Alisson Ramsés Becker: “O Goleiro Gato” Alisson Ramsés Becker: “O Goleiro Gato”
Ora che manca una sola partita al termine della stagione e per la squadra di Di Francesco non c’è più alcun obiettivo da raggiungere,... Alisson Ramsés Becker: “O Goleiro Gato”

Ora che manca una sola partita al termine della stagione e per la squadra di Di Francesco non c’è più alcun obiettivo da raggiungere, avendo già ottenuto la matematica certezza di disputare la Champions League nella prossima stagione, è tempo di bilanci.

La Roma si è comportata ottimamente in Champions League, ha raggiunto l’obiettivo più realistico in campionato, con un paio di giornate di anticipo, e ha mostrato una buona organizzazione di squadra, cosa non del tutto scontata viste le partenze estive ed i nuovi elementi, allenatore compreso, introdotti in organico.

Erano parecchi, inutile nasconderlo, gli enigmi ad inizio anno, a partire dal ruolo forse più delicato, quello del portiere, dove la Roma ha deciso di assumersi un rischio non di poco conto.


Dopo l’addio del portiere polacco Wojciech Szczęsny, capace di dare sicurezza al reparto nei 2 anni di militanza giallorossa, era lecito domandarsi se la porta della Roma fosse in buone mani o se, al contrario, fosse un azzardo troppo grosso consegnare i guantoni da titolare ad uno che, fino a quel momento, aveva giocato titolare solo in Brasile ed in alcune gare di Coppa Italia.

Per stereotipo, non del tutto infondato, il portiere brasiliano lo si immagina come un estremo difensore dotato di grande esplosività e reattività, con la grossa incognita della tenuta mentale e della continuità durante tutto il corso della stagione.

Vedendo il soprannome con il quale Alisson arrivava dall’Internacional, “O Goleiro Gato”, per il quale non serve particolare traduzione, era lecito aspettarsi un portiere che ricalcasse perfettamente quello stereotipo poco sopra descritto.

Mano a mano che la stagione è andata dipanandosi, però, ci si è resi conto che Alisson non era quel tipo di portiere, al quale spesso si associa anche un carattere un po’ scriteriato, o loco, se preferite usare il linguaggio di provenienza del portiere, nativo di Novo Hamburgo.

L’annata di Alisson Becker non ha lasciato spazio a dubbio alcuno, nessun “se o ma”; è stata una stagione perfetta, in cui il portiere brasiliano ha messo in evidenza tutte le proprie qualità, senza la benchè minima battuta di arresto.

La reattività tra i pali, dalla quale deriva il soprannome, è stata ampiamente comprovata da numerosissime parate di istinto puro, dove la palla sembrava già destinata a spegnersi in fondo alla rete prima di essere scaraventata fuori dai suoi artigli. Ma c’è stato molto di più nella sua straordinaria annata: sicurezza nel guidare la retroguardia, abilità nelle uscite, sia alte che basse, capacità di far ripartire l’azione con lanci da centrocampista, in questo particolare fondamentale insieme ad Ederson del City il migliore in assoluto.

Ci sono stati anche i piccoli sprazzi di pazzia, senza i quali un portiere non potrebbe interpretare quel ruolo, per sua natura un po’ folle. Tali episodi, però, non solo non hanno arrecato alcun danno alla squadra ma anzi sono serviti a mettere in luce altre sue qualità, come la freddezza e l’abilità nel dribbling sull’attaccante in pressing.

Possiamo soltanto immaginare il pensiero del tifoso romanista le prime volte in cui Alisson, invece di rinviare il più lontano possibile, ha stoppato il pallone con calma olimpica e mandato al bar l’attaccante di turno spostando la palla all’ultimo momento, magari con un colpo di tacco. “Ora la perde e prendiamo gol, così non vede più il campo”, il tutto presumibilmente condito da qualche colorito improperio.

Invece no, ne è sempre uscito indenne e con un briciolo di sicurezza in più, partita dopo partita, parata dopo parata, dribbling dopo dribbling.

Se la Roma è riuscita a terminare così tante partite con la porta inviolata, molte delle quali lontano dall’Olimpico, lo deve sì alle prestazioni sempre impeccabili di Fazio e Manolas, ma buona parte del merito è da accordare a questo portiere che ha sorpreso un po’ tutti per affidabilità di rendimento e personalità.

Spesso, a ragione, si dice che i grandi portieri devono essere bravi a fare anche una sola parata decisiva durante la partita, assunto che vale solo in parte per Alisson, che ha dimostrato di saper fare quello così come di respingere tutto ciò che veniva tirato nella sua direzione.

Se dovessimo fare un estremo riassunto diremmo: spettacolare ma mai fine a se stesso, ed è quanto di meglio si possa desiderare da un portiere.

Se facessimo con Alisson il giochino che si fa con i grandi attaccanti, ovvero quanti punti hanno portato alle rispettive squadre con i loro gol, che nel suo caso andrebbero sostituiti con le parate decisive, scopriremmo il perchè l’estremo difensore brasiliano è stato, con buona pace di tutti i colleghi di reparto, il miglior interprete del ruolo in serie A, con discreto margine sul secondo.

Non è un mistero che già da parecchi mesi tutte le squadre principali che stanno cercando una sicurezza tra i pali abbiano puntato gli occhi su Alisson Becker che, con tutta probabilità, guiderà il Brasile nei Mondiali di Russia che inizieranno a breve.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo