Alessandro Florenzi, il maratoneta Alessandro Florenzi, il maratoneta
Il calcio è una questione di piedi e testa, ma anche di polmoni e muscoli. E di voglia di farli lavorare fino a scoppiare,... Alessandro Florenzi, il maratoneta

Il calcio è una questione di piedi e testa, ma anche di polmoni e muscoli. E di voglia di farli lavorare fino a scoppiare, quei polmoni e quei muscoli. Perchè, senza quelli, non vai da nessuna parte, ti fermi prima di cominciare. E, prima di tutto, è questione di un muscolo particolare, quello che pompa il sangue a tutto il resto del corpo e ti fa sentire vivo, alimenta il fuoco della tua anima. I piedi, la testa, il cuore, i polmoni, i muscoli. Ma è senza cuore che non vai davvero da nessuna parte. E Alessandro Florenzi cuore, polmoni e muscoli non li ha mai risparmiati. Per se stesso e per gli altri.

La storia di Alessandro Florenzi è quella di un sogno che si realizza semplicemente inseguendolo, di corsa, sbuffando, fino a stancarsi. Quando lo guardi in campo, questo ragazzo del 1991, dopo pochi minuti lo puoi già vedere stravolto, con la maglia sudata all’inverosimile, i capelli scomposti e arruffati, la faccia rossa e l’espressione sofferente. Eppure puoi star certo che fino all’ultimo minuto continuerà a correre e sbuffare, senza mai fermarsi, fino all’ultimo minuto. Puoi star certo che Alessandro Florenzi sarà l’ultimo a mollare, forse il penultimo se in campo con lui c’è anche Radja Nainggolan.

Non è una storia particolare, quella di Alessandro Florenzi. Non ci sono difficoltà enormi da superare, non ci sono lutti o delitti, brutti giri di amicizie o posti da evitare. No, la storia di Alessandro Florenzi è quella di un ragazzino che, da quando nasce, vive nel mito di una squadra, la Roma, e, quando cresce, vive nel mito di un giocatore: Francesco Totti. Quel Francesco Totti per il quale oggi Alessandro Florenzi si danna l’anima in campo, per il quale fa su e giù per tutta la fascia. Si, tutta la fascia. Perchè, pur di stare in campo con i colori del suo cuore, Alessandro giocherebbe dappertutto. E dappertutto gioca, anche in porta se il mister glielo dovesse chiedere. Si metterebbe i guanti, e aspetterebbe tra i pali, con il coltello tra i denti.

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La carriera di Alessandro Florenzi non è quella di un predestinato. E’ quella di un onesto faticatore che ha lottato e sudato per conquistarsi ogni minuto in campo. I primi passi li muove con la maglia della Lodigiani, la stessa maglia che aveva lanciato Francesco Totti. E poi, come sempre, arrivano Roma e Lazio a contenderselo, ma non c’è mai stata davvero scelta. Il cuore, per certe scelte, basta e avanza. Ovviamente la maglia scelta è quella giallorossa, ma non ci sono strade spianate per Florenzi. Ci sono solo strade da spianare a furia di correrci sopra. Di lui si innamora Andrea Stramaccioni ai tempi degli Allievi, ed è grazie al futuro allenatore dell’Inter che Florenzi riuscirà ad emergere e ad affacciarsi nel calcio che conta.

Il 22 maggio del 2011, Alessandro Florenzi corona il suo sogno, finalmente: l’esordio in Serie A. La Sampdoria, all’Olimpico, sta sprofondando verso la serie B, quell’Olimpico in cui l’anno prima proprio i blucerchiati avevano strappato il sogno scudetto ai giallorossi. A 5 minuti dalla fine Florenzi entra in campo. E lo fa proprio sostituendo il suo idolo di infanzia, quello i cui poster tappezzavano la sua camera da bambino prima e da ragazzo poi: Francesco Totti, ovviamente. Un anno in prestito a Crotone, un anno in cui si capisce che per Alessandro andare di corsa è una prerogativa fondamentale dell’esistenza. Anche in Calabria si accorgono di lui, si accorgono che davvero può stare dappertutto, davvero può rendersi utile in ogni modo. E infatti, dopo un solo anno di serie B, la Roma lo richiama a casa: i tempi sono maturi, la Roma è pronta a riaccogliere il suo ragazzo, ha bisogno del suo cuore, dei suoi polmoni e dei suoi muscoli.

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E’ Zdenek Zeman a volerlo, uno che della gente che corre non può proprio fare a meno. La squadra del boemo naufraga, ma non naufraga Alessandro, che anche nelle difficoltà resta a testa alta, senza mai mollare. Anche quando arriva Rudi Garcia, Florenzi resta lì, a fare su e giù sulla fascia: a destra, a sinistra, avanti, dietro, non fa differenza. L’importante è quello stemma sul petto e quella maglia da onorare.

L’immagine che racconta tutto Alessandro Florenzi è però forse quella più famosa, quella che ha fatto il giro del mondo: il gol al Cagliari nel settembre e quella corsa -manco a dirlo- verso la tribuna, per abbracciare la nonna Aurora, che per la prima volta era venuta allo stadio a veder giocare il suo ragazzo.

Perchè è sempre una questione di cuore, con Alessandro Florenzi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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