Allan, il padrone del centrocampo Allan, il padrone del centrocampo
Il mio modello è Dunga, uno che non tirava mai il piede indietro. San Siro, Milan-Napoli, minuto 13 del primo tempo. Lorenzo Insigne alza... Allan, il padrone del centrocampo

Il mio modello è Dunga, uno che non tirava mai il piede indietro.

San Siro, Milan-Napoli, minuto 13 del primo tempo. Lorenzo Insigne alza la testa e serve con precisione l’inserimento del numero 5 con la maglia azzurra che trafigge senza pietà Diego Lopez. Napoli in vantaggio. Minuto 38: il Milan rumina calcio, Montolivo si avvicina al piccolo trotto verso la trequarti avversaria, lascia partire un tiro sul quale si immola il numero 5 con la maglia azzurra. Sempre lui, attacco e difesa, su e giù per il campo come un lottatore instancabile. Allan Marques Loureiro, il motorino inesauribile den centrocampo di Sarri.

Ci sono giocatori destinati a catturare l’occhio con la giocata ad effetto, capaci di deliziare le platee grazie alle loro abilità tecniche fuori dal comune. Ce ne sono altri destinati invece a rimanere nell’ombra, a fare quel lavoro considerato sporco e poco nobile dai giocatori sopracitati, ma altrettanto importante, se non di più. Poi c’è Allan: pratico, essenziale, imprescindibile.

Sarà un caso che il Napoli ha iniziato a girare come un ingranaggio semi perfetto proprio in concomitanza con il crescere di condizione del suo folletto di centrocampo? Certo, il cambio di modulo è stato determinante, l’abbandono del trequartista a favore di un 4-3-3 più consono alle caratteristiche della rosa ha aiutato enormemente. Ma prima ancora che i moduli in campo ci vanno i giocatori e nelle prime partite, in cui il Napoli ha stentato, Allan aveva palesato un evidente calo di condizione, tanto da indurre Sarri a tenerlo in panchina nella prima e sostituirlo nella seconda.

Mancava quel raccordo tra difesa e attacco necessario a dare equilibrio a qualsiasi squadra, mancava l’uomo che potesse consentire ai fenomeni là davanti di prendersi una boccata d’ossigeno, un giro di riposo in fase di ripiegamento in modo da farli rendere al meglio davanti alla porta, dove con le loro giocate possono determinare le partite.

Un altro giocatore con queste caratteristiche il Napoli non ce l’ha e non è nemmeno così semplice da trovare in generale. C’era riuscito il solito, lungimirante, Pozzo prelevando Allan dal Vasco da Gama nel 2012. Nell’Udinese è cresciuto, tatticamente e tecnicamente impiegato praticamente in tutti i ruoli della mediana friulana. Ha affinato il lavoro da interditore, elevandolo a vera e propria arte, che gli ha consentito di diventare il miglior ricuperatore di palloni dell’intera serie A.

Ha studiato da regista, consentendo una ripartenza rapida dell’azione, pur non garantendo la medesima affidabilità. L’unica lacuna palesata con la maglia bianconera poteva essere quella di non vedere la porta. Mica facile, direte voi, rimanere lucidi in fase realizzativa dovendo correre per quattro. In realtà sembrava quasi non gli interessasse segnare, non potendo in tal modo sottrarsi ai fari delle telecamere che lo avrebbero improvvisamente catapultato al centro della scena. Lui che sotto i fari proprio non ci vuole stare, lui che adora vivere nell’ombra.

Eppure in questo inizio di cmpionato sembra aver limato anche questo difetto, se così si può definire, tre reti realizzate e altre occasioni davanti al portiere, dimostrandosi il giocatore dei tre di centrocampo con i tempi migliori di inserimento.

Il gol non sarà mai il suo lavoro, né questo gli chiederanno insistentemente i suoi allenatori (attuali e futuri). Allan rimane un giocatore che si esalta nella rincorsa a perdifiato di quaranta metri per andare a sradicare il pallone dai piedi dell’avversario di turno. E’ quel giocatore che non ti capaciti di come possa essere a ridosso delle punte nell’azione offensiva e dieci secondi dopo al limite della propria area di rigore, a respingere un tiro avversario.

Per celebrare questo momento di forma del Napoli di Sarri avremmo potuto scegliere tanti uomini, l’allenatore in primis o, perché no, Lorenzo Insigne, che sta disputando una stagione fuori da ogni logica. Avremmo potuto prendere la classe infinita di Gonzalo Higuain, o l’umiltà di Marek Hamsik, capace di accettare un ruolo solo apparentemente secondario. Abbiamo scelto invece Allan, uno che non tira mai indietro la gamba, che schifa le luci della ribalta e morirebbe pur di recuperare un pallone, con le buone o meglio ancora con le cattive.

D’altra parte siamo delinquenti mica per niente…

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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