Abbasso il falso nueve, viva il centravanti Abbasso il falso nueve, viva il centravanti
Il calcio moderno ha portato con sé tanti sconvolgimenti, tante novità, tante innovazioni. Il gioco e la tattica hanno abbandonato le strade tradizionali per... Abbasso il falso nueve, viva il centravanti

Il calcio moderno ha portato con sé tanti sconvolgimenti, tante novità, tante innovazioni. Il gioco e la tattica hanno abbandonato le strade tradizionali per prendere direzioni diverse, nuove, imprevedibili. E così, piano piano, il repertorio del calcio classico ha lasciato spazio ai nuovi profeti del football, a dei signori che hanno pensato bene di minare alla base le nostre certezze. Ed è così che passaggio dopo passaggio, tiki taka dopo tiki taka, il mito del falso nueve si è impossessato del nostro calcio, e sempre più squadre hanno iniziato a spostare trequartisti, centrocampisti, seconde punte lì davanti, in quello che una volta era il tempio del centravanti. 

Il falso nueve ha conquistato il mondo del calcio. L’imprevedibilità ha preso il posto del nove classico, la velocità e la rapidità sono diventate le doti richieste a chi viene messo lì davanti, a svolgere il ruolo di facilitatore o di guastatore prima ancora che di realizzatore. E così, un falso nueve alla volta, la figura del centravanti classico è entrata in declino, sempre più dimenticato, sempre più abbandonato. Ma volete mettere la bellezza, il romanticismo e la poesia del cristone messo lì davanti a sgomitare con la leggerezza, la grazia e la padronanza tecnica di un falso nueve che l’area di rigore la vede con il binocolo e la porta se la deve far raccontare da qualcuno?

Il calcio da verticale è diventato orizzontale. Le reti interminabili di passaggi hanno preso il posto dei lanci lunghi alla speraindio che tanto gentili e tanto onesti parevano. Bè, noi ci vogliamo ribellare a questa deriva innovativa del calcio. Noi vogliamo stare dalla parte dei centravanti, dalla parte dei numeri nove abbandonati nell’area avversaria, a lottare e sgomitare e fare a botte su ogni singolo lancio lungo del portiere, su ogni spazzata del libero o dello stopper. Noi vogliamo stare dalla parte di chi lotta per 90 minuti senza mai toccarla, quella palla, ma magari poi, all’ultimo secondo, all’ultima occasione, ce la fa a toccarla, e magari la butta pure dentro.

Perchè il tiki taka sarà anche bello, sarà anche moderno, sarà anche innovativo. Sarà quello che volete, ma per noi non è quello lo spirito del calcio. Lo spirito del calcio è la sofferenza, la sofferenza di chi vive in campo e la sofferenza di chi guarda sugli spalti. La sofferenza di chi si sente mancare l’aria, marcato stretto da due soggetti maneschi e violenti, ma che non rinuncia a lottare per andare a spizzare ogni pallone che arriva. La sofferenza di chi vede in quel pallone l’obiettivo della sua partita. La sofferenza di chi lavora per la squadra, per andare a prendersi un pallone e trasformarlo in un’occasione. La sofferenza del centravanti, quella sofferenza, quell’abbandono e quel romanticismo che un falso nueve, forse, mai potrà conoscere.

Il calcio è una lotta per la sopravvivenza. Il calcio è la lotta di un centravanti a gomiti larghi e ginocchia sbucciate. Il calcio è il sudore e la fatica dei numeri nove. Il calcio, quello che piace a noi, non è roba da falso nueve.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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