Poche figure dividono il mondo del calcio minore come quella del direttore di gara: quando è in campo, tra noi, fatichiamo spesso a volergli...

Poche figure dividono il mondo del calcio minore come quella del direttore di gara: quando è in campo, tra noi, fatichiamo spesso a volergli bene. Ma, a mente fredda, sappiamo che senza di lui tutto quello che noi facciamo per questo sport non sarebbe possibile. E, allora, ringraziamo le giacchette nere (o molto più spesso fosforescenti, visti i colori inguardabili con cui la Federazione decide di mandarli a fischiare per i campi di provincia e di serie A) con questo post che riassume più o meno a grandi linee le varie tipologie di direttore di gara che potreste incrociare nel vostro cammino sui polverosi campi del calcio minore.

Lo spavaldo

Lo spavaldo si presenta sul campo a testa alta, petto in fuori, taccuino in mano. Entra dal cancello principale, si fa dare le chiavi dello spogliatoio, saluta con fare deciso i dirigenti delle squadre. Entrato in campo, vive la partita come se fosse una battaglia, una questione personale tra lui e i 22 in campo. E, spesso, molto spesso, anche tra lui e il pubblico. Come frequentemente accade, dopo 10 minuti la partita va in vacca, per colpe esclusivamente sue, che ha riscaldato gli animi apostrofando in malo modo chiunque si sia avvicinato a lui.
Un po’ per timore reverenziale, un po’ perchè così va il mondo, i giocatori decidono che se l’arbitro li ha fatti innervosire, devono picchiarsi tra loro. Per cui, la partita finisce in genere con almeno un paio di espulsi. A fine partita, però, lo spavaldo ne ha in genere combinate troppe, e all’ultima occhiataccia al libero della squadra di casa, finisce per prenderle da qualcuno. Solitamente lo spavaldo coincide infatti con la tipologia dell’arbitro che prende le mazzate.

Quello che tiene famiglia

Figura opposta e complementare allo spavaldo. L’arbitro che tiene famiglia vede la partita di Terza Categoria come un modo per portare a casa un contributo monetario extra, e, dunque, l’unico obiettivo della giornata sarà arrivare sano e salvo a casa. Per questo motivo, finisce per chiudere un occhio praticamente su tutto quello che succede in campo.

Siccome 22 animali in campo, se lasciati alla legge della giungla, non diventano agnellini in maniera automatica, la partita arbitrata da quello che tiene famiglia termina molto spesso in una sfida all’OK Corral. Ma a quello che tiene famiglia poco importa. In qualche modo, egli fa arrivare la fine dei 90′ regolamentari, che spesso sono anche 80, e si rifugia nello spogliatoio. Se qualcuno ha qualcosa da riferirgli, pazientemente attende anche fino a notte inoltrata nel suo spogliatoio, dopo di che prende, torna a casa, dà un bacetto a moglie e figli e si mette a dormire serenamente come nulla fosse.

Il puntiglioso

Tipologia di direttore di gara molto pericolosa in determinate categorie. Molto spesso, infatti, i calciatori di seconda o terza categoria provano a vedere il calcio come un modo per divertirsi senza troppe preoccupazioni, senza ansie e paranoie, e, perchè no, come una futile scusa per sfogare un po’ di sana violenza.

Tutto ciò diventa però pura utopia quando arbitra il puntiglioso. Ordina a tutti di infilare la maglietta nei pantaloncini, ammonisce tutta la barriera se avanza di mezzo passo, sbraita come un ossesso per rettificare di 20 centimetri la posizione di un calcio di punizione a metà campo. Quasi sempre, come per lo spavaldo, il puntiglioso finisce per pagare il suo carattere con una buona dose di mazzate purificatrici.

Il casalingo

Tipologia di arbitro quasi machiavellica: questo arguto signore, spesso di mezza età e con grande esperienza nel calcio minore, è un po’ un parente di quello che tiene famiglia, ma è un pochino più scaltro. A inizio partita, infatti, soppesa le forze in campo, scruta il numero di presenti tra il pubblico e valuta quale delle due squadre sia, in definitiva, la più pericolosa. Una volta effettuate le sue valutazioni, che spesso per ragioni evidenti finiscono per favorire la squadra di casa, il casalingo arbitra scientificamente a favore dei primi, regalandogli il rigorino della vittoria in pieno recupero.

Così facendo fa arrabbiare la squadra avversaria, ma, siccome il casalingo è un piccolo scienziato del gioco, tutto è stato calcolato: squadra e pubblico avversario lo difendono, ovviamente in nome dello sport e dei valori del vivere civile, e lui può tornare a casa sano e salvo. Può però capitare, talvolta, che il casalingo resti vittima di agguati o imboscate a partita finita, o durante gare future. In quel caso, anche lui potrebbe prendere le mazzate, ma, attenzione: il casalingo è esperto, e potrebbe aver già allertato la forza pubblica ed uscire così scortato dal campo.

Quello che perde le staffe

Questa particolare categoria di direttori di gara è molto diffusa su certi campi di categoria. All’apparenza può confondersi con lo spavaldo, ma la figura di quello che perde le staffe è in realtà molto più complicata di quello che sembra. Vessato in genere anch’egli dalla vita e dalle sue incombenze, in quei 90′ vede l’occasione per il suo riscatto sociale. Per cui, elargisce cartellini con rabbia, impone il silenzio a chiunque provi ad avvicinarsi, monta su uno psicodramma se qualcuno, per errore, gli mette anche solo un dito addosso. Siccome di personaggi in grado di mantenere una calma olimpica ce ne sono ben pochi, quello che perde le staffe finisce per essere coinvolto al primo accenno di rissa, e non è raro che possa lui stesso colpire i giocatori o rispondere, in modo del tutto colorito, alle ingiurie del pubblico, forte del suo ruolo di tutore dell’ordine in campo.

Ma, tutto sommato, senza di loro non potremmo giocare, ed è per questo che, qualunque sia l’arbitro che ci mandano tutte le sacrosante domeniche, noi siamo qui a ringraziarli.

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