuscito a ripetersi in Premier; Di Santo, presentato come ragazzo prodigio, il nuovo Hernan Crespo, non ha mantenuto completamente le promesse ed è andato a cercare fortuna altrove (Wigan prima e Bundesliga successivamente). Per gli altri, effettivamente, c’è il trucco, essendo Boulahrouz un cagnaccio difensivo e Sidwell un centrocampista di interdizione, entrambi possessori della maglia numero 9 tra il 2006 e il 2008.

Con Alvaro Morata il Chelsea spera di invertire la paurosa china che preso la maglia numero 9 e Conte, in tal senso, ha discreti motivi per guardare al futuro con ottimismo.

Per quello che ha fatto vedere, prima in Italia e poi in Spagna, Morata è un attaccante pronto per guidare il reparto offensivo di una big europea: completo tecnicamente (forte di testa e con i piedi) anche a livello caratteriale sembra l’uomo giusto per le ambizioni di Conte, propenso al sacrificio per il bene della squadra.

E’ un ragazzo che mi è sempre piaciuto; mi è dispiaciuto che se ne sia andato un talento come lui. Fosse rimasto oggi sarebbe il miglior giocatore della Juventus.

(Gianluigi Buffon)

Se anche Gigi Buffon, uno che di campioni in epoche più o meno recenti ne ha visti passare, si è espresso in questi termini significa che qualcosa di speciale questo ragazzo, dalla faccia pulita e dai modi gentili, deve averla.

In attesa di capire cosa dirà il campo, in attesa di sapere se, finalmente, il Chelsea avrà ritrovato un attaccante in grado di ridare lustro alla maglia numero 9.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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