In testa alla Bundesliga, da qualche giorno, c’è una novità piuttosto fragorosa, che sta facendo parecchio scalpore e continuerà a farne. Insomma, sembra che...

In testa alla Bundesliga, da qualche giorno, c’è una novità piuttosto fragorosa, che sta facendo parecchio scalpore e continuerà a farne. Insomma, sembra che sia davvero impossibile, di questi tempi, parlare del RasenBallsport Leipzig, nuova capolista della Bundesliga, senza perdere la testa.

Perché quello che sta succedendo a Lipsia è senza ombra di dubbio qualcosa di nuovo, di diverso. Qualcosa che nel mondo del calcio non si era mai visto e che qualcuno indica come squallida operazione commerciale votata al profitto. A noi, però, le cose piace capirle fino in fondo: senza pregiudizi, senza preconcetti e senza dover per forza prendere posizione aprioristicamente.

Perché il calcio corre veloce verso il futuro e si, noi siamo romantici e ci piacerebbe che il calcio fosse davvero solo e soltanto poesia, ma poi, in effetti, bisogna fare i conti con la realtà.

Perché si, è vero che forse l’operazione commerciale che c’è dietro la capolista della Bundesliga non è la cosa migliore che potesse capitare al calcio. Ma forse neppure la peggiore. Per cui abbiamo provato a capire cosa c’è dietro la storia del Lipsia e soprattutto abbiamo provato a cercare (e spiegare) i 7 motivi per cui non bisognerebbe odiare il Lipsia. O almeno per provarci.

1. Il calcio é (anche) business, bellezza. In tempi di bilanci controllati, fair play finanziario e simili, bisogna riconoscere che la Red Bull ha messo in piedi una squadra sostenibile, che all’arrivo in Bundesliga non ha speso cifre folli per top player già noti com’era facile immaginare, preferendo investire su ragazzi che già ora valgono due o tre volte più di quanto sono stati pagati; basti pensare al gioiello Timo Werner, prelevato dallo Stoccarda per 10 milioni di euro ma ora valutabile almeno il doppio.

2. L’operazione Red Bull é davvero così tanto diversa da quella degli sceicchi? In fondo tutti investono comunque per un ritorno economico. Giocando a mettere i puntini sulle i, non si potrebbe parlare di favola Sassuolo (il presidente Squinzi è uno degli uomini più influenti e facoltosi d’Italia), Chievo dei miracoli (anche Campedelli, proprietario della Paluani, è stato aspramente criticato ai tempi, ma ora?) e neanche dell’impresa del Leicester, dato che il proprietario Srivaddhanaprahba è il nono uomo più ricco della Thailandia. La diversità dell’operazione messa in atta dal colosso si differenzia dalle altre perché, a Lipsia come altrove, prende squadre esistenti e le marchia con i suoi colori. Il reato, insomma, è quello di “appropriazione” della storia e del simbolo di un club. Ma a Lipsia questa “appropriazione” è avvenuta su una squadra di quinta divisione, non su un club che aveva fatto la storia del calcio. Se questa può essere considerata una scusante, ovviamente.

3. Lasciamo parlare il campo. E in campo ci vanno comunque dei ragazzi che stanno facendo qualcosa di importante, una squadra piena zeppa di giovani e senza grandi nomi, che sta giocando un gran bel calcio, meritandosi la vetta della Bundesliga. Le stelle sono l’attaccante 20enne Timo Werner, ragazzo con le stimmate del predestinato che coi giusti consigli potrebbe diventare l’erede di Miro Klose, gli imprendibili e tecnici esterni Forsberg (già visto nel Malmoe) e Sabitzer e il centrocampista guineano Naby Keita, vero e proprio giocatore “box to box” in testa alle classifiche di rendimento per capacità offensive e difensive, scovato appena maggiorenne dagli scout della RedBull nella terza divisione francese.

4. Il calcio giocato “solo” per passione purtroppo non esiste più. Ovunque, anche nelle sue rappresentazioni migliori, anche in quelle in cui la tradizione di un club viene conservata, protetta e tramandata, il fine ultimo dei proprietari di calcio è il profitto. Altrimenti il giocattolo, così come è, non funzionerebbe. Abbiamo davvero bisogno di fare a tutti i costi i giapponesi dispersi nella foresta che ignorano che la seconda guerra mondiale è finita? Sarebbe bello crederci, ma purtroppo non è così che vanno le cose oggi, nel 2016.

5. È’ comunque una squadra che in pochi anni è passata dall’anonimato al primo posto in Bundesliga. Non è una cosa che succede tutti i giorni. I soldi, nel calcio, li hanno buttati in tanti. Avere i soldi, in effetti, non è sinonimo di saperli spendere, e a Lipsia, in questo senso, le cose le hanno fatte davvero per bene, va riconosciuto.

6. Il fautore di questo piccolo capolavoro è il tecnico Ralph Hasenhüttl. Uno sconosciuto ai più all’infuori dei confini tedeschi, ma che in neanche 5 anni di Bundesliga da allenatore ha saputo realizzare una serie di imprese che hanno del miracoloso: la salvezza e poi la promozione del piccolissimo VfR Alen in Zweite Bundesliga, seconda divisione del calcio tedesco, vittoria nello stesso campionato con l’Ingolstadt e conseguente prima, storica promozione per il club della provincia bavarese, salvezza tranquilla nella scorsa stagione con una rosa senza individualità di spicco. Come si fa a non volergli bene?

7. Non solo giovani di valore: il Lipsia ha offerto una ghiotta occasione di rilancio a giocatori che, per un motivo o per l’altro, non erano riusciti a mettere in mostra le proprie doti nelle ultime stagioni, offrendogli una base societaria seria e solida e un ambiente positivo volto a farli rendere al meglio. E’ il caso dei centrali Compper, dimenticato dai grandi club dopo la deludente parentesi fiorentina, e Papadopoulos, che sembrava essersi perso a Leverkusen tra panchine e infortuni e ora cerca spazio nella retroguardia della capolista inattesa della Bundesliga.

8. Con il Lipsia capolista, la Germania dell’Est torna finalmente protagonista ad alti livelli. Anche dopo la caduta del muro e la conseguente nascita della Bundesliga unificata così come la conosciamo, le squadre tedesche dell’est hanno sempre faticato ad emergere e nessuna, dal 1991/92, era mai riuscita a salire in testa al massimo campionato. Le varie Dinamo Dresda, Hansa Rostock e Magdeburgo, dominatrici del vecchio blocco socialista, hanno faticato enormemente nel tenere il passo con le grandi dell’ovest e ora sono scivolate nelle serie inferiori. Col Lipsia in testa, la cartina calcistica teutonica finalmente si allarga.

Alex Campanelli (@Campanelli11) – Valerio Nicastro (@valerionicastro)