Adnan Januzaj, la triste parabola del “nuovo Cristiano Ronaldo” Adnan Januzaj, la triste parabola del “nuovo Cristiano Ronaldo”
Cosa saranno mai, tre parole, in fondo? Cosa sarà mai un’etichetta, una suggestione, un paragone? Potrà mai diventare qualcosa di così pesante da rovinarti... Adnan Januzaj, la triste parabola del “nuovo Cristiano Ronaldo”

Cosa saranno mai, tre parole, in fondo?

Cosa sarà mai un’etichetta, una suggestione, un paragone? Potrà mai diventare qualcosa di così pesante da rovinarti la carriera, da trascinarti nel baratro e farti domandare se davvero avevano visto giusto, o se avevano tutti sbagliato valutazione?

Tre parole, nel calcio, possono diventare una triste condanna.

Come è successo, in questi anni, per Adnan Januzaj, la stellina classe 1995 del Manchester United che ha visto bruciare la sua parabola nello spazio di un paio di stagioni, di cui solo una vissuta effettivamente a livelli quantomeno accettabili.




Ma è prerogativa del calcio moderno, questa. La ricerca spasmodica del talento, la voglia di andare -subito e a ogni costo- a caccia di paragoni importanti, di suggestioni che possano trasformarsi prima in sogni e poi in realtà da toccare con mano.

Nel caso di Adnan Januzaj, quella suggestione era forse scritta nel destino, troppe coincidenze per non volerci andare dietro e sperare che potesse essere tutto vero.

Tre parole: nuovo Cristiano Ronaldo, un’etichetta da portarsi dietro che con il tempo diventa troppo pesante. Troppa la responsabilità da mettersi sulle spalle.

D’altronde, quella suggestione, era proprio la carta di identità, a suggerirla: 5 febbraio 1995, questa la data di nascita di Januzaj, passaporto belga, genitori albanesi kosovari, anima da cittadino del mondo. Ai più attenti non sfugge la coincidenza. Il 5 febbraio, ma di 10 anni prima, nel 1985 per la precisione, era nato un altro calciatore piuttosto forte, che aveva avuto anche lui il compito di giocare sulla fascia (uno prevalentemente a sinistra, l’altro a destra) con la maglia numero 7 dei Red Devils di Manchester.

Sì, Cristiano Ronaldo, naturalmente.

Quando l’ancora giovane Januzaj comincia ad affacciarsi al mondo della Premier League, il vento sembra soffiare decisamente alle sue spalle. Un vento di freschezza e rinnovamento in un Manchester United a caccia della sua nuova identità.

Le sue prime apparizioni in maglia rossa, all’inizio della stagione 2013-14, sono bagnate da gol, giocate illuminanti e dalla sensazione che a Manchester abbiano trovato un nuovo pilastro sul quale rifondare la squadra, orfana di Sir Alex Ferguson e poi, dalla stagione successiva, di un altro dei suoi figli prediletti, Ryan Giggs.

Proprio Ryan Giggs, in un simbolico passaggio di consegne, lascia sulle spalle di Januzaj la maglia numero 11, di cui era stato proprietario per un ventennio, ininterrottamente. E forse, è proprio in quel momento che le spalle del giovane Adnan cominciano a rivelarsi troppo strette.

Cristiano Ronaldo, Ryan Giggs. Nomi troppo pesanti per un ragazzo che forse non ha ancora trovato la sua strada. Essere un’ala, a Manchester, sponda United, non deve essere troppo facile.

Qualcuno, come Quinton Fortune, attaccante che qualcosina al Manchester United l’ha combinata, non ha paura a farlo in maniera esplicita, quel paragone: “Mi ricorda Cristiano Ronaldo, quando arrivò a Manchester: ha la stessa mentalità“.




Ed è lo stesso Adnan ad ammettere che il suo modello è il campionissimo portoghese.

Guardo tantissimo quello che fa Cristiano in campo, e provo a fare le stesse cose che fa lui. È un grandissimo giocatore, e quando lo vedo giocare penso che mi piacerebbe rifare quello che ha fatto lui per il Manchester United“.

Ma tra ammirare un giocatore, farne la tua fonte di ispirazione, e diventare il suo erede, spesso nel mondo del calcio ci passa un universo intero, fatto di occasioni, di circostanze, di fatica, e forse anche di un pizzico di fortuna.

Adnan Januzaj, nel corso della disperata stagione di Van Gaal sulla panchina dei Reds, lentamente comincia a perdersi. Le giocate non riescono più, il passo si fa più lento e impacciato, i movimenti cominciano a diventare prevedibili.

A Manchester pensano che la cosa migliore sia provare a fargli cambiare aria, per farlo maturare in un ambiente più consono, con meno aspettative. Vecchia storia, che di solito si rivela sempre e solo il primo passo verso una drastica riduzione di aspettative e ambizioni.

Ad agosto 2015 Januzaj viene ceduto in prestito al Borussia Dortmund, dove gioca 14 partite (solo 6 in Bundesliga, il resto per lo più in Europa League) senza mai trovare il gol. Nella scorsa stagione, un altro tentativo, provando un altro grande classico: il prestito a una squadra con meno ambizioni, da seconda metà di classifica, per vedere se il ragazzo, da leader tecnico di un gruppo con caratura più modesta, riesce ad emergere. Anche l’esperienza della scorsa stagione al retrocesso Sunderland si dimostra un vero e proprio flop, e all’alba dell’estate 2017, Adnan Januzaj è ormai l’ombra della promessa che fu.

Ora, l’ultimo step. L’ammissione del fallimento, il disimpegno del Manchester United, e la cessione definitiva, con la speranza che, cambiando aria per sempre, Januzaj possa ritrovarsi: da ieri, il belga è un nuovo calciatore della Real Sociedad.

Se tutto andrà come da programma, probabilmente tra qualche mese Adnan potrà giocare davvero contro Cristiano Ronaldo. E magari toccandolo, stringendogli la mano e guardandogli negli occhi, qualcosa potrà succedere. L’ombra ritornerà a casa, e Adnan Januzaj potrà tornare ad essere solamente se stesso, dimenticando la scomoda etichetta di nuovo Cristiano Ronaldo.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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