Oggi, a Nyon, sono stati sorteggiati gli accoppiamenti dei quarti di finale di Champions League. Purtroppo per il calcio italiano, non siamo riusciti a...

Oggi, a Nyon, sono stati sorteggiati gli accoppiamenti dei quarti di finale di Champions League. Purtroppo per il calcio italiano, non siamo riusciti a piazzare la Juventus nell’urna delle ultime e magnifiche 8 del torneo più prestigioso d’Europa, e ci siamo dovuti accontentare di guardare quello che succedeva con olimpico distacco.

Il sorteggio ha tirato fuori quattro partite piuttosto interessanti. E noi, non possiamo dirvi nè come nè perchè sia successo, siamo venuti già a sapere come finiranno queste partite. E ve le raccontiamo per filo e per segno.

Non fatene parola con NESSUNO.

Wolfsburg-Real Madrid

Partita d’andata in Germania parecchio movimentata. Il Real Madrid sbaglia a impostare l’indirizzo della Volkswagen-Arena sul navigatore del bus, e all’improvviso si ritrova a Brema. Qualcuno si convince per davvero di dover giocare contro il  Werder, poi Modric riesce a far capire tutto e il bus del Real si dirige a tutta velocità verso Wolfsburg, dove arriva giusto in tempo per scendere in campo.

I Blancos però sono freddi e distrutti psicologicamente, il primo tempo è un massacro. Draxler fa il fenomeno, si inventa una doppietta e ispira il 3-0 di Caligiuri, uno scorpione di tacco in area di rigore. Keylor Navas, uno che crede parecchio in Dio, si fa dare il numero di telefono di Gigi Buffon per farsi dare qualche lezione di smadonnamento. Nell’intervallo il Real si aggiusta, ma il Wolfsburg si chiude a riccio dietro. Al 90′ Cristiano Ronaldo trova con una mina da 90 metri il gol della speranza. Finisce 3-1 per il Wolfsburg.

Il ritorno a Madrid si preannuncia focoso. Il Wolfsburg arriva al Bernabeu e prova a entrare con il bus sul terreno di gioco. Solo l’intervento delle forze dell’ordine impedisce che l’autista riesca a parcheggiarlo sulla linea di porta. Il Real si lancia all’attacco, i tedeschi sono arroccati come su una fortezza medievale. Casteels para 3 rigori a Cristiano Ronaldo nei primi 15′, concessi da un generoso arbitro mandato a Madrid con una missione ben precisa.

Il Wolfsburg si ritrova all’intervallo con tutta la squadra ammonita, e intorno alla mezzora del secondo tempo è ridotto in 8 da 3 tragicomiche espulsioni. Negli ultimi 10 minuti Ronaldo segna due gol nel mezzo del nulla e festeggia con tracotanza. Il pubblico del Bernabeu, che notoriamente non capisce nulla della vita, esulta come se avesse assistito all’impresa del millennio. 2-0 per il Real che passa alle semifinali.

Il giorno dopo Angela Merkel ordina l’invasione della Spagna.

Bayern Monaco-Benfica

Dopo aver tirato un enorme sospiro di sollievo e aver acceso centinaia di migliaia di ceri alla Madonnen, i crucchi del Bayern hanno anche avuto la fortuna di pescare una delle squadre più deboli del lotto, nonostante il Benfica sia una squadra da non sottovalutare, con giovani di talento e volponi d’esperienza.

Pep Guardiola, nonostante sia ormai in parola con il City, vuole salutare la Germania portandosi a casa la Champions. Solo che ha questo maledetto problema di continuare a fare formazioni totalmente a caso. Per la gara d’andata presenta Xabi Alonso difensore centrale, Neuer viene lasciato a riposo, Lewandowski viene messo largo sulla destra mentre Alaba agisce da unica punta centrale. Il Bayern fa il 95% di possesso palla, senza impensierire più di tanto il Benfica, che, in fondo, non fa altro che continuare a guardare i tedeschi passarsi la palla.

Poi, dopo una partita che avrebbe fatto addormentare anche uno schizofrenico sotto acidi, all’ottantanovesimo il Benfica riparte in contropiede, ma Nico Gaitan, dopo aver saltato tutta la difesa bavarese, colpisce il palo. Imprecazioni, santi, Madonne e finisce 0-0 all’Allianz.

Il ritorno in Portogallo segue più o meno lo stesso copione. Il Benfica, però, in casa è più concreto. Al 25′ su calcio d’angolo, Kosta Mitroglou esce i coltelli e le lame, lascia un paio di cadaveri in area di rigore e infila il Bayern. E’ uno choc. La Merkel alza ancora la cornetta del telefono, vorrebbe invadere anche la Catalogna e sterminare la famiglia Guardiola. Poi però entra Coman e fa 4 gol in 12′. 4-1 per il Bayern e qualificazione in tasca.

Guardiola esce dal campo ridendo come un ebete, felice di aver fatto tutti fessi ancora una volta.

Barcellona-Atletico Madrid

Il derby di Spagna più atteso, quello che maggiormente stuzzica le fantasie dei delinquenti di tutta Europa. Il Cholo Simeone contro Luis Enrique, il tiqui-taca contro il calcio solido dei Colchoneros, il fioretto contro la spada, la fantasia contro la malavita.

All’andata al Camp Nou il Cholo Simeone attrezza la solita partita ad altissimo tasso delinquenziale. Godin si prende cura del compagno di nazionale e amico Luis Suarez, riempiendolo di amorevoli calcioni. Neymar, fiutando l’odore delle randellate, si tiene alla larga dalla zona delle operazioni, preferendo portare a casa la pellaccia. Leo Messi non si tira indietro, ma appena vede Filipe Luis chiede la protezione di Mascherano.

La UEFA per l’occasione chiede ad Howard Webb di tornare ad arbitrare, ricevendo un secco no dal fischietto inglese, che è alle Maldive a sperperare tutto il suo patrimonio in Martini e mignottoni. Anche Carmine Russo di Nola dice di no, Rizzoli dice che ha un impegno improrogabile, la festa di compleanno della zia Adalgisa che compie 85 anni. Per cui mandano Clattenburg e finisce in tragedia. 6 feriti, 158 falli fischiati di cui la metà invertita, ammonizioni totalmente a casaccio.

Il Barcellona, nella corrida, riesce pure a segnare: il gol di Rakitic viene però pareggiato al 96′ dalla solita capocciata di Godin. L’Atletico potrà così giocare in casa al ritorno per lo 0-0, a Luis Enrique non resta che fare 3 volte in una settimana il cammino di Santiago di Compostela (la terza volta camminando sulle mani) per provare a uscire indenne da questa impresa.

Ovviamente il ritorno al Calderon è una tonnara di proporzioni bibliche. L’Atletico chiude con 14 ammoniti, tutti i titolari più i tre subentrati, il Barcellona attacca senza mai riuscire nemmeno a tirare in porta e l’Atletico la sfanga, con lo 0-0, per la regola dei gol segnati fuori casa.

La Merkel chiede se c’è bisogno di invadere qualcosa, ma riceve risposta negativa e torna a giocare con lo spread.

PSG-Manchester City

In vista del derby degli sceicchi, la UEFA accetta e autorizza la sconvolgente proposta delle due società: l’andata dei quarti di finale tra PSG e City si giocherà a Doha, il ritorno a Dubai. Il tutto con la produzione televisiva della regia cinese che ha trasmesso la finale di Supercoppa italiana da Pechino.

Zlatan Ibrahimovic non la prende benissimo, si presenta in sede con il contratto in mano e un accendino, e una ruspa parcheggiata a un metro dalla Tour Eiffel. In meno di cinque minuti il PSG si tira indietro e chiede di far disputare le gare, come stabilito dal calendario, a Parigi e Manchester. Yaya Tourè, che si era adirato perchè la società non aveva fatto gli auguri di compleanno al suo nipotino, intanto, minaccia l’ammutinamento, e viene recuperato in extremis solo quando scopre che il City ha offerto il sacrificio umano di Zabaleta come omaggio al piccolo nipotino Tourè.

L’andata a Parigi è una partita scoppiettante. Il City ha recuperato in extremis Otamendi e Kompany, che però continuano a fare quello che gli riesce meglio: una serie stratosferica di vaccate. Thiago Silva deve colpire con la frusta ogni cinque minuti David Luiz che prova a uscire palla al piede dalla difesa. Trapp e Hart fanno a gara a chi fa più papere. La partita di andata se la aggiudica il City al tie break: 7-6.

La gara di ritorno segue più o meno lo stesso copione, con la differenza che Zlatan Ibrahimovic non ci sta a farsi prendere per i fondelli da quelli del City, e segnando cinque reti fa lo strappo decisivo. A Manchester finisce 5-3 per il PSG che va in semifinale.

Il giorno dopo Yaya Tourè minaccia di andare allo United perchè non ha ricevuto i fiori per l’onomastico del suo cane.