Nostalgia Canaglia: Aldair Nostalgia Canaglia: Aldair
Aldair Nascimento do Santos, per tutti semplicemente Aldair. O meglio, Pluto Aldair. A tutti gli appassionati di calcio, ed in particolare ai tifosi della... Nostalgia Canaglia: Aldair

Aldair Nascimento do Santos, per tutti semplicemente Aldair. O meglio, Pluto Aldair.

A tutti gli appassionati di calcio, ed in particolare ai tifosi della Roma, sarà venuto un tuffo al cuore a leggere questo nome. Aldair è stato infatti un’icona e bandiera della squadra giallorossa, come dimostra la sua militanza nella squadra capitolina per 13 lunghe stagioni. Ultimo baluardo semi insuperabile, interprete magistrale di un ruolo ormai scomparso, quello del libero.

Nasce in Brasile il 30 novembre 1965 a Ilhéus, una cittàdina nello stato di Bahia, ma si trasferisce ben preso a Rio de Janeiro per cercare di coronare il suo sogno di diventare calciatore. Notato dal Flamengo entra subito nelle giovanili e ben presto esordisce in prima squadra. Senso della posizione, acume tattico e doti tecniche di prim’ordine vengono notate ben presto dagli scout europei. In particolare Svenn Goran Eriksson, allora allenatore del Benfica, se ne invaghisce e decide che è il momento giusto di portarlo da questa parte dell’Oceano. E’ il 1989 quando Aldair sbarca in Portogallo, pronto a conquistare il vecchio continente con i fatti prima che con le parole dimostrando fin da subito, oltre alle sue evidenti qualità, un’indotta schiva e taciturna. Basta una stagione con le aquile di Portogallo per entrare in tutti i radar d’Europa, i 5 goal e la finale di Coppa Campioni, seppur persa contro il Milan, sono un discreto biglietto da visita.

Viene acquistato da Dino Viola, ex presidente della Roma, che lo paga 6 miliardi di lire. Quello che ancora i tifosi non sanno è che l’ultimo acquisto del presidente Viola si rivelerà un perno insostituibile della retroguardia giallorossa negli anni a venire. Vince subito una coppa Italia ma per ottenere un altro trofeo da aggiungere al palmares deve aspettare altri dieci lunghissimi anni. Ne vale la pena visto che il trofeo è di quelli pesanti, e che ad oggi rimane l’ultimo conquistato dalla squadra giallorossa. Stiamo parlando dello Scudetto della stagione 2000- 2001. Con don Fabio Capello in panchina e un difensore del calibro di Walter “The Wall” Samuel accanto, ci si può permettere anche Zebina come compagno di reparto. In realtà le presenze in quella gloriosa stagione per Pluto Aldair saranno soltanto 15 a causa di un brutto infortunio che lo terrà lontano dal rettangolo verde. Casacca numero 6 cucita sulla pelle, mancino educatissimo e abilità nel marcare con pochi eguali, questo ha rappresentato Aldair nella sua militanza romana. Terminata questa lunga avventura rimane un altro anno in Italia, scendendo però a giocare nella serie cadetta col Genoa, per non dover affrontare la sua amata Roma con un altro club di serie A.

Nel 2005 sembra voler dire definitivamente addio al calcio giocato ma nel 2007 ci ripensa, all’età di 41 anni. Rimette gli scarpini e si accomoda nuovamente al centro del suo regno, per la società sammarinese del Murata allenata dal suo amico Massimo Agostini. Tre stagioni e poi l’addio definitivo al calcio. O meglio, quasi definitivo in quanto si avvicina al mondo del footvolley, sport in cui tutt’ora si diletta.

Da sottolineare anche la sua carriera con la casacca verdeoro della nazionale con cui esordisce nel 1989 e vi rimarrà in pianta stabile fino al 2000. Conquista da protagonista due Coppa America ed il mondiale del 1994, dando in finale un grosso dispiacere proprio alla sua patria adottiva, l’Italia.
Non potevamo non celebrare uno dei più completi difensori visti nel nostro calcio, un leader silenzioso ma tremendamente efficace, in grado di combinare forza e tecnica in egual misura.
Lunga vita a Pluto.

La squadra è come un buon piatto di carne. A volte basta cuocerla a fuoco lento, altre volte serve pressione o brace.

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