Il grande ex di questa serata allo Juventus Stadium era senza dubbio Arturo Vidal. Più fresca l’impronta lasciata dal cileno nel cuore dei tifosi...

Il grande ex di questa serata allo Juventus Stadium era senza dubbio Arturo Vidal. Più fresca l’impronta lasciata dal cileno nel cuore dei tifosi bianconeri, e, soprattutto, rivedere quella cresta e quella saetta disegnata tra i capelli proprio lì, in quello stadio teatro di tante battaglie vissute insieme, non poteva lasciare indifferenti.
Eppure, c’era, tra i ventidue in campo, un altro combattente per cui questa partita non era solamente un importantissimo ottavo di finale di Champions League. Tra gli undici in campo c’era qualcuno per cui questa partita era l’occasione per prendersi una piccola grande rivincita. Anche per Mario Mandžukić Juventus-Bayern Monaco era una partita speciale, una partita da ex. Anche se sono passati quasi due anni dall’ultima volta che il gigante croato ha indossato la maglia dei bavaresi e anche se di mezzo c’è stata l’esperienza con l’Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone.

Mario Mandžukić non ha esattamente la faccia di uno che si dimentica le cose. Figuratevi se poi uno come lui pensa di aver subito un torto. Se in campo il 17 della Juventus è abituato a restituirlo il prima possibile, il colpo che pareggia i conti, in quest’occasione ha dovuto forse aspettare un pochino di più. Quando nel 2013 Pep Guardiola arrivò al Bayern, il centravanti titolare era proprio lui, lo spigoloso panzer croato, Mario. E l’allenatore catalano, quando si mette in testa qualcosa, non è certo uno che cambia idea facilmente. Mario Mandžukić non è adatto al suo gioco, meglio mandarlo via al più presto. E infatti, via Mario, dentro Robert Lewandowski, un cambio in cui i tedeschi sicuramente non ci vanno a perdere. Però Mario non la prende benissimo. E, covandola nel suo petto, attende la rivincita.

Quando il sorteggio ha messo di fronte Bayern e Juve, il primo pensiero è andato all’immediato ritorno di Arturo Vidal a Torino dopo neanche una stagione. E se tutti, tra i bianconeri, hanno pensato alla difficoltà della sfida, a Mario invece sono brillati gli occhi. Era l’occasione che aspettava per dimostrare a Pep Guardiola di aver sbagliato a non puntare su di lui, anche se i numeri di Lewandowski potrebbero far pensare comunque altro. Ma Mario è testardo, e questa soddisfazione voleva togliersela.

Un infortunio ha rischiato di farlo fuori dalla contesa, lui ha lavorato in silenzio e si è fatto trovare pronto all’appuntamento, tirato a lucido. Il suo compito, stasera, non era semplice. Ha dovuto passare tutto il primo tempo quasi in isolamento, con i rossi dall’altra parte a fare gioco e lui abbandonato dall’altra parte nel vano tentativo di tenere qualche pallone e far salire la squadra. Nella ripresa, però, si è preso la scena. Con la Juve sotto per 2-0 non ha mollato un centimetro, ha fatto il solito lavoro sporco, ha messo davanti alla porta il compagno di reparto Dybala per il gol del 2-1, poi bissato dal raddoppio di Sturaro che ha pareggiato i conti.

Quando c’è stato da ripiegare in difesa, ovviamente non si è tirato indietro. Quando c’è stato da mostrare al mondo la sua solita grinta, lo ha fatto. E infatti, si è promesso legnate, faccia a faccia, testa contro testa, proprio con Lewandowski. Ovviamente sulla trequarti bianconera, in una manovra generosa. Alla Mario Mandžukić, proprio. Il 2-2 non è proprio il punteggio ideale per la Juventus, che a Monaco sarà chiamata comunque ad un’impresa, ma tra Mandzukic e Lewandowski, stasera, il gigante è sembrato Mario. Che è potuto uscire, come quasi sempre del resto, a testa alta dal campo.

Non sarà una rivincita a tutto tondo, ma per uno come Mario l’orgoglio, forse, viene prima del risultato.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro