9 luglio, 12 anni dopo 9 luglio, 12 anni dopo
Sabato sera, mentre Russia e Croazia stavano per dare il via all’inferno dei calci di rigore, ho pensato a dodici anni fa. Mentre le... 9 luglio, 12 anni dopo

Sabato sera, mentre Russia e Croazia stavano per dare il via all’inferno dei calci di rigore, ho pensato a dodici anni fa.

Mentre le squadre aspettavano che i due capitani decidessero le formalità del caso, ho pensato che ancora oggi, a dodici anni di distanza, non ho la minima idea di come abbia fatto a sopravvivere alla serie di calci di rigore più importante della mia vita.

Anche se di quei rigori, naturalmente, non ne ho tirato nemmeno uno.

E mentre Subasic e Akinfeev si sistemavano tra i pali, ho pensato a quella notte del 2006, che proprio oggi compie 12 anni, ho pensato a Buffon e Barthez che si apprestano a mettersi in porta per giocarsi la Coppa del Mondo.


Ho pensato a quello che passava nella mia testa in quei momenti, che oggi sembrano solo un sogno, una fantasia.

Ho pensato che, forse, dovesse succedere oggi, potrei scegliere di non guardarli quei rigori, spegnere tutto, salutare e andare via.

Forse, farmi balenare in testa l’idea di smettere di seguire il calcio, perché non posso mica farmi saltare le coronarie per un maledetto pallone. Forse, fosse capitato oggi, avrei messo in testa le mie cuffie, avrei cercato la mia canzone preferita, avrei premuto play e avrei cercato di isolarmi dal mondo, dimenticando quello che stava per succedere.

Ma sicuramente non ci sarei riuscito.

Ecco, e poi ho pensato che dodici anni dopo pagherei oro, incenso e mirra per poter rivivere un’altra notte come quella. Ho pensato che me le farei volentieri esplodere di nuovo, le coronarie, aspettando il rigore di Fabio Grosso.

Ho pensato che quella corsa dopo il gol, quell’urlo al cielo, quel tuffo nel prato con i miei amici, lo vorrei rivivere almeno un’altra volta nella mia vita, visto che è un ricordo che si è andato a piazzare in un cassetto dorato, e che di tanto in tanto, tra una birra e l’altra con gli amici, viene fuori portando con sé un sorriso e un pezzo della mia vita che invece, lui, quel pezzettino, non ritornerà mai più.

Ho pensato a tante cose, ho pensato che proprio oggi fa male rivivere questi ricordi, ora che stanno finendo i primi Mondiali della mia vita senza l’Italia. E ho pensato a quanto sarebbe stato bello vivere un’altra estate immaginando formazioni, proponendo cambi e soluzioni, facendo i calcoli per il passaggio del turno, magari anche tirare qualche ingiuria al cielo per quel pareggio contro Panama o quella sconfitta agli ottavi contro la Russia, chi lo sa.

Però, poi, ho pensato di essere stato fortunato.

Perché, almeno una volta nella vita, una notte come quella di Berlino l’ho vissuta.

E forse notti del genere sono speciali proprio perché non torneranno mai più. Anzi, proprio per quello.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro