Perdere un campionato praticamente già vinto. Una sensazione che più di qualcuno conosce bene e che, in Italia, è simboleggiata da un giorno diventato...

Perdere un campionato praticamente già vinto. Una sensazione che più di qualcuno conosce bene e che, in Italia, è simboleggiata da un giorno diventato un’icona, quel 5 maggio del 2002 in cui la Juventus sfilò, con clamorosa sorpresa, lo scudetto che sembrava già cucito sulle maglie dell’Inter.

Da ieri, anche l’Olanda ha il suo 5 maggio. Anche l’Ajax ha la sua giornata da dimenticare, il suo incubo che infesterà i sogni dei tifosi dei Lancieri. L’8 maggio 2016, il giorno in cui il PSV vinse il titolo che l’Ajax sentiva già suo.

Prima degli ultimi 90 minuti di Eredivisie la situazione sembrava abbastanza chiara. Ajax e PSV Eindhoven appaiate a quota 81 punti. La differenza reti favorevole all’Ajax. Due partite sulla carta scontate. Anzi, quella dell’Aiax pure molto più semplice, visto che i Lancieri andavano a Doetinchem, in casa del De Graafschap, che con 23 punti era già condannato ai playout. Mentre il PSV affrontava lo Zwolle, in trasferta, ancora in corsa per un posto ai playoff per l’accesso in Europa.

Insomma, al massimo entrambe avrebbero vinto e l’Ajax avrebbe festeggiato il titolo. In effetti era già tutto pronto. Champagne, magliette celebrative, la festa per le strade di Amsterdam. Ma se c’è qualcosa di sbagliato nel calcio è dare tutto per scontato. Younes dopo soli 16 minuti porta in vantaggio i biancorossi a Doetinchem, e tutto sembra andare nei binari della prevedibilità.

Anche il PSV, con i gol di Locadia e de Jong, chiudeva il primo tempo sul 2-0. Niente lasciava presagire quello che sarebbe successo nella ripresa. Al minuto 55 Bryan Smeets, prima stagione in Eredivisie, trova il gol del pareggio per il De Graafschap. Lui, che nel cuore ha solo l’Ajax, lui che è un gran tifoso della squadra di Amsterdam.

A quel punto i demoni scendono sullo stadio De Vijverberg. L’Ajax, di colpo, si smarrisce. Le gambe tremano. Il fiato comincia a mancare. La porta si rimpicciolisce, tanto che il diciottenne Cerny si divora un gol a portiere già praticamente battuto. Il gol di Bouy dello Zwolle, al 66′, lascia una residua speranza all’Ajax. Magari non ci sarà bisogno di vincere, magari anche il PSV si incepperà. Dubbio che dura giusto lo spazio di 60 secondi, il tempo per Luuk de Jong di trovare la porta per la seconda volta per il gol del 3-1.

L’Ajax si scioglie, come neve al sole. Il cronometro arriva, implacabile, al minuto 90. E quando l’arbitro fischia tre volte, il PSV Eindhoven di Phillip Cocu è campione d’Olanda, per la ventitreesima volta, per la seconda volta consecutiva. L’Ajax di Frank de Boer si suicida. Tifosi in lacrime, giocatori distrutti. Il De Graafschap aveva fatto preparare una torta, in segno di amicizia, per complimentarsi con gli avversari odierni, per celebrare la vittoria del titolo.

A fine partita, su Twitter, la società posta la foto della torta, con una didascalia che ha un sapore più che amaro per l’Ajax. “Bè, vorrà dire che la mangeremo da soli“.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro