La favola del gigante buono: Akinfenwa e quel sogno nel cassetto La favola del gigante buono: Akinfenwa e quel sogno nel cassetto
C’era una volta un gigante, un ragazzone di centottanta centimetri per 101 chilogrammi di nome Adebayo. Un nome da cattivo, una faccia da orco,... La favola del gigante buono: Akinfenwa e quel sogno nel cassetto

C’era una volta un gigante, un ragazzone di centottanta centimetri per 101 chilogrammi di nome Adebayo. Un nome da cattivo, una faccia da orco, un sorriso gentile. Aveva un sogno questo ragazzo. Come tutti quelli che rincorrono un maledetto pallone per un prato verde insieme ad altri ventuno ragazzi. Come tutti noi, il gigante voleva giocare con la maglia della squadra dei suoi sogni. O perlomeno, disputare almeno una partita nello stadio dei suoi sogni. E’ un gigante buono, Adebayo.

Solo che ogni giorno, il gigante si scontrava con i pregiudizi. Non puoi giocare a calcio, Adebayo. Con quel fisico, poi. Rischi di fare male a qualcuno, sei troppo scoordinato. Non puoi tirare calci ad un pallone, Adebayo. Vai a fare il culturista, chiuditi in palestra a sollevare pesi. Non provare a metterti quelle scarpe, Adebayo. Non è il tuo posto.

Ma quando hai un sogno nel cuore, non ci pensi proprio a rimetterlo in un cassetto e lasciarlo marcire lì, tra mutande e calzini. I sogni sono fatti per essere vissuti, al diavolo i cassetti. Adebayo se li mette gli scarpini. Ci prova a giocare a pallone. Non fa niente che deve finire dall’altra parte del mondo. Adebayo prende la sua valigia, la riempie di mutande, calzini e sogni, e va a giocare all’Atlantas di Klaipėda, in Lituania. Il gigante è triste. Non lo vogliono, non c’entra nulla con quelli. Gli urlano di tornarsene a casa, gli urlano che è brutto e nero. Una ragazzina di undici anni gli si avvicina, con il suo visino innocente. “Potere bianco!” gli urla, gli fa il saluto nazista.

Il giovane Adebayo piange, vorrebbe mollare tutto e tornare a casa. Il suo cuore grande gli fa tanto male. Il fratello gli sta vicino, Adebayo non molla. Segna il gol decisivo per vincere la Coppa Lituana. Smettono di insultarlo, iniziano a volere bene al gigante buono. Adebayo si costruisce una carriera onesta, nelle minors inglesi. Spazza via critiche e pregiudizi. Dritto come un carro armato, con i suoi chili, la sua forza fisica. Come solo lui sa fare. A modo suo. Alla Akinfenwa.

Il giovane Adebayo non è più tanto giovane, ha 32 anni. Ma il sogno nel cassetto non lo ha mai rimesso a posto. Ha una squadra speciale nel suo cuore. E’ una squadra del Merseyside, una squadra di Liverpool. La squadra che fu di Bill Shankly, la squadra che è di Steven Gerrard e forse non lo sarà più. Il gigante buono è uno scouser. Il gigante buono tifa Liverpool e sogna un giorno di giocare ad Anfield.

Il destino, quando il sogno sembrava destinato a rimanere tale, si ricorda del gigante buono. Si ricorda che gli deve un favore. L’urna del sorteggio di FA Cup al terzo turno accoppia il suo Wimbledon ad una squadra del Merseyside, con la maglia rossa. Sarà Wimbledon-Liverpool. Prima dell’incontro, Adebayo mette le cose in chiaro. Che nessuno provi a prendersi la maglia di Steven Gerrard. E’ mia e solo mia. Divento cattivo, fatevi da parte.

Il Liverpool, dopo 12 minuti, passa in vantaggio al Kingsmeadow Stadium. Indovinate chi segna? Il capitano, Stevie G. Ma al 36′ c’è un corner per il Wimbledon. La palla sbatte sulla traversa, rimbalza in area. Il gigante buono non ci pensa nemmeno per un istante. Quel pallone deve essere suo, sarà suo. Come la maglia del capitano. Si butta su quel pallone, travolge tutto e tutti. Zampata da avvoltoio d’area di rigore. Uno a uno.

Adebayo corre, felice come un bambino. Libera il suo quintale in una corsa sfrenata, il ritratto della gioia in terra. E’ il gol più bello della sua vita. Se le cose rimarranno così, Adebayo potrebbe mettere le mani su un sogno ben più grande. Attraversare il corridoio, toccare con mano lo stendardo con su scritto “This is Anfield“, guardare la Kop dal terreno di gioco. Giocarsi la ripetizione del terzo turno a Liverpool.

Ma il destino dice che per quel sogno siamo a posto così. Sceglie ancora Steven Gerrard come suo messaggero. Il capitano firma la doppietta, il gol del 2-1 che vale il passaggio del turno. Il Wimbledon è fuori.

La serata di Adebayo Akinfenwa però non è ancora finita. C’è un ultimo sprint da fare. Bisogna accaparrarsi una maglia rossa numero 8. Il gigante buono sbarra la strada a Stevie G, gli porge la maglia gialloblu del Wimbledon. Chiede in prestito un pennarello, lo mette in mano al Capitano, che scrive il suo nome sull’8 bianco. Per quel sogno, dice Adebayo, siamo a posto così. Il sorriso sul volto del gigante buono si allarga a dismisura. Anche se si pesa un quintale e si prende il mondo di petto, basta poco per essere felici.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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