Alessandria, sognare adesso è lecito Alessandria, sognare adesso è lecito
Nel marasma della Coppa Italia, giocata a orari improponibili per i comuni mortali (Roma-Spezia di oggi si gioca alle 14.30 di un mercoledi lavorativo…fate... Alessandria, sognare adesso è lecito

Nel marasma della Coppa Italia, giocata a orari improponibili per i comuni mortali (Roma-Spezia di oggi si gioca alle 14.30 di un mercoledi lavorativo…fate voi) c’è una favola che merita di essere raccontata. Perchè è una favola che potrebbe ridare un pizzico di speranza ad una Coppa che sta diventando quasi una barzelletta.

Eppure, quello che è successo ieri allo stadio Luigi Ferraris di Genova è tutto fuorché una barzelletta. Quello che è successo ieri pomeriggio al Ferraris è un capitolo di una favola che rischia di diventare storia vera e propria. Se per il Genoa magari questa partita era solo un insidioso impegno tra un turno di campionato e l’altro, con la testa a una zona retrocessione che si sta facendo troppo vicina, per l’Alessandria e i suoi tifosi era un piccolo appuntamento con la storia.

Non capita spesso di andare in trasferta in uno stadio così prestigioso, se sei abituato ai campi della Lega Pro. Non capita spesso, e infatti, nonostante il martedì e l’orario infelice, da Alessandria sono partiti quasi in duemila. Hanno chiuso negozi, hanno preso ferie, hanno messo da parte i libri e si sono messi ad inseguire un sogno che avevano già capito potesse diventare realtà qualche settimana fa, quando la loro squadra aveva espugnato un altro stadio di categoria superiore: il Renzo Barbera di Palermo.

Ieri, per i tifosi dell’Alessandria, era già un sogno essere al Ferraris. Eppure hanno capito subito che accontentarsi di vivere un pomeriggio da comparse era poco. Perchè, dopo nemmeno un minuto, Marras aveva sfiorato il gol facendo capire a tutti che no, l‘Alessandria non era venuto a Genova per fare lo sparring partner. E proprio Marras, cresciuto guardacaso nelle giovanili del Genoa, aveva firmato in avvio di ripresa il gol del vantaggio ospite.

Da quel momento il Genoa si è lanciato all’assalto, colpito nell’orgoglio. L’orgoglio di una squadra di serie A che non ci tiene per niente a perdere in casa contro un avversario di Lega Pro. La squadra di Gregucci soffre, si arrocca in difesa, prova a resistere come può. Si arrabatta con le armi che una squadra più debole è tenuta ad usare contro un nemico decisamente più forte.

Solo che a un certo punto sembra che il Dio del Pallone abbia deciso di dire basta, di rientrare dalle ferie e di rimettere a posto le cose.

Leonardo Pavoletti, bomber squalificato in campionato e impiegato in Coppa, rimette in equilibrio la gara quando mancano pochissimi secondi al triplice fischio finale e manda la gara al prolungamento dei supplementari. Sui tifosi dell’Alessandria cala il gelo, in bocca inizia a sentirsi il sapore amaro della delusione. Certo, magari non racconteranno ai loro amici di quella volta in cui espugnarono Genova, ma potranno raccontare di quando fecero soffrire una squadra di Serie A fino all’ultimo. Ma i loro ragazzi, in campo, sembrano avere idee diverse.

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Si, perchè l’Alessandria di arrendersi non ne vuole sapere. Se nel calcio contano la testa, la motivazione e il cuore, in campo sono loro a buttarne di più di queste cose. E quando il Genoa prova l’ultimo assalto, l’Alessandria chiude, soffre, riparte e colpisce clamorosamente in contropiede con il gol di Bocalon.

Un gol che diventerà già storia, perchè, nonostante l’inferiorità numerica per un infortunio a cambi esauriti, il Genoa stavolta non lo trova il gol che rimette in pari le cose. Stavolta il Dio del Pallone resta seduto al suo posto e decide che va bene così, che sarà l’Alessandria a scrivere la storia.

Era dal 1984 che una squadra della terza serie non approdava ai quarti di finale di Coppa Italia. Ora l’Alessandria aspetta la vincente di Roma-Spezia. E spera di poter fare un altro scherzetto a qualcuno, perchè adesso sognare non solo è lecito. E’ obbligatorio.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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