Adriano e le porte dell’anima Adriano e le porte dell’anima
A fare a cazzotti con i propri demoni. Grandi o piccoli che siano, ognuno ha i propri.  E se sei un calciatore ricco e... Adriano e le porte dell’anima

A fare a cazzotti con i propri demoni. Grandi o piccoli che siano, ognuno ha i propri. 

E se sei un calciatore ricco e famoso, nel pieno dei tuoi anni, sembra tu non possa averne. Almeno, questo è il pensare comune. Come se i soldi e la fama facciano rima per forza con felicità. 

No, non è così: ognuno ha il proprio modo di rincorrerla e di trovarla, e a volte, non basta neanche essere il calciatore potenzialmente più devastante del pianeta. 

Per informazioni basta chiedere ad Adriano Leite Ribeiro da Rio de Janeiro

Talento sconfinato, unito ad un fisico da supereroe. 

Era il 2004 ed Adriano era arrivato in Italia due anni prima. Ad acquistarlo era stata l’Inter che poi l’aveva girato in prestito alla Fiorentina prima e al Parma poi. “A farsi le ossa” direbbero quelli bravi. Ma il brasiliano aveva già dimostrato in una notte d’agosto del 2001 al Bernabeu di essere nato pronto. 

Una fucilata dal limite dell’area di rigore che aveva lasciato tutti a bocca aperta, senza lasciare scampo al portiere avversario. Il Bernabeu, un luogo mistico, dove presentarsi al mondo, non esattamente il classico campetto sotto casa. 

I paragoni che si scomodano, che in questo mondo, non si sa perché, devi per forza assomigliare a qualcun altro. Ma Adriano voleva semplicemente essere Adriano, niente di più. Probabilmente aveva già scelto come stare sulla faccia della Terra. A modo suo, senza scendere a patti. 

Bello, no? 

Nella stagione 2004/2005, riportato a casa dalla società neroazzurra, è una iradiddio. Segna a ripetizione, ne fa 28 in 42 partite stagionali. E’ l’idolo praticamente di tutto il popolo interista, rimasto orfano di un altro brasiliano, Ronaldo Luiz Nazario da Lima, solo due anni prima. 

Nell’estate di quell’anno, Adriano, conquista praticamente da solo, con il suo Brasile, la Copa America. 

Ma lo sliding doors è dietro l’angolo, il momento in cui sta per aprirsi la porta sbagliata della sua anima, sta per arrivare. Il brasiliano è legatissimo al padre, una sera d’agosto del 2005, il genitore improvvisamente viene a mancare per sempre. Tutti provano a stargli vicino come possono, i tifosi dell’Inter gli regalano uno striscione che rimarrà nella memoria di molti: “Nella gioia e nel dolore Adriano nostro Imperatore.” 

Ma l’Imperatore, quel ragazzo che sembrava fatto di ferro, da quel momento in poi inizierà una discesa ripida, repentina e senza ritorno, verso gli inferi della propria anima. 

Troppe le notti accompagnate dall’alcool, troppi i ritardi agli allenamenti. L’Inter prova a capirlo, a proteggerlo in tutti i modi, da Mancini a Mourinho, ma non c’è niente da fare: la depressione ormai si è impossessata della mente del brasiliano

Qualche altra apparizione in campo, ogni tanto per ricordare a tutti ciò che poteva essere e non è stato. Fino a smettere definitivamente di giocare, finché appunto l’anima non va in fiamme. Perché nella vita vera, quella lontana dai riflettori, spesso, va a finire così

Il ritorno in Brasile, nella favela nella quale è cresciuto, circondato dagli amici e dagli occhi di sempre. Una felicità fatta di piccole cose, ricco in mezzo ai poveri, ma pari. 

Quell’anima che continua a fare le bizze, l’alcool che ogni tanto torna ad essere protagonista, come in questi giorni. 

Noi non siamo nessuno per giudicare, a noi piace ricordare Adriano con il sorriso sulle labbra, con quel sinistro che butta giù le porte, come quella sera spagnola, di ormai troppe estati fa. 

Raffaello Lapadula
twitter: @RafLapo